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L'anno giubilare è terminato. Tanti i consuntivi, da quello economico, a quello politico, a quello spirituale, a quello dell'audience e della frequenza, a quello molto più banale del business economico.

Certamente mai nessun anno santo ha avuto le proporzioni di questo in tutti i campi e i settori. Passerà alla storia come il più grande e spettacolare evento della Chiesa di tutti i tempi, per gli uomini e i mezzi impiegati nell'organizzazione, le cerimonie (solo le beatificazioni e canonizzazioni hanno messo sugli altari un numero impressionante di fedeli precisamente 7 beati e ben 150 santi), la partecipazione dei fedeli di tutti i ceti (alla Via Crucis della GMG hanno partecipato 400 mila giovani e alla messa conclusiva più di due milioni), per la macchina organizzativa, e i volontari che richiamavano le antiche confraternite sorte per il servizio ai pellegrini (sono stati quasi 200 mila!), infine per le diverse categorie invitate a celebrare il loro pellegrinaggio alla sede di Pietro o a Gerusalemme (basti pensare che hanno fatto il Giubileo perfino i pizzaioli come categoria

IL SEGNO DI RICONOSCIMENTO
Segno di riconoscimento comune e universale è stato il logo ufficiale che ha fatto il giro del mondo ed è comparso praticamente in tutte le riviste religiose ma anche in moltissimi magazine laici di ogni parte del globo. Non solo. È stato stampato in milioni di copie su gadget di ogni tipo, magliette, medaglie, candele di tutte le dimensioni, piatti, bicchieri, posate, monete, cappelli, foulard, orologi, penne, vasi, pergamene, quaderni, libri, segnalibri, fazzoletti, tovagliette, paramenti liturgici, ombrelli ecc. e non soltanto per devozione. Il business c'è stato e anche grosso! Le ali di quelle colombe multicolori hanno "battuto" miliardi. In compenso hanno richiamato milioni di pellegrini, e caratterizzato un anno che, a sentire le voci di certi commercianti romani, ha indotto più alla preghiera che allo scialacquio inutile.
E questo è un buon segno. Questo dannato mondo dei soldi, chissà, potrebbe denunciare finalmente qualche crepa. Sarà difficile, ma almeno si può sperare.

LA MOLTIPLICAZIONE DEL LOGO
Tutti hanno "giocato" col logo. Così le colombe sono diventate portafoto, in alcuni casi si sono prodigiosamente moltiplicate, quasi volessero intonare un peana di pace attorno al globo, o danzare la vita in un mondo di morte. Altre volte si sono staccate dal tutto per trasformarsi in gioielli, o in originali adesivi calamitati per i cruscotti delle macchine, o anche bollini di riconoscimento o garanzia, o in segnalibri. Qualche disegnatore di "frodo" ha trasformato il logo in cometa che semina il cielo di colombe di pace; spesso il mulinello vorticoso delle colombe ha raggiunto l'apice, fino a conglobarle in una sola fondendone i colori nel contenitore di tutti i colori il bianco; un auspicio, perché il mondo diventi un villaggio solidale? Non per nulla il papa ha parlato di globalizzare la solidarietà attorno alla croce di Cristo. Altre volte le colombe sono diventate fiamme e si sono disposte in modo d formare un fiore, un fiore di fiamme che invadono di nuovo le coscienze fredde degli uomini dell'era tecnologica, altre volte sono state trasformate in medagliette da appendere al collo con una catenina quasi a voler ricordare all'acquirente che ogni giorno dell'anno è Giubileo, ogni giorno è propizio per esercizi di fede, di preghiera, di carità. E abbiamo ancora visto il logo con una sola colomba che ha assunto i colori di tutte e cinque, augurio di unità e fratellanza universali; l'abbiamo visto riprodotto in legno con le colombe e i raggi della croce in intarsio mentre in altri oggetti le colombe sono diventate blu, il blu del cielo stellato e del mare profondo, il blu dell'infinito.. Perfino copertine di libri si sono ispirate al logo del Giubileo. Una vera gara di significati, una fiera di simboli per lanciare la Chiesa nel III millennio.

NB. La grande maggioranza delle "trasformazioni" descritte sono di fonte salesiana, segno evidente dell'interesse per il giubileo e di vicinanza ai giovani e alla loro libertà di espressione.