LETTERE AL DIRETTORE
UNA CERIMONIA PROGRAMMATA? Caro
direttore BS, ho seguito la canonizzazione dei due martiri salesiani, mi
è capitato in mano anche il suo libro, e mi è pure piaciuto
molto. Ma, detto questo, non mi venga a raccontare che il Vaticano non abbia
fatto apposta a programmare la cerimonia proprio nel giorno anniversario della
fondazione della malsopportata (dal Vaticano!) Repubblica Popolare Cinese. Si
capisce bene. Io sono un cattolico, ma ho gli occhi abbastanza aperti [.]
Cosimo, Reggio C.
E allora, caro Cosimo, tolga l'abbastanza e li apra del tutto, anzi li
spalanchi bene gli occhi, perché nella canonizzazione dei martiri cinesi
la Repubblica Popolare non c'entra proprio. Non è costume della
più smaliziata e antica diplomazia del mondo incorrere inciampare tanto
pacchianamente in una data, né si sarebbe arrischiata in una
provocazione tanto grossolana. Allora? La scelta della data è molto
più semplice e lineare di quanto lei pensi. La Chiesa tiene conto delle
feste religiose non di quelle civili; dunque al 1° ottobre, guarda caso, il
calendario liturgico fa memoria di santa Teresina di Lisieux, che, come lei sa,
e se non lo sa glielo dico io, è la patrona delle missioni. Ecco svelato
il grande "errore" diplomatico!. Lasciamo che la Chiesa faccia il suo percorso
e gli stati compiano il loro. Le reciproche interferenze sono sempre fonte di
malumori.
CONTRO IL POTERE. Io sono contro il potere, come lo era Gesù [.]
"I grandi fanno sentire il loro potere, ma voi non fate così!". Lo
capisce, no? Questa mica è roba che ho scritto io. Ebbene proprio questo
Gesù mi piace, non quello incarnato dai potenti di oggi, Curia romana
compresa. Mi farebbe piacere sentire il suo parere. Se non è in
difficoltà a rispondere.
Romano, L'Aquila
Perché mai dovrei essere in difficoltà? Caro signore, intanto
legga bene il Vangelo: le parole di Gesù non denunciano il potere, in
realtà, tant'è che egli lo riconosce: "Date a Cesare quel che
è di Cesare.", semmai denunciano "l'esercizio" del potere, perché
troppo spesso è pessimo. Anche Gesù sa bene che il potere
è una necessità per la vita sociale. ma sa che il potere
esercitato "modis et formis" è servizio, né più né
meno: potere uguale servizio! Il Maestro di Galilea era tutt'altro che
un anarchico, come qualche sprovveduto ha tentato di farlo passare. Ha sempre
fatto capire che quando il potere è malato. di potere,
allora sono guai per tutti, perché diventa tirannia. Mi viene in mente
un vecchio apologo che mostra sarcasticamente tutta l'ottusità e
l'arroganza del potere malato, cioè quando non è servizio, e ne
evidenzia perciò anche la fragilità. perché i poteri, caro
signore, non durano, la storia lo insegna: niente è più fragile,
niente ha vita più corta. Si tratta dell'apologo della pulce e
dell'elefante, là dove il pachiderma, infastidito dall'insetto
saltatogli in groppa per entrare in tutta tranquillità nell'arca, lancia
il suo monito indispettito e. stupido: "Non cominciamo a spingere!". Ho letto
in proposito un commento di Luigi Bozzoli che amaramente sottolineava che "oggi
il parco degli elefanti è ancora molto affollato e forse vi si possono
osservare anche esemplari che portano tatuaggi sacri". Perciò qualunque
potere che non è servizio "anatema sit"! La specificazione è
necessaria, per non cadere, ripeto, nell'anarchismo che è l'assenza del
potere ma anche di un sacco di altre cose. Le dlascio trovare a lei, non
è difficile.
