LIBRI

La più recente vita di Cristo, quella di Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna.

CENTRO DEL COSMO E DELLA STORIA
di Carlo Fiore

A conclusione del Giubileo, la sfida del cardinale Biffi che ha voluto presentare "il Festeggiato" agli uomini d'oggi.

Scrivere una vita di Cristo è una sfida. Si tratta di penetrare nel mistero di un Dio fatto uomo, carne, nervi, sangue, emozioni, rabbie, paure, lacrime. Ci si è messo anche il cardinale di Bologna Giacomo Biffi che nel suo breve saggio volle "cogliere la realtà profonda e sostanziale del Festeggiato dell'anno 2000": un regalo di compleanno. Gesù di Nazaret centro del cosmo e della storia (Elledici, Leumann 2000) è il titolo. Ivo Barsotti scrive nella prefazione che il libro "è uno dei più grandi di questi ultimi tempi. È la testimonianza più alta che la Chiesa dà oggi al suo Fondatore". Biffi è un cardinale "con una marcia in più", che non ama il protocollo misurato della porpora.
Ai suoi bolognesi un giorno disse: "Mangiare i tortellini con la prospettiva della vita eterna rende migliori anche i tortellini, più che mangiarli con la prospettiva di andare a finire nel nulla". Ma disse anche, in altra occasione: "Bologna, sazia e disperata", scatenando un putiferio.
Il libro ha due parti: Identikit di Gesù di Nazaret, in cui traccia un profilo originalissimo e vivace di Cristo. E Approccio al mistero di Cristo, in cui entra in gioco la sua divinità.

IDENTIKIT DI UN DIO FATTO UOMO
Fin dalle prime pagine Biffi rivela sua originalità. "Come andava vestito Gesù di Nazaret? Si presentava con un look ben diverso da quello di Giovanni il Battezzatore", che vestiva un po' casual, una cinghia e uno scampolo di peli di cammello. Le sue frequentazioni sociali? Di preferenza pastori, pescatori, contadini, braccianti, ma anche "uomini di cultura superiore, scribi e farisei". Né riteneva tempo perso i lunghi colloqui notturni con Nicodemo. Gesù è fisicamente vigoroso, resistente alla fatica e agli strapazzi. Ama cominciare prestissimo la sua giornata, si abbandona a veglie molto prolungate, sopporta bene i ritmi di un'attività spossante. E ha una fascino indiscutibile. Il grido squisitamente femminile della donna "Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!" ce ne regala un indizio non trascurabile. Quanto al suo identikit psicologico, Gesù manifesta straordinaria chiarezza di idee insieme alla capacità di parlare a tutti, anche ai semplici, delle verità più sublimi. È libero di fronte ai suoi oppositori, profondamente sensibile e compassionevole verso le miserie umane, ha un senso vivissimo dell'amicizia. È sicuro di sé: resta tranquillo e impavido in mezzo alla tempesta; ipnotizza la folla inferocita di Nazaret che vuole ucciderlo. "Non è però un imperturbabile gentlemen della società vittoriana che si fa un punto di onore di non lasciar trapelare le proprie emozioni. Si commuove, piange in più di un caso".
Nessuno, come lui, ha saputo parlare di amore, indicandolo come anima, senso, vertice di ogni rapporto con Dio e come atteggiamento fondamentale per la convivenza tra gli uomini. Per dirla in breve, Gesù era "politicamente scorretto", con la sua libertà e il suo irriducibile anticonformismo. "Un'esplosione di novità senza precedenti".

PENETRARE NEL SUO MISTERO
Ma la parte più corposa è l'approfondimento del mistero di Gesù/Dio. Qui si gioca tutto e solo sulla fede. Biffi cita il famoso episodio rivelatore: "Giunto nella regione di Cesarea di Filippo, Gesù chiese ai suoi discepoli: La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?. Risposero: Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia o qualcuno dei profeti! Disse loro: Voi chi dite che io sia? Rispose Simon Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente (Matteo 6, 13-16). Che ne dice la gente, che ne dite voi: è il nocciolo duro del "problema di Cristo". Anche noi, dice Biffi, ascolteremo prima la "gente" e poi la Chiesa.
Cosa pensa di Gesù la gente, quelli che incontriamo nei libri, nei giornali, nella chiacchiere quotidiane, gli intellettuali, il mondo della cultura laica? Per alcuni Gesù è un mito, un uomo leggendario mai esistito e proprio per questo, rivestito dei caratteri della divinità. Per altri è un'idea divina, una fede, uno slancio della spirito umano, una grandezza sovrumana, ma irreale. Per altri ancora un uomo straordinario, ma solo uomo, un genio religioso, filosofico, sociale. O semplicemente un enigma storico. "Sembra insomma di capire che lo sforzo inconscio della gente sia quello di ridurre Gesù di Nazaret a qualcosa di già contemplato, di risaputo, di normale: l'importante è metterlo in qualche scompartimento previsto [.] così non è più un caso unico e non può turbare più nessuno". Normalizzarlo, insomma.

