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Domingos das Neves angolano, ha portato la testimonianza durante la Veglia a Tor vergata nell'ambito della GMG, il 19 agosto 2000. Oggi studia a Roma alla facoltà di Diritto della Università Lateranense

Gennaio 2001
  • Tu sei angolano di quale tribù?
    Sono angolano della tribù degli Umbundu del sud, uno dei sette gruppi etnici dell'Angola
  • E come mai hai un nome portoghese...
    E' il frutto della dominazione portoghese sulla mia nazione. Mi hanno chiamato "Domingos" perché sono nato di domenica e "das Neves" perché sono un albino: la mia carnagione è più bianca che nera, ma sono africano. I miei mi avrebbero chiamato "Muwepalanga" che è uno dei titoli che si danno ai domestici del capo tribù.
  • Come hai conosciuto i salesiani?
    Quando avevo otto anni nella mia parrocchia ai cappuccini sono succeduti i salesiani (siamo nel 1981) ed è nato l'oratorio: lì mi hanno insegnato tante cose, tra cui anche dattilografia, chitarra, canto... Poi ho potuto studiare. Ora sono in Italia per frequentare l'Università.
  • Parli benissimo l'italiano. Per quanto tempo l'hai studiato?
    Ho fatto un corso di 15 giorni.
  • Quindici giorni? Sei proprio portato per le lingue!
    Forse sì, grazie.
  • Puoi descrivere alcuni tratti religiosi della tua tribù?
    La nostra antica religione era animista, all'origine c'era SUKU, un vocabolo per dire Dio Supremo del Bene, non il suo nome proprio, che, come per gli erbrei, era impronunciabile. Il mio è un popolo profondamente religioso.
  • Onorate qualche eroe del popolo?
    Sì, il re Ekuikui che ha combattuto contro i colonizzatori
  • Che dici dei giovani angolani?
    Non hanno orizzonti. Da 40 anni la mia patria è devastata dalla guerra. Io stesso sono figlio della guerra e non ho mai conosciuto la pace...
  • Hai fatto volentieri la tua testimonianza?
    Sì. E' stata sulla riconciliazione e perdono... io ho davvero perdonato coloro che hanno assassinato mio fratello, perché capisco che la rinascita del popolo può iniziare solo dal perdono reciproco, strncando la spirale di odio che divide le varie etnie.

Focus

Yaguine e Fodé
Rispettivamente 14 e 15 anni, guineani. Si nascondono (agosto 99) nel vano del carrello di atterraggio di un Airbus della Sabena. Muoiono congelati. Quando li trovano, il più grande stingeva in mano un foglio di carta che ha commosso il mondo. Chiedevano scusa del loro gesto ma ne spiegavano i motivi. Con sorprendente lucidità annotavano che la loro patria e l'Africa intera, era devastata dalla guerra, dalle malattie, dalla fame. Che i ragazzi, tutti i ragazzi come loro, come loro volevano studiare, ma erano poveri e non potevano permetterselo, volevano giocare ma non esistono impianti sportivi né organizzazioni. Essi chiedevano ai ricchi occidentali che si organizzassero per aiutare efficacemente l'Africa a svilupparsi, ad andare avanti. Essi erano pronti a sacrificare la loro vita per questo scopo. Ora sono anche i ragazzi a stimolarci. ma non molto è cambiato per l'africa dopo il loro sacrificio.