CANCELLAZIONE DEL DEBITO. Caro direttore, Sono d'accordo sulla
cancellazione del debito estero, ma "globale" [.] Se volessimo condonare un
debito e venissimo a nostra volta condonati, questa operazione permetterebbe un
azzeramento planetario, sarebbe l'inizio di un capitolo nuovo, un immaginario
anno zero. Però in questo caso i più beneficiati sarebbero
proprio i più indebitati, cioè i paesi poveri, i quali si
ritroverebbero con molte più risorse dei paesi industrializzati. a meno
che questi del Nord non continuino a costringere quelli del Sud del mondo a
svendere le proprie ricchezze. Per rimediare a questo pericolo sarebbe
necessaria una autorità "antitrust" mondiale . che però potrebbe
facilmente essere corrotta.
Roberto Z. (giunta via fax)
Caro signore, non so se ho riassunto decentemente la sua non breve missiva. E'
comunque quanto ho capito, e a questo tento di rispondere. Se poi avessi
travisato il suo pensiero, alquanto articolato e complesso. se la prenda a
ridere. Il suo ragionamento, dunque, come tale non fa pieghe. Si iscrive, per
certi versi, nella logica - alquanto scontata - del "do ut des": condono se
vengo condonato e di un pari importo (non ho capito bene di che cosa una
nazione ricca dovrebbe essere condonata. forse delle malefatte commesse a piene
mani e sporca coscienza nei secoli di sfruttamento indiscriminato dei paesi
colonizzati, e appunto per questo poveri! Comunque vado avanti). Questo
reciproco condono sarebbe per azzerare tutto e permettere poi di posizionarsi
ai blocchi di partenza in parità di condizioni: ognuno, cioè, con
le proprie risorse, le proprie capacità. e i propri guai! Lei afferma
che in questo caso i più beneficiati sarebbero proprio i paesi poveri.
Ancora una volta non afferro il senso, perché anche ammesso - e non
concesso - che il paese povero abbia risorse ingenti ad esempio nel sottosuolo
(minerali preziosi, ferro, tungsteno ecc.) o nel "soprasuolo" (foreste, acque,
ecc.), se non possiede i mezzi, oggi sofisticatissimi, per sfruttarle
adeguatamente la situazione tornerebbe in pochi mesi come e peggio di prima. Il
suo progetto mi pare utopistico anche riguardo alla fantomatica "super
autorità antitrust" che sorvegli il buon andamento di questa impossibile
operazione. I paesi poveri sono tali non perché abitano territori senza
risorse, ma perché non hanno mezzi, né forza, né
capacità industriale, né mentalità progettuale, né
cultura imprenditoriale capaci di "dominare" nel senso biblico, la loro terra,
e di giocare alla pari con le nazioni progredite. Questo tipo di povertà
non si risolve con alchimie socioeconomiche, furbizie politiche, aggiustamenti
contabili, o quant'altro. Siamo davanti alla più grande ingiustizia e al
più grande rebus dell'umanità che richiede, più che menti
raffinatissime per inventare improbabili operazioni di carattere
economico/umanitario, una volontà, stavolta sì planetaria, di
invertire la rotta di 180°, come vuole il Vangelo, varare programmi di
mentalizzazione, di educazione, di coscientizzazione e, soprattutto (qui casca
l'asino!), con la disposizione a sostenere immani sacrifici, da parte delle
nazioni ricche, per avviare la globalizzazione delle risorse, dei mezzi per
sfruttarle senza distruggerle, della giusta ripartizione. insomma la
globalizzazione della "par condicio", cioè, per usare le parole del
Papa, la globalizzazione della solidarietà.
Ma questa questione non è nuova. Una soluzione l'aveva già posta
sul tappeto la Bibbia qualche migliaio di anni fa, ipotizzando anzi legiferando
che periodicamente venisse azzerato tutto, si facesse riposare perfino la
terra, per poi ripartire "purificati" e "nuovi" sui sentieri indicati da
Jahvéh. E' il famoso Giubileo ebraico da cui quello appena celebrato ha
preso le mosse. Ma non so se oggi funzionerebbe!
