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Lara Cordova

Dalla lettera di una giovane partecipante al GMG

L'EVENTO CHE NON DIVENTA RICORDO

Più passa il tempo più si rende vivo, attuale il ricordo della GMG. fino a sbiadire come ricordo e a imporsi come evento presente e continuo. Il contrario insomma di quello che avviene comunemente. Partecipando al grande raduno ho creduto a una esperienza "forte" e "definita" che inesorabilmente sarebbe prima o poi "finita": so che il tempo disperde anche le emozioni più forti; questa, pur splendida, affascinante, unica, avrebbe certamente seguito l'iter di tutte le altre, regalandomi qualche mese di sensazioni da gustare finché la patina di invecchiamento non avesse preso il sopravvento.
Ma la GMG non vuole trasformarsi in ricordo e non sbiadisce.
E' lì, alla soglia della coscienza, sempre viva, sempre attuale: mi assale nei momenti più impensati, mi grida dentro di notte, mi sussurra discreta quando prego, mi spinge a rispondere decisa, contro la mia naturale timidezza, quando sento cose che non mi piacciono. E gli amici:
  • Lara, ma che hai?
  • Da qualche mese non sei più tu!
Già, non sono più io! Allora io conto i mesi. cinque, sei. Non passa. La dolce ubriacatura non passa! Quanto durerà? Speriamo che non passi mai! Ma no, non passerà!. Amo questo essere "nuova", che mi ha tolto la timidezza, mi fa rifiutare le scemenze, mi fa "parlare da sola", come una matta. Quando torno a casa, dopo le lezioni universitarie, scesa dall'autobus e lasciati gli amici, nei dieci minuti che mi separano da casa - ma a volte allungo appositamente il percorso - mi sorprendo a parlare coi notissimi sconosciuti, neri e gialli, olivastri e bianchi della GMG:
  • Come va, René? Che ne dici di questa marea di persone?
  • C'est splendide! Que de gens!
  • Siamo stretti tra due milioni di. amici !
  • İ Y somos uno !
  • It's very, very, very beautiful !
Non credevo che si potesse cascare dal sonno ed essere contenti di non dormire, avere i piedi gonfi e restare pertinacemente in piedi, le membra indolenzite, la testa pesante, le labbra secche di sete ed essere profondamente felici. Deve essere successo qualcosa di grande: un evento che non è passato, un'esperienza che non vuole morire, una emozione che ti fa parlare con chi non c'è come se ci fosse! Sto nei luoghi della mia giornata come se mi trovassi ancora a Tor Vergata: negli occhi il puntino bianco del Papa, piccolo ma grande, nel cuore una gioia incontenibile, e tutto intorno il muro perfettamente trasparente di altri due milioni di corpi, anzi no, di cuori!