LETTERE AL DIRETTORE
ANCORA DESTRA E SINISTA? Caro
direttore del BS, mi riferisco ad alcune sue risposte per altro intelligenti e
centrate ma che mi suscitano ancora qualche perplessità. Non sono
convinto per esempio che la Chiesa non stia col potere, oggi come ieri,
così come non sono convinto che oggi si debba ancora parlare di destra e
di sinistra: sono indicazioni avìte (sic) e hanno poca presa sulla
gente.
Gianni, Verona, studente
Caro Gianni, rispondo a te e a qualche altro sullo stesso argomento (es. un
Ambrogio di Torino e un Peter di Agrigento). Per quanto riguarda la Chiesa che
è sempre dalla parte del potere... ti rispondo: come a Timor Est, in
Indonesia, in molti stati dell'India, in Cina, in Sudan, in Angola, in Sierra
Leone, in Rwanda e nella gran parte dei paesi islamici in cui i preti - quando
ci sono - non possono nemmeno celebrare messa, e in Algeria, nel nord Nigeria,
nel Chapas, nel Nordeste brasiliano?... Devo continuare?
Quanto poi a "destra" e "sinistra", tu non immagini come sarei contento di
poterti dar ragione. Fammi capire: tu non guardi mai la televisione, non
ascolti la radio? Ogni volta che compaiono i nostri politici - cioè
tutti i giorni che Dio ha fatto - si parla di destra e sinistra. Che non
esistano più è un pio desiderio tuo (e forse anche mio), ma,
ahimè, non è una realtà fattuale. Eccetto che non ti
riferisca al vezzo tutto italiano di sfumare, distinguere, prendere le
distanze, diversificare, per cui esistono un'estrema destra, una destra,
un centro destra, un centro, un centro sinistra, una sinistra,
un'estrema sinistra, e in ognuna di queste componenti ci sono
ancora dei distinguo, delle correnti, per cui la gamma s'allunga, s'allunga,
s'allunga. Ma questo, ripeto, è il gioco di un popolo di poeti in cui
tutti hanno la proprietà di un'idea che è simile a quella di
"Tizio" ma non è uguale, s'avvicina a quella di Caio, ma non è
quella, può essere paragonata a quella di Sempronio, ma non coincide...
E (gioisci!) sappiamo farlo solo noi!
GIUBILARE PER CHE COSA? Caro direttore, oggi è domenica... Apro
la televisione, la radio, il giornale, vado a messa e ovunque mi sento
bombardato dall'argomento Giubileo. Vedendo in TV i filmati dei giovani con
chitarra, si ha l'impressione che tutto è stato programmato ai fini
economici, insomma è un "business". Io non mi sogno nemmeno di andare a
Roma! Mi chiedo: "giubilare di che cosa? Di religione cattolica in forte
declino di fronte alla proliferazione di religioni buddiste, dei T. di Geova,
dell'induismo, dell'ateismo etc.?
Mario
Secondo me, le conviene "giubilare!", se non altro perché un altro
Giubileo di fine millennio verrà solo fra 1000 anni e lei a quel tempo
"giubilerà" altrove! Avvenimenti come questi, lasciarseli sfuggire,
significa perdere un pezzo di storia! Tutto programmato? Proprio non credo se
da molte manifestazioni sono stati sorpresi gli stessi organizzatori. Di
giovani alla GMG se ne aspettavano da ottocentomila a un milione al massimo. Ne
sono arrivati quasi due milioni, il che ha fatto piangere anche il Papa di
commozione e tenerezza. E non è stato affatto un business, a sentire i
commercianti di Roma, che. "sacramentano" - udito con queste orecchie! -
perché hanno venduto al di sotto delle previsioni. Certo! I pellegrini,
giovani e no, sono venuti appunto in pellegrinaggio alla tomba di Pietro, non a
fare shopping. Questo pesante risvolto economico consegnato a ogni
manifestazione, anche la più lontana dal mondo economico, sembra che
cominci a far "girare le scatole" a tutti, specialmente ai giovani che
desiderano riappropriarsi di spazi vuoti di merci e soldi per poter pensare e
pregare in pace, senza essere eterodiretti, e incanalati sui sentieri della
cuccagna. "Giubilare" si deve... e se non ha altro di cui giubilare, giubili di
Dio!
PIO IX BEATO? SCANDALO! Caro direttore, ma le pare conveniente che un
Papa/Re sia beato, dopo tutto quello che ha combinato durante il nostro
sacrosanto Risorgimento? Tutti ne hanno parlato male, a cominciare dagli ebrei,
per finire ai politici e laici nostrani, alla stampa [.]
Stefano, Novara
Non è questione di convenienza, caro Stefano. I santi non si fanno
tenendo presente la convenienza, ma tenendo presenti la loro fede, i valori cui
si sono ispirati, le scelte fatte in base a quei valori, la vita personale. e
cose di questo genere. Non c'entra né la convenienza né la ragion
politica, né l'opportunità, ecc. ecc. Comunque stavolta le
rispondo con le parole di due personalità che non puzzano molto di
Chiesa o conformismo. Dice Sgarbi (proprio lui, quello degli sberleffi in TV,
il critico d'arte): "Non capisco come possa riguardare il governo israeliano
ciò che fa in materia spirituale la Chiesa cattolica. [.] Pio IX non
è beato per l'umanità, è beato per i cattolici. In questo
la Chiesa cattolica appare più laica del governo israeliano [.]. E'
difficile immaginare che un vescovo o un cardinale si mettano a discutere
sull'opportunità di considerare santo un qualunque personaggio della
religione ebraica o musulmana". Per quanto riguarda i politici laici le
trascrivo la risposta di un "laicone" di prima grandezza, come l'opinionista
Massimo Fini, il quale riconosce che per un laico ciò che avviene
all'interno di una organizzazione "privata su base volontaria" (!) come la
Chiesa in materia di fede, di dogmi, di santi [.], dovrebbe essere del tutto
indifferente [.] Un laico può criticare finché vuole la figura di
Pio IX [.] non la sua beatificazione che è un atto squisitamente
religioso". E più avanti lo stesso Fini ricorda "il brocardo di Cavour
libera Chiesa in libero Stato". Ce n'è a sufficienza. Aggiungo solo che i
processi canonici per arrivare a "patenti" di santità sono di una
scrupolosità quasi maniacale, e, ripeto, riguardano le virtù
personali, la fede dell'individuo, la coerenza con Vangelo, non altro.