* ABBASSO IL MASCHILE. Direttore caro, ho sentito con somma gioia che
finirà il predominio maschile anche nella lingua e così la par
condicio sarà quasi completata: anche noi donne avremo il
diritto del femminile! E potrò finalmente sentire che "la signora
sindaca ha deliberato", e che "l'arbitra ha fischiato...". Era ora! Non ti
pare?
Jole, Ferrara
Staremo a vedere, anzi a sentire! Perché come minimo sarà uno
spasso! Te l'immagini la cònsola che consòla la povera immigrata
derubata; la perìta che... non si sa se è viva o morta; la
mèdica che medica l'ingegnera, e la sìndaca che sindaca il
discorso dell'assessora; la meccànica che s'intende poco di meccanica, e
l'àrbitra che arbitra così bene da beccarsi lussureggianti
riferimenti al cervo, visto che la cerva non è ramosa; e te l'immagini i
fischi del pubblico... A proposito di "pubblico", come la mettiamo? Il vocabolo
è maschile ma nella maggior parte delle manifestazioni è formato
più da donne che da uomini. Spero non venga fuori "la pubblica". E che
cosa succederà quando l'arbitra punisce la portiera perché
è rovinata addosso alla mediana a sua volta braccata dalla terzina... E
come si chiamerà l'elettricista donna per distinguerla dall'elettricista
uomo? Eccetto che si faccia tutto col suffisso "essa" come ha suggerito
qualcuno: ci pensi alla eletrichessa, all'arbitressa, alla meccanichessa, alla
portieressa?... Beh, non ti si è ancora accapponata la pelle? A parte
gli scherzi, credo ci siano problemi più importanti da risolvere.
COME LE DETTA IL CUORE? Direttore, sono schifato, perdoni l'espressione,
del modo con cui parla mia figlia: non gli interessa un uomo, ma le sue
"forme". lei capisce! E non gli interessa nemmeno una famiglia o dei figli.
Vuole la libertà di fare come gli detta il cuore [.]
Franco, Civitanova
Il che vuol giusto dire "come le detta il piacere!", se so leggere ancora tra
le righe! Vede, caro signore, finché su Mamma Rai (mi riferisco per lo
specifico a Rai 2) si raccontano le proprie infedeltà coniugali come se
si fossero compiute delle opere di beneficenza, e i conduttori di quel
programma affermano di avere "la bava alla bocca" (sic) ad ascoltare come una
lei, su due piedi, senza alcun rimpianto o incertezza o minimo interrogativo
pianta il marito per "fuggire" con un altro uomo - badi che non le sto
raccontando barzellette, ma ciò che queste mie orecchie hanno udito in
una trasmissione che, tanto per non far nomi, aveva per titolo "Quaranta gradi
all'ambra" - cosa vuole che imparino ragazzi? Per continuare l'esempio: io non
so a che cosa si riferissero quei 40°, che cosa in realtà misurassero se
la dabbenaggine della gente che ascolta o quella di chi conduce o di chi
programma il palinsesto; so solo che questi sono i "valori" nuovi che i mezzi
di informazione - anche quelli statali - ci regalano. Se quando si parla di
infedeltà, di tradimento, di disonore, di adulterio, ecc. si ha la bava
alla bocca, che cosa si ha quando si parla di onore, di fedeltà, di
giustizia, di amore, e di diritti dei bambini ad avere due genitori seri e
responsabili, il fiele per caso? Sembrano sfide perdute: certe trasmissioni
tolgono ai genitori come lei e agli educatori come me le armi di mano: muti e
impotenti di fronte ai ragazzi e alle loro idee strampalate, salvo poi con
becera mistificazione a scandalizzarsi di stupri, violenze, tradimenti, loschi
traffici e perfino delitti. Una moralità immorale, una moralità
con la bava alla bocca! Se amore è sinonimo di piacere questo passa il
convento. I rimedi? ."O gran virtù dei cavalieri antichi!". Non vorrei
dirlo ma, te lo tirano fuori con le tenaglie.