IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco

IL COLORE DEL TEMPO

Il tempo si scruta ormai poco. L'attenzione dei più è divenuta nei suoi confronti quasi solo metereologica. Ma pensare il tempo, saper dialogare con il suo trascorrere, investigare le sue forze misteriose, rende la vita meno insipiente.

Gli adulti sono talvolta allenati a leggere i tempi, ma vogliono farlo esclusivamente alla luce delle proprie esperienze di vita e della propria sensibilità culturale. Non c'è tra essi, normalmente, l'abitudine a leggere i segni dei tempi con gli occhi degli altri e, tanto meno, dei giovani. I giovani, invece, sono come cani da caccia: nel cogliere la mutazione del tempo corrono e annusano la selvaggina prima del cacciatore che solo dopo può prendere la mira e non sbagliare. Nel trascorrere inesorabile del tempo, i giovani chiedono soprattutto in che cosa possono sperare, per decidersi se sperare valga la pena.
Se tutte le nostre luci sono spente e il tempo ci ha divorato spogliandoci della speranza, la nostra funzione educativa ha solo rilevanza biologica e perdiamo l'opportunità di restare interlocutori ascoltati dei giovani. Ci si invecchia quando e nella misura che diminuisce la nostra riserva di speranza.