Comunque, se vuol saperlo, anche la storiografia ufficiale non sembra
più così critica con Pio IX, e segni di rivalutazione sono emersi
da tempo. Il prof. Trinchese, storico dei Risorgimento (a proposito:
"Risorgimento" e basta, né sacro né santo, anche se scritto con
la lettera maiuscola!) parla di Pio IX come papa con una profondità
religiosa vasta e altrettanta ricchezza pastorale. Ma non è il solo.
Chiudo, riferendole una nota di Don Bosco al suo segretario al termine di un
incontro con Pio IX, da cui era stato ricevuto in udienza in camera, essendo il
Papa malato e febbricitante: "Il Santo Padre è a letto e il suo letto
è così basso e povero, come quello dei nostri giovani. Non ha
nessun tappeto dove posare i piedi [.] Il pavimento è tutto mattoni, ma
così logori e sconnessi che bisogna star bene in guardia a non
inciampare".
CORTEI DI SODATINI? Direttore egregio, ho letto proprio in questi giorni
un episodio in cui si narra che Don Bosco faceva fare cortei coi ragazzi armati
da soldatini, col fucile di legno. Mi sono meravigliata. Non mi verrà a
dire, spero, che questo è un gioco pedagogico! Bella pedagogia! Non
è, invece, incitamento, anche se indiretto, alle armi, alla guerra?.
Alicia, Salerno
Calma, gentile Alicia, non affretti le conclusioni. Don Bosco ci ha lasciato un
comandamento che è alla base del suo sistema pedagogico e che noi
vogliamo rispettare per arrivare al cuore: sia al cuore del problema educativo
che al cuore delle persone da educare. Si può esprimere così:
"Amate ciò che i ragazzi amano". Questo non per comportarsi come loro ma
per conquistarne la confidenza e la fiducia. perché l'educazione, cara
signora, è prima di tutto - e sono ancora parole di Don Bosco - una
faccenda di cuore, e se non conquisti il cuore del ragazzo è
perfettamente inutile che di sbatti tanto per educare: non educherai nessuno.
Il suo (di Don Bosco) amore per i giovani si è piegato fino a questo, si
è adattato, e può anche immaginare con quanto sforzo, a fare il
gioco del soldatino, allora di moda, pur di non allontanare i ragazzi, pur di
ritagliarsi la spazio per continuare a educarli. Dopo un anno che stavano con
lui, può starne certa, i suoi birbanti, i suoi barabit come li chiamava,
non avrebbero più certo giocato a imitare i soldati. Don Bosco aveva
capito che nella febbre dell'irredentismo che aveva ormai contagiato tutti, non
poteva fare diversamente.
IL BELLO DELLA VITA? Carissimo direttore,sono una ragazza di 25 anni,
universitaria, amo la poesia, la letteratura, la filosofia. ma. mi guardo
attorno e non riesco a darmi pace: dov'è il bello della vita? Dalle
amiche trovo solo derisione e scherno. Mi sento lo zimbello. debole, indifesa,
senza fidanzato, troppo sensibile alle critiche.
Francesca, Verona
Cara Francesca,
IL BELLO DELLA VITA?
E' il sole che si leva ogni giorno
sulla tua depressione.
E' la rugiada che grida di gioia
ferita da un raggio di luce!
E' il canto innamorato dell'usignolo
che scrive il morire del giorno.
E' la mamma che soffre
la sofferenza del figlio.
E' il cuore che gonfia di nostalgia
quando sogna d'amore e di libertà.
E' la pianta che sfrutta ogni anfratto
per abbarbicarsi alla vita.
E' il fiore che beve la luce
per mostrare profumo e colori.
E' il seme che spacca la roccia
per generare altro seme.
E' l'uomo che canta la vita
quando sibilano attorno pallottole
E' l'uccello che sente tremare il ramo
e continua a cantare sapendo di avere le ali.
Ed è il desiderio dell' "oltre",
per non arrendersi al declino del tutto.
E' la volontà di fiorire nel deserto,
di camminare indomato nella bufera.
E' la gioia di contemplare il mondo,
di immergersi nella lettura creativa delle cose.
E' l'intima evidenza, di fede,
che sopra la geometria dell'Infinito sta la Cifra.
E la Cifra ordinatrice è l'amore.
E l'amore fa coincidere gli opposti.
E' la sicurezza interiore
che lassù qualcuno mi ama.
E' sapere che la derisione passa
e la decisone resta.
E' la sicurezza che l'odio è solo
un amore a rovescio
E' la convinzione che bellezza è un concetto relativo,
che solo è bello ciò che è. Come Dio.
Il bello della vita, signorina Francesca, è la vita!