GENNAIO 2001

Iniziamo con questo numero 1 del III Millennio un excursus sui principali musei salesiani sparsi in vari continenti, alcuni dei quali decisamente prestigiosi formano il vanto della loro nazione.

Al Colle Don Bosco è allestito un grande MUSEO MISSIONARIO

LE MISSIONI AL COLLE
di Natale Maffioli
Non distante dalla casa dove il piccolo Giovanni Bosco visse i suoi primi anni, è stato di recente riallestito un museo del tutto speciale dove è collocata una raccolta di oggetti portati in Italia dai missionari salesiani presenti nelle diverse parti del mondo. Per quanto non sempre di alto livello, le collezioni del museo documentano diversi aspetti della cultura materiale - e, in alcuni casi, della flora e fauna - di numerose aree dell'America meridionale, dell'Asia, dell'Africa e dell'Oceania.
L'attività di raccolta e documentazione, intrapresa spontaneamente da alcuni missionari, e portata o inviata al Colle, venne notevolmente incentivata e pubblicizzata in occasione della Esposizione Missionaria Vaticana allestita in occasione dell'Anno Santo del 1925 e della successiva Esposizione Missionaria Salesiana organizzata a Torino nel 1926 nell'ambito delle celebrazioni del cinquantenario delle missioni salesiane. I Salesiani avevano già partecipato in precedenza a esposizioni di carattere missionario nell'ambito delle Manifestazioni Colombiane (Genova 1892) e della mostra di arte sacra "Missioni e Opere Cattoliche" (Torino 1898), in occasione della quale, oltre a oggetti e documentazioni varie, erano stati condotti in Italia anche alcuni indigeni del Mato Grosso, a testimonianza dell'attività pastorale e culturale svolta dai missionari nei territori dove operavano. Ciononostante, l'impulso ufficiale dato alla raccolta di materiale etnografico, e di documentazione fotografica e alla redazione di monografie di carattere etnologico e missionario in vista della mostra vaticana superò, di gran lunga le iniziative precedenti e coinvolse molti missionari e missionarie attivi sui territori affidati ai Salesiani. L'allestimento del salone dell'America meridionale includeva numerosi prodotti di interesse etnografico (tra cui un'ampia collezione di oggetti e ornamenti in piume dei Bororo del Mato Grosso), reperti di tipo naturalistico, e diorami di grande impatto.

L'ESPOSIZIONE DEL 1926
La cura nella ricostruzione di ambienti e nella creazione di scenari immaginari risulta ancora più evidente nell'esposizione torinese del 1926. In questa occasione, oltre a ripresentare gli oggetti esposti a Roma, vennero aggiunti numerosi pezzi esclusi dall'allestimento romano per motivi di spazio. Fu aggiunta una sala dedicata a Don Bosco e alla storia delle prime spedizioni missionarie, e la ricostruzione di alcune capanne indigene nel giardino accanto alle gabbie dei numerosi animali esotici vivi portati dai missionari per l'occasione. Il percorso, che si snodava attraverso due palazzine costruite per la circostanza, era popolato di statue, animali impagliati, fotografie, plastici, disegni, oggetti di uso quotidiano, strumenti, armi, ornamenti, saggi delle scuole professionali, curiosità, souvenir, arredi sacri, oggetti usati dai missionari nell'esercizio della loro attività religiosa e di assistenza, conchiglie, fossili, uova, farfalle, coleotteri ed erbari. L'effetto creato dall'accostamento di materiali così eterogenei e disparati era quello di un enorme "gabinetto di curiosità", in cui la narrativa dell'epopea missionaria era dispersa in un paesaggio fantastico di meraviglie fisiche e naturali.

SI FORMA IL MUSEO
Nel settembre 1926, dopo la chiusura dell'esposizione salesiana, gli oggetti rimasti furono conservati in un deposito/museo a Valdocco, e utilizzati sporadicamente per l'allestimento di mostre missionarie. Sia pure con un'intensità non paragonabile alla campagna di raccolta del 1925, le collezioni continuarono ad accrescersi, grazie all'invio di materiale dalle missioni e dei doni fatti ai superiori in visita in terra straniera. Nonostante fosse in discussione un progetto di creazione di un museo missionario a Valdocco - tradizionale luogo di partenza delle spedizioni missionarie salesiane - la collezione venne trasferita in blocco al Colle Don Bosco nel 1941 per proteggerla dal pericolo dei bombardamenti. Lì fu allestita in tre grandi capannoni dalla superficie di circa 1300 mq, riproponendo lungo il perimetro e nella parte centrale degli ambienti oggetti e soluzioni espositive già adottate nel 1926. In mancanza di spazio per affrontare in maniera più diffusa l'argomento delle missioni, l'inquadramento dell'esposizione, nel senso più letterale del termine, era dato da alcune massime apposte lungo le pareti di ciascuna stanza. L'allestimento era volto a suscitare nel visitatore un forte senso di meraviglia, anche grazie all'accostamento di oggetti etnografici, manichini e animali esotici impagliati che avevano la funzione di "attirare, divertire e istruire" il pubblico, creando una base di consenso e sostegno dell'attività missionaria.

