Paolo, nove anni, era diventato un piantagrane, a scuola e a casa. Solo qualche mese prima era un bambino simpatico, intelligente e comunicativo. Poi aveva fatto "amicizia" con Emilio, un teppistello del quartiere. Paolo si rendeva conto che le cose stavano prendendo una brutta piega, ma non riusciva a immaginare come tirarsi fuori dalla relazione con Emilio e quello che comportava. Sapeva di aver bisogno di aiuto. Un sera si sedette davanti alla mamma, la guardò dritta negli occhi e le disse: "Se continuerai a farmela passare sempre liscia, diventerò esattamente come Emilio".
E' difficile talvolta afferrare la differenza tra fermezza e autoritarismo. I bambini hanno bisogno della fermezza, in quanto stabilisce dei limiti senza i quali si sentono a disagio. Se non ci sono limiti, un bambino fa di tutto per cercare fin dove può arrivare. In questa ricerca, i bambini sono di solito temerari e sgradevoli fino all'insopportabile.
Dopo una mattinata trascorsa con un gruppo di amichetti, Anna vuole continuare a giocare anche durante il pranzo. La madre le dice: "No, adesso è ora di mangiare". Anna si mette a strillare e pesta i piedi, rifiutandosi di mangiare.
Se la mamma le permettesse di mangiare senza star seduta a tavola, portandosi in giro il cibo, all'inizio probabilmente gongolerebbe per il suo trionfo. Raramente le concessioni fatte per quieto vivere si rivelano efficaci. Se la mamma riesce a dimostrarsi ferma, aiutando Anna a superare il malumore, e se Anna alla fine mangia tranquillamente, entrambe ne usciranno vittoriose. Si sentiranno più unite e soddisfatte per aver superato il conflitto.
L'esistenza di limiti certi e conosciuti consente ai bambini di sentirsi protetti e al sicuro.
Un bambino che domina un adulto si trova in una posizione molto inquietante. I limiti sono l'estensione della presenza protettrice dei genitori. Se un bambino si sente più potente di chi si prende cura di lui, come potrà fidarsi di chi dovrebbe proteggerlo?Dal punto di vista del bambino, i limiti possono rappresentare delle restrizioni e mandarlo su tutte le furie, ma sono anche dei cancelli, che proteggono e fanno sentire al sicuro. Esistono molte buone ragioni per fissare dei limiti, oltre a quelle ovvie della salvaguardia dell'incolumità fisica, che comportano per esempio il divieto di giocare con oggetti pericolosi come le prese dell'elettricità, il fuoco, i coltelli. Le cose si complicano quando bisogna decidere se un figlio può tornare da scuola da solo, se può andare ai giardinetti con la bicicletta o a dormire dalla nonna. Il rispetto per i bisogni e i desideri del bambino è essenziale. I genitori devono formarsi la sensibilità necessaria per riconoscere la differenza tra i suoi bisogni e i suoi capricci.
L'altro aspetto importante dei limiti è che aiutano i figli a crescere forti
. Se i genitori soddisfano ogni capriccio dei figli, questi crescono deboli e sempre più incapaci di sopportare la frustrazione. Il genitore che, con le migliori intenzioni, cerca di risparmiare al figlio qualsiasi sofferenza, potrebbe privarlo dell'opportunità di sviluppare degli strumenti per far fronte alle difficoltà. La fermezza con cui la mamma fa rispettare ai figli il ritmo che regola le diverse attività li aiuta a capire che le cose hanno una struttura, che gli eventi hanno un inizio, uno svolgimento e una fine. Questo servirà loro per superare i momenti difficili e per imparare a gestire le circostanze più complicate.I limiti aiutano i bambini a sviluppare le proprie risorse
. Il bambino che vuole attenzione, o un certo giocattolo, o desidera svolgere un'attività, e deve aspettare o rinunciare, impara anche ad essere flessibile e paziente, a cercare delle alternative, a essere creativo, tutte qualità utili nella vita. Un bambino che deve giocare da solo perché la mamma è occupata può esplorare l'ambiente che lo circonda, trovare una scatola e costruirci un gioco, trasformandola in un castello, in un letto o in una navicella spaziale. Ricorrerà all'immaginazione per procurarsi la compagnia che desidera. La frustrazione stimola il bambino a fare uso delle proprie risorse, purché naturalmente il "no" sia ragionevole e non generi disperazione.I limiti sono l'ossatura di una buona disciplina, e servono a contenere un bambino e le sue energie,
fornendogli quel senso di sicurezza fisica ed emotiva di cui egli ha bisogno per imparare le grandi lezioni dell'autocontrollo e del comportamento etico. Ma proprio perché servono a formare la struttura della futura personalità, i limiti devono essere coerenti, fornire aspettative esplicite e ben ponderate da parte dei genitori, i quali non devono mai dimenticare che proprio loro fungono da modello e da specchio per quelle stesse richieste e per quello stesso comportamento. A partire da tutto quello che attiene la buona educazione e affini. Mentre i genitori imbiancavano la loro camera, la bambina di cinque anni si presentò sulla porta, e senza capire bene cosa diceva, disse: "Che cavolo state facendo?". La mamma e il papà la guardarono allibiti. Poi, sbalordito, il papà domandò alla mamma: "Dove cavolo impara a parlare così?".Man mano che cresce, un figlio deve essere coinvolto nella comprensione e nell'accettazione dei limiti
. I "no" devono incoraggiare al contatto e non spingere all'isolamento, attirare i figli nella discussione. Di solito dopo il "no" dei genitori arriva il "perché?" dei figli. Hanno diritto ad una risposta.I genitori possono farlo tramite domande dirette, come: "Che cosa c'è in questa regola che non capisci o con cui non sei d'accordo?" oppure "Di che cosa hai bisogno per cambiare questo tuo modo di fare?". E' importante tener conto della personalità e del temperamento individuale dei figli. I limiti devono, in un certo senso, essere tagliati "su misura".
