TERZO MILLENNIO
di Juan E. Vecchi
QUESTIONI PENDENTI: I MALATI
Si è annunziata per febbraio
l’adunanza mondiale dei malati a Sidney. Non è la prima volta che si fa.
Personalmente ho potuto partecipare a quella di Yomosucro, nella Costa
d’Avorio, perché mi trovavo lì occasionalmente.
La celebrazione dei malati manifesta l’attenzione che le comunità
cristiane dedicano a loro.
Strada facendo predicate che il Regno dei cieli e vicino, guarite gli infermi,
sanate i lebbrosi, cacciate i demoni" (Mt 10,7). Sono preziose parole di
Gesù rivolte ai suoi discepoli prima di inviarli in missione. Parole
destinate non solo ai 12, o ai 72, ma a tutta la sua Chiesa lungo tutti i
secoli. Perciò essa si è presa sempre cura dei malati. Sono nate
addirittura congregazioni religiose per dare un senso superiore a un servizio
tecnico, o per completare un servizio sociale che appariva insufficiente. La
celebrazione inoltre aiuta a vedere la malattia alla luce della bontà di
Dio.
La salute è una delle preoccupazioni principali della persona. Lo
confermano i detti popolari in tutte le lingue. Perciò è uno dei
punti fondamentali che lo stato sociale da sempre privilegia insieme
all’occupazione, l’educazione e la previdenza. Oggi il numero di malati
è aumentato. L’allungamento delle vita comporta nuovi rischi
specialmente in età avanzata. Inoltre i progressi della medicina in non
pochi casi sono riusciti a fermare ma non a guarire le malattie.
La malattia viene ad essere l’esperienza di ogni persona e, soprattutto, di
ogni famiglia: al suo interno sempre capita che ci sia un membro, un parente
stretto, un congiunto che sta affrontando questa prova. Inaspettata, essa
arriva e in qualche parte del corpo ci tocca. Sono innumerevoli i casi di
famiglie che devono prendersi cura di qualche malato, così come sono
numerose le persone che devono sottomettersi ai lunghi trattamenti per guarire,
e non si sa se in effetti ne verranno fuori.
Inoltre per le caratteristiche della nostra civiltà e dei costumi
si sono diffusi nuovi mali: il tumore ha avuto una crescita non prevista. Il
mondo oggi è spaventato della diffusione dell’Aids soprattutto
nell’Africa, dove non si ha la possibilità di fermarlo per carenza di
risorse. Le più grandi discussioni etiche odierne riguardano la salute e
la vita delle persone: la clonazione, i trapianti d’organi, l’eutanasia o
conclusione volontaria della sofferenza, ecc.
E’ interessante ricordare la parte che nei vangeli hanno la malattia e la
salute. Forse dopo l’annuncio della parola è il primo dei temi: ciechi,
muti, storpi, lebbrosi, paralitici, febbricitanti, epilettici. Gesù si
manifesta signore della vita donando la salute. La fede dei malati si accende
nella speranza che Lui possa cambiare il loro stato. Egli ha non solo parole
spirituali per loro, ma delicati atteggiamenti e gesti umani. E’ consapevole
che la malattia appartiene a quelle sequele del peccato che hanno ferito
l’essere umano. Ma non attribuisce la malattia a particolari
responsabilità morali della persona, tranne quelle che la scienza riesce
a stabilire.
Così lo spiega Gesù ai discepoli che domandano se il cieco sin
dalla nascita, lo era per colpa propria o dei suoi antenati. Gesù
respinge le due ipotesi: tutto è per la gloria di Dio e per il bene
della persona.
E’ una lezione per la comunità cristiana: essa deve prendersi cura dei
malati. Con la presenza umana e spirituale li dove altre istanze già
provvedono; con la cura diretta lì dove per motivo di civiltà od
organizzazione la società non se ne cura.
E’ bello vedere come nelle missioni si sono curate simultaneamente tre
dimensioni: quella dell’annuncio della parola o catechesi, quella
dell’educazione o sana crescita delle nuove generazioni e, nella misura del
possibile, quella della sanità.
Tra i salesiani ci sono addirittura due confratelli coadiutori che hanno
assunto questo servizio e sono oggi indirizzati verso gli altari per la
carità che hanno dimostrato e per la percezione che hanno avuto i malati
dei loro atteggiamenti e sentimenti: Artemide Zatti e Simone Srugi.
Quando in una famiglia c’è un malato, essa è chiamata a crescere
nella carità. Viene invitata a riascoltare la parola del Signore:
"Ero malato e mi avete assistito". E l’assistenza può assumere
vari aspetti: dall’aiuto per pagare i servizi medici adeguati, fino alla
compagnia, alla preghiera...