OSSERVATORIO

LETTERA DI UNA MAMMA

al figlio che parte missionario nell'anno 2000

Caro figlio,
Ricordo quando, ancora bambina, mia madre mi indicava all'ingresso dell'asilo che frequentavo la figura in cartapesta di un giovane africano con la mano tesa: chiedeva qualche spicciolo per le missioni. e quando glielo offrivo lui con un gesto del capo sempre uguale annuiva ripetutamente in segno di ringraziamento. E' stato il primo modo per me di conoscere missioni e missionari e sognare l'Africa nera e l'Asia gialla.

Sono passati molti anni da allora, e man mano ho capito diversamente la realtà missionaria: essa ha perduto i contorni avventurosi e misteriosi, sostituiti dalla dura realtà di uomini e donne che hanno scelto un'altra patria e altri affetti. Mi hanno fatto tremare le difficoltà, i contrasti, le fatiche, i sacrifici che essi compivano. Ed ho offerto sempre qualcosa per loro, ipotizzando di poter alleviare anche di un millesimo la loro fatica, di contribuire, anche impercettibilmente a una vita meno dura e stentata.

Mai però avrei immaginato che un giorno le missioni avrebbero fasciato totalmente la mia vita e rubato il mio affetto più caro. Oggi, in quest'anno di grazia 2000, in questo genetliaco di Cristo, io ti ho offerto a Lui, caro figlio. E' stata dura, sai? E' stata dura. Mi sono sentita mancare la terra sotto i piedi, quando, con comprensibile titubanza, tu hai informato tuo padre e me di aver aderito all'invito del Rettor Maggiore e di essere pronto a partire per dove l'obbedienza ti avesse destinato. Ho sentito addosso il peso del mondo.

Ma sono orgogliosa, figlio, di quello che hai fatto, anche se sembra che mi manchi tutto perché mi manchi tu. Passerò giorni a pensarti, notti a sognarti. Sentirò nella mia carne i tuoi sforzi per adattarti alla nuova cultura, alla nuova mentalità. Mi sforzerò con te di diventare cittadina lituana, sapendo che anche i lituani sono, come me, figli di Dio, perché la terra è di tutti e dunque la mia terra è la loro e la loro è la mia terra. Sarà dura, ma, vedrai, ce la farò!

Sarò con te, figlio mio, ogni istante del giorno e della notte, là, nella tua nuova patria. nella mia nuova patria. E ci sarà anche il tuo papà. Tu sentici vicino, silenziosi e discreti: non vogliamo disturbare il tuo impegno; saremo delicati, vedrai! Tu continua a sentirti libero nelle tue scelte, ma anche a riservarci un posticino nel tuo cuore, lì resteremo, felici di essere dentro il tuo affetto di figlio. Non preoccuparti della nostra preoccupazione, sappiamo che il banchetto della vita è fatto anche di queste portate.
L'uomo lascerà suo padre e sua madre e. si unirà. al suo Dio, e i due saranno uno! Così devo e voglio rileggere la Bibbia.
Cammina la tua strada, figlio, e Dio t'accompagni come ti accompagnano il cuore di mamma e papà!

Ciao.
Ti abbraccio
Mamma Teresa.