Tutto questo richiede un investimento di tempo e fatica molto maggiore di quello sufficiente a strillare o minacciare punizioni, ma costituisce il "cuore" dell'arte di educare.
La mia vita è segnata dalla presenza dei ragazzi: i figli, gli amici dei figli, i figli degli amici, alunni ed ex alunni, i ragazzi della parrocchia. Per dovere e per scelta, per vocazione e per mestiere, passo gran parte della giornata con loro. E devo continuamente barcamenarmi con i loro bisogni, le loro attese, e anche con il fatto che le energie giovanili, purtroppo, non conoscono il giusto dosaggio: i figli hanno bisogno di limiti.
Nei comportamenti quotidiani, nell'espressione dei sentimenti e delle opinioni, nella relazione con il prossimo, i ragazzi passano nel giro di pochi minuti da un'eccessiva spontaneità a un drastico autocontrollo che inibisce le parole e le azioni, imprigionandole in schemi rigidi che tradiscono l'autenticità che ogni giovane si porta dentro come esigenza e come desiderio.
Non mi piace nessuna di queste due possibilità: mi danno fastidio i bambini e gli adolescenti egocentrici, invadenti, esibizionisti, incontrollabili; ma ancor più mi fanno paura quelli frustrati, imbalsamati, stereotipati. Oltretutto, mi mette a disagio la consapevolezza che le mie reazioni, in un caso come nell'altro, sono sbagliate perché pretendono di definire dall'esterno qual è il giusto equilibrio fra la spontaneità e il rispetto delle regole, la vivacità e il riconoscimento del limite oltre il quale non è bene spingersi. E sento in bocca il sapore amaro del fallimento educativo, perché devo intervenire 'a freddo' per stabilire se è bene contenere o incentivare la naturale esuberanza dei ragazzi.
Ma, si sa, gli errori aiutano a crescere, mobilitando la riflessione e sostenendo le 'conversioni' sul piano operativo. Peraltro se vuoi bene ai ragazzi con i quali condividi la vita, sei facilitato nella ricerca di nuovi orientamenti, nella maturazione di una concreta disponibilità, nell'assunzione di un ruolo educativo propositivo. E così, pian piano, ho costruito alcuni punti fermi sui quali sintonizzare i miei interventi.
Soprattutto con i miei figli, mi sono resa conto che è pericoloso, oltre che inutile, rappresentare questa dimensione del vivere con l'immagine di una soglia che non deve essere varcata in nessun caso. Quell'identificazione, nella sua apparente banalità, ha creato in tante generazioni di bambini, preadolescenti e adolescenti grossi guai: curiosità morbose, desiderio di trasgressione, sensi di colpa.
Preferisco, piuttosto, proporre loro un'altra prospettiva: il limite è un abbraccio entro il quale racchiudere la realtà di ogni giorno. Se un bambino impara a guardare con simpatia tutto quel che avviene e che lo circonda, se prova dentro di sé una disponibilità di fondo verso ciò che crea ordine, se è rassicurato dalla presenza di regole capaci di dare senso alle esperienze e alle relazioni che vive, potrà affrontare con spirito di solidarietà i propri e gli altrui limiti e ricordare a se stesso che proprio grazie ad essi è possibile sperimentare il bisogno e il piacere di stare con gli altri.