DENUNCIA
Una si tuazione terribile viene
denunciata dai vescovi africani riguardo al continente nero
L’AFRICA MUORE
di Silvano Stracca
"Improvvisamente, in mezza generazione, la corsa all’Africa diede
all’Europa virtualmente l’intero continente: comprese 30 nuove colonie e
protettorati, 10 milioni di miglia quadrate di nuovo territorio e 110 milioni
di nuovi sudditi, acquisiti in un modo o nell’altro. L’Africa fu semplicemente
tagliata come una torta".
Bastano i pochi cenni dello storico T. Pakenham per rievocare efficacemente
"The scramble for Africa", il parapiglia delle nazioni europee per la
conquista di un continente che, attorno al 1870, nella sua gran parte a sud del
Sahara era ancora largamente sconosciuto e politicamente "res
nullius". Neppure un secolo dopo, nel 1945, all’indomani della seconda
guerra mondiale, incominciava il processo di decolonizzazione e gli Stati
africani moderni prendevano forma. Nel 2000, a soli quarant’anni dalla sofferta
Indipendenza, schiere di delusi - gli "afro-pessimisti"- parlano di
una decolonizzazione troppo affrettata, di una modernizzazione dello Stato
tutta artificiale, e chiedono una "nuova colonizzazione" per arginare
il caos.
AFRICA ALLO SBANDO?
"Il parapiglia in corso, dopo quello degli europei alla fine del XIX
secolo, sono gli africani a farlo": non hanno dubbi al Found for Peace,
mettendo sotto accusa i mille avidi ex sergenti impadronitisi del potere,
spesso con la complicità delle potenti multinazionali. Al coro delle
denunce si uniscono i vescovi del continente che dipingono uno scenario
"fosco" dell’Africa d’oggi, dove, finito il grande conflitto
ideologico col comunismo, se ne è aperto uno non meno sanguinoso per il
controllo del petrolio, delle miniere di diamanti, delle risorse minerarie.
"Non possiamo che deplorare senza esitazioni la sete di potere e la
temerarietà di alcuni leader africani […] che hanno provocato e
continuano a provocare situazioni di miseria di milioni di persone […]
Condanniamo le attività dei gruppi ribelli che combattono i governi e
nel far questo uccidono e commettono atrocità ignominiose. Disapproviamo
i regimi autoritari e oppressivi che negano la libertà personale e i
diritti umani fondamentali". Secondo i vescovi africani "queste
ingiustizie politiche provocano tensioni che spesso degenerano in conflitti
armati e guerre interne, portando con se vere conseguenze disastrose come la
carestia, le epidemie e la distruzione, per tacere dei massacri e dello
scandalo della tragedia dei rifugiati". Sin qui la denuncia. Ed ecco le
cifre della tragedia. Quasi la metà delle nazioni africane è in
guerra. All’origine si ritrovano dei fattori costanti: il ruolo dei mercanti
d’armi e l’ingerenza degli interessi stranieri. I grandi gruppi petroliferi e
le multinazionali minerarie fomentano le guerre che dilaniano il continente.
Otto delle quarantotto nazioni a sud del Sahara hanno un sistema democratico,
ma nessuna è immune da una corruzione devastante. "I numerosi
problemi economici dell’Africa", riconoscono i vescovi, "sono
accresciuti dalla disonestà di leader corrotti che, da soli o in
connivenza con interessi interni o stranieri, stornano ingenti risorse
nazionali per trarne profitto personale e trasferiscono colossali fondi
pubblici in banche straniere. E’ un vero e proprio furto anche se mascherato
con forme legali".
Nessuna regione del pianeta sopporta sofferenze umane maggiori dell’Africa
sub-sahariana. Su 1,2 miliardi di persone che vivono con meno di un dollaro al
giorno, il 46 % è africano. La crescita del reddito pro capite nel
continente a sud del Sahara era dell’1,5% negli anni sessanta, dell’0,8% negli
anni settanta, e meno 1,2% negli anni ottanta! Negli anni ’90 la regione
è cresciuta più lentamente di qualsiasi altro gruppo di nazioni.
Sono ancora una volta i vescovi a dar voce alla disillusione: "Abbiamo
combattuto per l’indipendenza nella speranza che ci avrebbe lanciato
nell’orbita dell’abbondanza, della sicurezza e dell’appagamento. Il fatto
è che l’Africa uscita dall’indipendenza è più miserabile
di quella precedente. E gli stessi africani sono, in parte, responsabili di
questa situazione". I vescovi citano al riguardo il caso del Sudafrica
che, dopo aver lottato contro l’apartheid, si ritrova oggi a dover convivere
con un altissimo tasso di violenza, al punto da essere tra i tre stati
più violenti del continente.
