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TESTE, PRUGNE E TERREMOTO
di Michele Ferrero

Un guerriero che mostra orgoglioso la testa mozzata di un nemico è la foto tipica che i libri di storia offrono per presentare gli originari abitanti di Taiwan.

Ma quando, a partire dal 1600, i cinesi della provincia del Fukien cominciarono ad arrivare nell'isola in numero sempre maggiore, gli aborigeni, o "Yuen Zhu Ming", si rifugiarono sui monti, a sud e a est dell'isola. Poi arrivarono i giapponesi. All'inizio del 1900 i fotografi si avventuravano curiosi e insistenti come tutti i paparazzi, a caccia di immagini dei pericolosi tagliatori di teste, ma quando nelle foto cominciarono ad apparire anche le teste dei fotografi, l'atteggiamento cambiò. Gli occupanti si misero a distribuire gratuitamente abbondanti dosi di superalcolici agli aborigeni, rendendoli a poco a poco un popolo inetto. Vinsero con la perfidia una battaglia che non avrebbero mai vinta con le armi. Dopo la seconda guerra mondiale i giapponesi si ritirarono, e nel 1949 una nuova ondata di cinesi arrivò a Taiwan, guidati da Chiang Kai Shek, in fuga dai soldati di Mao. La convivenza non fu facile, e per molti anni sia gli aborigeni che i vecchi taiwanesi furono esclusi da ogni attività politica e sociale. Solo recentemente il governo, alla ricerca di una nuova identità, ha cominciato a riscoprire il valore culturale degli aborigeni, anche per formare una mentalità taiwanese e preparare così psicologicamente tutti a una formale dichiarazione di indipendenza dalla Cina.

Nella casa salesiana di Chaochou, sud Taiwan, sono ospiti una ventina di ragazzini, quasi tutti di origine aborigena. Vengono da famiglie disastrate: due terzi di essi hanno problemi di alcoolismo in famiglia. La storia non appartiene solo ai libri. Che siano discendenti degli antichi tagliatori di teste... si vede! Una sera in camerata svolazzava un pipistrello. Stavo per dire di spalancare la finestra per farlo uscire, ma il più piccolo del gruppo - nove anni appena - si è tolto la maglietta e sfoderando un'abilità incredibile in quattro e quattr'otto ha fatto secco il povero volatile. Eppure sono generosi. Visti i disastri provocati dal terremoto nella sona centrale di Taiwan si sono offerti di rinunciare alla Festa della Luna d'Autunno per offrire il risparmio ai terremotati "perché stanno peggio di noi!", ha detto uno di loro, orfano di madre e con il padre in ospedale per cirrosi epatica.

Intanto nella Cina comunista, dopo 50 anni di regime maoista, hanno problemi con una setta buddista, con il Tibet, con la crescente disoccupazione, con il Partito Democratico, con le alluvioni, con la stampa di Hong Kong che brontola, con la Chiesa clandestina, con il WTO, e forse anche con qualche lotta di potere intestina. Per dare un po' di spirito al popolo, ogni sei mesi minacciano l'invasione di Taiwan. Gli USA che hanno più Mc Donalds qui che in Kosovo, hanno assicurato che difenderanno l'isola. In cambio i nostri ragazzini sanno tutto della CNN e a tavola in questo posto circondato da lussureggianti frutteti di mango, guava e ananas, trovano regolarmente prugne della California e mele della Florida. Insomma, nel villaggio globale che è diventato il mondo, dove storia e geografia si riflettono la vita di ogni giorno, i potenti fanno i prepotenti e i poveri c'insegnano la generosità, le cose che contano sono poi sempre le stesse: fede, speranza e carità.