IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco

VICINI E DISTANTI
A sfogliare il Rapporto ISTAT 2000 si trovano numeri che spiazzano, e rivelano quanto forte sia stato il cambiamento nella condizione dei giovani negli ultimi anni. Perché sono cambiati e molto gli adulti .
La popolazione italiana sta invecchiando. E si sapeva. Si era meno riflettuto quanto profondo fosse questo invecchiamento. I dati statistici ci offrono una griglia di riflessione.
Al primo di gennaio 1997 si registrava nella popolazione italiana un indice di vecchiaia del 119%, che significa la presenza di 119 persone con oltre 64 anni ogni 100 minori di 15 anni.
E al primo gennaio 2000, il rapporto era salito a 124,8% e addirittura a 157% nel Nordest.
Un rapporto assolutamente abnorme dovuto al forte calo demografico che in Italia si registra ormai da oltre 20 anni. Anche la compensazione portata dagli immigrati che permettono ai residenti italiani di restare quasi stabilmente sui 57 milioni di abitanti, non giova a rendere meno anomala la condizione dei giovani dal punto di vista del normale ricambio generazionale.
  • Il processo d'invecchiamento si registra, dove più e dove meno, in tutte le regioni italiane. I giovanissimi (fino a 14 anni) sono scesi dal 22,6% al 14%, mentre gli anziani oltre 64 anni sono cresciuti dal 13 al 18%. E i vecchi oltre gli 80 sono ormai il 4% della popolazione complessiva.Questi sono alcuni numeri. Se poi dai numeri si passa all'esame sociologico della campionatura, i problemi si moltiplicano. Entra in gioco la qualità degli anziani e la qualità dell'organizzazione sociale.
  • Fino a tutto il 2000 sono oltre 1.500.000 i bambini tirati dentro le beghe di separazioni e divorzi che occupano sempre più di frequente gli adulti. Con tutto il peso delle vicende legate all'affidamento di uno o l'altro dei genitori. Si assiste a una condizione per cui tanti adulti sono pendolari per motivi di lavoro e sempre più bambini sono pendolari tra padri e madri.
    E in questo stato di cose, mai come oggi le industrie di giocattoli hanno fatto tanti affari. I ragazzi, anche nelle famiglie più modeste, sono ricoperti di giocattoli. Capita che gli adulti comprano doni come segni sostituivi per dire "ti amo" che faticano a pronunciare.
  • Se si mettono insieme una serie di dati che riguardano giovani e adulti, si giunge facilmente a una conclusione: esiste sempre più un divario tra generazioni perché diminuisce sempre di più la credibilità degli adulti agli occhi dei giovani. E allora il rapporto giovani- anziani diventa spinoso come lo è il dialogo ecumenico: fatica a decollare e soprattutto procede lento, perché ogni tanto scoppiano episodi emblematici di incomprensione che mettono a rischio la fiducia reciproca.
  • Le isole di dialogo giovani/adulti sono sempre più ridotte. La Rete non può certo sostituire il rapporto diretto, caldo, passionale. La Rete può collegare tantissime solitudini. ma non gli si può affidare la mansione di sussidiarietà educativa: quello che non si vuole, o non può più fare in famiglia, dagli insegnanti, dagli educatori, nei circoli di amici dove nascono e si rafforzano progetti per il futuro, lo affidiamo alla Rete che unifica lasciandoci distanti.
  • E poi, magari, adulti professionisti si vantano perché sono riusciti a rendere un successo il "grande fratello", una moda virtuale di cercare comunicazione, dove sempre più si fatica a parlare con il proprio vicino della vita quotidiana. I nonni, un tempo erano di grande compagnia. Una popolazione invecchiata, oggi, per i giovani, può apparire un peso e una minore opportunità.