IL RIALLESTIMENTO DEL 1988
Rimasto pressoché immutato per più di quarant'anni, il museo venne smontato verso il 1984, per consentire l'abbattimento dei capannoni e la costruzione di un nuovo edificio che avrebbe ospitato i musei e il deposito. Inaugurato nel 1988, in occasione del centenario della morte di Don Bosco, il nuovo museo si presentava sotto una veste diversa rispetto agli allestimenti precedenti. Gli oggetti, posti in 41 grandi vetrine che identificavano ciascuna un'area geografica o culturale, erano presentati in allestimenti gradevoli dal punto di vista estetico, ma privi di apparato esplicativo. Ultimamente i superiori responsabili hanno dato inizio a un progetto di riorganizzazione e ristrutturazione del museo realizzato in collaborazione con un'equipe di collaboratori laici e finalizzato al recupero delle collezioni che, per varie ragioni, non avevano trovato spazio nella precedente esposizione e alla creazione di una rete di contatti con i vari musei salesiani presenti nel mondo.
E' essenziale ricordare il carattere specificamente "popolare" del museo missionario del Colle che si configura come luogo frequentato quasi esclusivamente da un pubblico di non specialisti, inserito come ultima tappa dell'itinerario dei pellegrini incentrato sulla figura di Don Bosco. In questo senso gli organizzatori hanno voluto dare vita ad una esposizione che potesse rendere conto delle trasformazioni delle culture in cui i salesiani sono chiamati ad operare.

PARTICOLARITÀ
Nelle vetrine sono ora allineati oggetti di grande interesse, di uso quotidiano e rituale, densi di significato e di bellezza, realizzati con grande abilità tecnica con materiali a noi poco familiari come la fibra intrecciata la corteccia battuta le penne di vari uccelli e materiali preziosi come la seta o la decorazione con la lacca.
Il percorso inizia dalla Patagonia e dalla Terra del Fuoco, l'estremità meridionale dell'America del Sud; sono esposti con grande evidenza gli ornamenti e utensili degli Shuar dell'Equador. La notevole presenza salesiana in Brasile è sottolineata dall'abbondante materiale esposto degli Xavante del Mato Grosso e dei Caraja (isola Bananal); l'intensa spiritualità dei Bororo, la cui attività ruota attorno alle celebrazioni funerarie, è testimoniata dalla ricca raccolta di ornamenti di piume e oggetti legati alla mitologia. Maschere e oggetti rituali africani, bastoni scaccia mosche e sedili per la famiglia reale sono allineati accanto a testimonianze delle culture aborigene dell'Australia. Le vetrine dedicate alla Cina presentano oggetti dedicati al culto degli antenati e ai riti tradizionali taoisti e buddhisti, vestiti maschili e femminili, tessuti e ricami di rara bellezza; è anche conservato un tradizionale letto nuziale tutto decorato con lacca rossa e figure dorate. Il Giappone è rappresentato da scatole laccate, spade e ornamenti dei samurai. Il Sud-est asiatico partecipa con oggetti d'influenza cinese, come le ceramiche bianche e blu, lacche dalla Birmania e dal Vietnam. Seguono le vetrine dedicate a una delle più interessanti culture orientali che si stanziarono in epoca preistorica sulle colline indiane dell'Arunachal Pradesh, dell'Assam, del Meghalaya e dei Nagaland: costumi tradizionali in osso e fibre, ornamenti in fibre vegetali e legno e metalli preziosi. Le ultime vetrine sono riservate alla cultura del popolo guerriero di Gurkha: spade, utensili domestici; abiti, ornamenti e recipisnti in ottone egeminato ci riportano nei fasti dell'India islamica alla corte degli imperatori Moghul e al mausoleo del Taj Mahal.

Natale Maffioli