"MA VOI CHI DITE CHE IO SIA?"
La risposta di Pietro è la risposta della Chiesa ieri e oggi: Gesù di Nazaret è "il": un caso a sé del tutto imparagonabile. E perché è unico e inclassificabile? Per la sua messianicità, la risurrezione da morte, la divinità.
Gesù è il Messia. Cioè la risposta divina a tutte le fondamentali attese e aspirazioni degli uomini. "Non dobbiamo aspettarci nessun altro uomo veramente risolutivo della storia umana. Il Messia è già venuto: nessun ideologo, nessun liberatore, nessuna eccezionale personalità può arrivare a incantare e a possedere un cuore veramente cristiano. Alla luce della messianicità di Gesù, il cristiano oggi può giustamente relativizzare ogni nuova apparizione di personaggi o di ideologie sulla scena dell'esistenza".
La risurrezione è il pilastro portante della vita di Cristo e del cristianesimo stesso. Non per nulla chi vuole attaccare la Chiesa, ha sempre attaccato la realtà della risurrezione: due millenni di storia lo confermano. Crollata questa colonna, crolla il cristianesimo. Il credente di tutti i tempi professa che Cristo è "veramente, realmente, corporalmente vivo. Vivo in se stesso: non nel suo messaggio, nel suo esempio, nel suo influsso ideale sulla storia umana; non solo nei poveri, nei fratelli, nella comunità: sono tutte immanenze di Cristo vere, mirabili, decisive per la vita ecclesiale, ma posteriori alla verità primordiale e sorgive del Cristo corporalmente vivo nella sua personale identità. Qui sta la ragione della più profonda e irriducibile divisione tra gli uomini. E questo colloca necessariamente i credenti in uno stato di pazzia agli occhi dei non credenti".
La divinità. È il terzo e più sconcertante elemento della unicità di Gesù di Nazaret, collegato profondamente con la sua risurrezione. Chi nega o annacqua la risurrezione, nega pure e diluisce la sua divinità. Oggi molti, intellettuali e non, sono disposti a far credito a Gesù, ma in una sfera puramente umana: un grande uomo, un profeta eccezionale, un uomo "normativo" come Buddha o Maometto o Zoroastro. Dio? Gesù Dio? No, non è possibile. È anche questa una pazzia. Sulla risurrezione e divinità di Cristo l'umanità si spacca: "Non si può arrivare a un accordo generale sulla base di una generica stima di Cristo: o lo si rifiuta, o davanti a lui ci si inginocchia". "Il nocciolo del problema cristologico sta proprio qui: Gesù è uno dei... o il?; è catalogabile o è un caso a sé? la sua comparsa nel mondo è un fatto importante, ma commisurabile con i nostri metri di giudizio, o é un evento unico, decisivo, irripetibile? Questa è la questione".
Il Salvatore. Ne risulta che Gesù è veramente "il salvatore". Non tanto a livello sociale o politico. "Il Figlio di Dio non si è incarnato soltanto per fondare la Croce Rossa Internazionale o la Società di Mutuo Soccorso o la Confederazione Sindacale o i Gruppi di Azione Rivoluzionaria. La missione del Verbo non può che toccare l'essere profondo di tutte le cose. L'incarnazione, la passione, la morte, la risurrezione e la Pentecoste hanno già "vinto il mondo", hanno già cambiato la realtà, hanno già rinnovato la sorte e il destino dell'uomo. Il che ci induce a sospettare che la sola visione veramente originale e rivoluzionaria sia la visione cristiana dell'uomo, cosi come il fatto cristiano è il solo avvenimento veramente nuovo nella storia. Noi siamo già il mondo nuovo".