RESPONSABILITA’ OCCIDENTALI
"Le nazioni ricche devono sapere che si rendono colpevoli di
un’ingiustizia, quando fissano i prezzi delle materie prime africane al livello
che vogliono e al contempo aumentano costantemente i prezzi delle loro
esportazioni in Africa. Si rendono spesso colpevoli di sostenere i conflitti
tra nazioni o fazioni africane allo scopo di accedere alle risorse materiali.
Sono responsabili davanti a Dio per il loro rifiuto di pagare prezzi stabili
per i prodotti grezzi". I dati economici sono tristi. La produzione
dell’intero continente, Sudafrica escluso, non raggiunge il prodotto nazionale
lordo del Belgio. Nel 1997 l’Africa aveva attratto solo il 4% degli
investimenti internazionali nei paesi in via di sviluppo. E il notevole debito
estero sovente supera l’intero prodotto nazionale lordo.
Secondo un rapporto della Banca mondiale, il continente risulta essere la
regione più indebitata del pianeta. Il 75% dei 715 milioni di abitanti
non dispone di adeguate strutture igieniche e mostra segnali di progressivo
peggioramento. La speranza di vita media alla nascita è di 51,5 anni
contro i 77,6 dell’Europa. Ma scende a 38 anni nel Botswana, a 40 in Zimbabwe,
a 42 in Uganda. Causa principale è il dilagare dell’Aids. L’80% dei
decessi nel mondo dovuti alla "peste del XX secolo" avvengono in
Africa. Oltre 23 milioni di africani sono già stati contagiati. Nei
prossimi dieci anni 40 milioni di bambini africani perderanno i loro genitori a
causa di questo terribile male.
IN AFRICA SI MUORE
Nel continente nero si muore di malaria, tubercolosi, diarrea, morbillo,
infezioni respiratorie perché le condizioni igieniche e sanitarie sono
estremamente deficienti. I paesi africani hanno la spesa sanitaria più
bassa del mondo, 10-15 dollari contro i 4187 degli Stati Uniti e i 1855
dell’Italia. Con picchi come i 4 dollari dell’Etiopia e i 5 di Niger e
Mozambico. Inoltre, la desertificazione che minaccia la sopravvivenza di
milioni di esseri umani, il genocidio in Burundi e Ruanda derivato dal peggiore
odio etnico, il dramma dei "bambini-soldato" della Sierra Leone, la
tragedia dei milioni di giovanissimi profughi per fame o per guerra dalla
Somalia, dal Ruanda, ecc. Ma le parole non aggiungerebbero nulla alle immagini
viste in decine di reportage televisivi. Guerre, massacri, colpi di stato, odi
tribali, sfacelo delle istituzioni, dissesto economico. Ecco le radici
dell’afro-pessimismo. Questo continente "è capace solo di generare
violenza", "va alla deriva", "ha fallito", "ha
bisogno di una nuova colonizzazione, ha bisogno che sia ripreso il processo
storico che solo può produrre le classi socio-economiche moderne e
quindi le condizioni per lo Stato moderno".
Solo gli africani possono spezzare questi circoli viziosi. Ne sono coscienti le
Chiese africane che, mentre si impegnano attivamente per una conversione delle
coscienze e una trasformazione delle loro società e delle istituzioni
che le reggono, chiedono insistentemente alla comunità internazionale e
alle Chiese occidentali di agire per far cessare le interferenze esterne che
provocano, alimentano e radicalizzano i conflitti. Due le richieste più
insistenti: smascherare i paesi impegnati nella vendita delle armi e
nelle operazioni di spogliazione delle risorse minerarie; denunciare
i misfatti che crea in Africa l’attuale sistema economico del libero mercato,
con la sua logica che esalta i più forti, con i suoi ingiusti meccanismi
nel commercio tra paesi ricchi e poveri, con gli interessi del debito, con
l’imposizione di "aggiustamenti strutturali" da parte del Fondo
monetario internazionale che rovinano le economie dei paesi più deboli e
depauperano le già scarse risorse per la sanità e l’istruzione.
Quale sarà il futuro dell’Africa? E’ una domanda per tutti.