EXALLIEVI

ESODO IN BIANCO E NERO
di Graziella Curti

C'è una mostra fotografica che sta interessando un grosso pubblico e narra il dramma dell'umanità in cammino.
L'autore delle foto è Sebastião Salgado, ex-allievo salesiano del Brasile, noto ormai in tutto il mondo.

Sebastião Salgado, 56enne fotografo brasiliano, ha camminato per le strade del nord e del sud catturando immagini che parlano. La mostra In cammino è frutto di lunghi anni di lavoro in 40 paesi del mondo.
Nei 300 pannelli dedicati agli ultimi si vedono colonne di rifugiati, esiliati, creature sradicate, senza terra; gente in fuga.
Quelle di Salgado sono foto scomode, che generano silenzio e riflessione.
Fare il percorso della sua mostra significa essere provocati da sguardi indiscreti, da una muta disperazione che diventa grido attraverso l'immagine. Appena terminati gli studi a São Paulo, prima di approdare all'agenzia fotografica Magnum, Salgado lavora a Parigi come economista. Nel 1970 fa una scoperta: "Mi sono reso conto che le fotografie mi dicevano molto più cose delle pagine dei rapporti scritti".
Per questo, dopo anni di ricerca rigorosa, giunge a fondare una sua agenzia, la Amazonas Images.
La finalità del suo lavoro è chiaramente spiegata in queste parole: "Ho lavorato tra queste persone per sei anni. per strada o nei campi profughi e nelle bidonville dove spesso finiscono. Molti stavano attraversando il momento peggiore della loro vita: erano spaventati, a disagio, umiliati. Però si lasciavano fotografare, perché credo, volevano si sapesse che costa stavano passando. Quando ho potuto, ho spiegato loro che il mio intento era proprio quello. Molti si sono addirittura messi davanti alla mia macchina fotografica e le hanno parlato, come si parla a un microfono".

IL VANGELO DEI POVERI
Il dramma dell'esodo è al centro delle foto di Salgado. Un dramma che attualmente vivono circa 130 milioni di persone costrette a sradicarsi e a ritrovarsi senza nulla in terra straniera. Salgado dichiara di non essere credente. Durante un'intervista ha detto: "Da bambino, nella regione del Brasile dove sono cresciuto, c'era soltanto la scuola dei preti e così ho studiato in un istituto dei Salesiani. Riconosco di avere avuto una formazione molto buona, ma non sono mai stato un credente". Attualmente lavoro con comunità di base. Tante volte dice: "Ho trovato una Chiesa vicina alla gente, specialmente al movimento Sem Terra.
La sua religione è l'uomo. "Credo - afferma - che l'uomo debba essere protetto e rispettato, credo che non debba assolutamente perdere la sua dignità".
Nel suo andare, sempre in cammino, come la gente che insegue con l'obiettivo, Salgado dice di aver imparato che "gli esseri umani si somigliano tutti".
Il suo è un vangelo dei poveri, dei senza casa, come quella donna incontrata in Mozambico, mentre guadava il fiume Zambesi con un bimbo legato sulle spalle e che gli disse di essere diretta a Maputo, la capitale, distante 1250 chilometri!

LA GRANDE DOMANDA
Le fotografie di Salgado non danno risposte rassicuranti, pongono invece domande.
Addirittura possono sembrare prove di un mondo maledetto, che mostrino solo il lato buio dell'umanità. "Invece in mezzo a queste tenebre - dice l'autore - si scorge ancora qualche punto luminoso". Ad esempio, inducono a pensare. Non si può rimanere insensibili di fronte ai volti dei profughi albanesi che attraversano il mare di notte, abbagliati dalle luci. Commuove la giovane madre del Sudan che, dopo giorni di cammino, ha partorito per strada.
La cerimonia funebre per 7 contadini assassinati nel Chiapas (Messico), rimandata di mesi perché sul fatto cadesse l'oblio, s'impone per la desolazione degli ultimi. L'orrore degli slum di Bombay, che si identifica con le immondizie e la puzza, sembra incredibile. Salgado continua la sua lezione di concretezza per riuscire a farci capire il presente.
Dice: "Le fotografie della mostra sono "una porzione del nostro presente". Non possiamo permetterci di guardare dall'altra parte".
E soprattutto dobbiamo chiederci: "È sufficiente essere informati? Siamo davvero condannati ad essere per lo più spettatori? Possiamo invece influire sul corso degli eventi?"
Salgado non sa rispondere, ma da buon ex-allievo salesiano crede che "qualche risposta deve pur esistere".