IL DOCTOR J.
di Jean François Meurs

DURANTE IL "CESSATE IL FUOCO"

Caro dottor J., sabato scorso abbiamo vissuto una brutta serata. A cena nostro figlio di 15 anni ci ha annunciato che sarebbe uscito per andare in discoteca. Finora l'avevamo autorizzato ad andare ogni tanto a qualche serata presso amici. Non pensavamo di permettergli simili uscite prima dei 18 anni. Con calma abbiamo tastato il terreno per saperne di più: come, e con chi? Alcuni amici sarebbero passati a prenderlo verso le 22. Ignoravamo che egli frequentasse compagni più grandi, forniti di auto personale. Restò evasivo... "Bevono alcolici, per caso?". "Naturalmente!". "Chi guiderebbe al ritorno e a che ora?". "Ah, non lo so!...". Allora ho detto no, e mia moglie ha approvato. Ma il tono della discussione è subito salito. Ha replicato che non vedeva dov'era il problema, i suoi amici erano "super", noi invece eravamo "scarpe vecchie" col quel nostro ideale di famiglia! Poi ha tirato fuori le peggiori cattiverie, si è alzato urlando, e si è chiuso in camera. Siamo rimasti allibiti, incapaci di dire una parola. La notte non ho chiuso occhio. Al mattino lui ha fatto finta di niente, ma so che la battaglia è solo all'inizio. Dove abbiamo sbagliato? Come possiamo continuare il dialogo? Fino adesso ci confidava tutto... ora non ci dice che quello che gli conviene. Nel medesimo tempo non posso credere che egli pensi veramente quello che ha detto di noi. (Edoardo, Bardolino)

Caro Edoardo,
hai seminato un bebè e hai raccolto una bomba! Ma questo non è necessariamente un fallimento, potrebbe anche essere segno di riuscita. Forse era sincero quando diceva di non vedere il problema, o forse voleva provocarvi; in ambedue i casi vuol dire che l'avete educato a una certa autonomia e si è sentito in diritto di usarla. Anche se ha fatto un errore di valutazione della sua libertà. Momentaneamente.
  • Gli avete manifestato delle esigenze e i vostri valori. Questo costituisce una chance per lui. Penso che egli si attendesse il vostro rifiuto: non volevate chiuderlo in gabbia, ma riaffermare le vostre ragioni, diverse dalle sue priorità. Tutti i genitori devono mettere in conto il conflitto coi figli. Questo non esclude che progressivamente possano avere più libertà e autonomia, né preclude in nessun modo l'affetto. Opporsi alle sue richieste non significa annientarlo. La contestazione è indispensabile per un adolescente, i genitori lo sanno, solo che quando arriva, ci si sente perduti. Ma non bisogna cedere al panico. E' il momento di rivedere o riaffermare le proprie convinzioni, senza inutili rigidità.
  • La contestazione di vostro figlio è come il sale nel pane: vi mantiene svegli, vi stimola: non potete snocciolare le vostre decisioni su tutte le sue rivendicazioni, sarebbe insostenibile, e la realtà non vi darebbe ragione, al contrario potrebbe darla a lui: "Voglio integrarmi in un gruppo... e voglio fare come i miei amici". Questo vi dà la possibilità di continuare il dialogo educativo; prima di tutto voi volete per lui un minimo di sicurezza, In secondo luogo non conviene affrontare certe situazioni quando non si hanno né l'età né le risorse per farvi fronte. E' vero, "chi non risica non rosica", ma i giovani si cacciano spesso in esperienze che poi non sono capaci di gestire e che, portate a termine, ci si accorge che non sono servite a niente, anzi, spesso sono state devastanti. Bisogna valutare insieme con loro quello che sono capaci di sopportare.
  • Dialogare non significa che si riuscirà a mettersi d'accordo su tutto , o che ci si comprenderà vicendevolmente, ma certo serve a rinsaldare la reciproca confidenza e fiducia. Volere ascoltare i propri "giovanotti" è cosa utilissima, ma si deve rimanere emotivamente distaccati. Se ci si lascia trascinare dal sentimento si rischia di non essere più imparziali. Si può comprendere la contestazione di un adolescente ma non è detto che la si debba per forza accettare. D'altro canto non dobbiamo costringerli ad ascoltare i nostri infiniti "blablà", e problemi che non li toccano, né facilitano la realizzazione dei loro progetti. Essi possono decidere di fare i trasgressivi, ma devono sapere che le loro trasgressioni non modificano la legge. Allora, è inutile cercare l'unanimità, ci sono posizioni differenti, e se ne deve prendere atto. Spesso l'adolescente non sa nemmeno lui quello che cerca o quello che pensa... Se gli adulti hanno delle certezze, le devono mettere a disposizione.
  • Quanto alle cattiverie che i ragazzi si sono lasciate sfuggire, fanno male, certo, ma vostro figlio non potrebbe permettersi di essere crudele se non fosse certo del vostro amore. Questo è il paradosso. Dunque bisogna cercare ogni volta il modo e l'occasione di rimettere insieme i cocci: una parola, un gesto di buona volontà, un sorriso a volte possono bastare... passargli la fune, dargli l'occasione di rendere il servizio e di mostrare la sua buona volontà, affinché egli comprenda che è sempre di casa.