DON BOSCO

Un singolare biografo di Don Bosco inedito in italiano

L'INCREDULO CHE HA CREDUTO
di Nadia Ciambrignoni
Quella notte dello scorso aprile, da brava insegnante che lavora in ore impossibili, preparavo la lezione introduttiva alla cultura decadente per la quinta che doveva affrontare il nuovo esame di maturità.
Il quadro europeo imponeva una tappa di partenza obbligata dalla Francia e tra i percorsi possibili il più ricco di agganci era quello che si avviava dalla cosiddetta "bibbia" del decadentismo, il romanzo "À rebours" (a ritroso) di Joris-Karl Huysmans pubblicato nel 1884. Ma non mi aspettavo di trovare quella sorpresa rileggendo una nota bibliografica sullo scrittore...

Dopo le opere "naturaliste", dopo quelle che sanciscono il passaggio al decadentismo, compaiono alcuni testi a carattere religioso, che testimoniano il cammino di conversione dell'autore e poi vite di santi, fino ad un "Esquisse biographique sur Don Bosco", uno "Schizzo biografico su Don Bosco" del 1903. Dato lo stupore, le ricerche sono state abbastanza rapide e il risultato un fascicolo in francese ricevuto in fotocopia dalla Biblioteca Centrale Salesiana, più una breve scheda in italiano che riporta soltanto uno stralcio dell'originale.

NELLA PARIGI ANTICLERICALE
La storia di questo "Schizzo" ha origine nel 1903 a Parigi, in un clima politico dominato da governi radicalmente anticlericali, come quello del gabinetto Combes, che tra il 1903 e il 1906 varò una serie di leggi che imponevano la forte limitazione o la soppressione delle proprietà ecclesiastiche e quindi, di fatto, fecero cessare le molteplici attività educative, sociali e scolastiche rette da religiosi. Huysmans, già convertito al cattolicesimo, vive presso i Benedettini e vede ogni tanto arrivare i ragazzi dell'oratorio salesiano dei Santi Pietro e Paolo, situato a Ménilmontant, per servire la Messa; colpito dall'umiltà e dalla competenza di costoro, lo scrittore chiede informazioni, venendo così a sapere che sono "les fils de DON BOSCO" (scritto nel testo sempre tutto maiuscolo). Preso da ammirazione e curiosità, va con l'amico poeta François Coppée a visitare l'opera salesiana in questione e rimangono entrambi conquistati dal suo profondo radicamento nel sociale e da un'atmosfera molto familiare. Quando poi, nel giro di pochi mesi, si fa strada la diffamazione dei salesiani parigini ad opera del "rapporto Combes", che nega loro l'autorizzazione a proseguire l'opera di apostolato, egli decide di scendere in campo a difesa dei salesiani, prendendo in mano la penna.
Nelle 62 pagine del piccolo dossier compaiono le parti salienti della vita di Don Bosco, e gli aneddoti che poi confluiranno nelle biografie del Santo. A quest'epoca, comunque, Huysmans scrive di aver "tante volte" sentito raccontare aneddoti sul "celebre taumaturgo": "Sapevo che quest'uomo era considerato come un Santo". Evidente la forte risonanza che la vita e la figura di Don Bosco ebbero anche in Francia, come testimonia l'entusiasmo suscitato dal viaggio di Don Bosco del 1883, a 68 anni.

UN SANTO POLIEDRICO
Nello "Schizzo" vengono messe lucidamente in rilievo alcune caratteristiche di Don Bosco, come la "molteplicità" del suo operato, che non si "delimita in un genere rigorosamente definito... ma si ramifica in tutte le direzioni, spinto secondo i bisogni che si presentavano"; o la considerazione di un Don Bosco visto "né come un temerario né come un rompicollo", ma capace di "congiungere una fede imperturbabile a un'estrema prudenza"; poi l'originalità di unire "una sagacità da uomo d'affari a una saggezza da santo". E su questa capacità di "trattare di affari", affari "du Bon Dieu" naturalmente, Huysmans insiste più volte, concludendo che i più illuminati fondatori e fondatrici di ordini religiosi dei nostri tempi (cita Marie Javouhey fondatrice delle suore di San Giuseppe di Cluny e Marie Sainte Euphrasie Lepelletier fondatrice dell'ordine del Buon Pastore d'Angers), hanno proprio la spiccata capacità di esercitare un grande buon senso nel cavarsela tra le difficoltà della vita quotidiana. E' la prova che "Dio adatta i suoi grandi servitori alle esigenze dei loro tempi".
Ma ciò che più apprezza lo scrittore è la capacità di Don Bosco di "dimenticare se stesso", consumandosi nella sua missione senza risparmiarsi mai, la missione di "domatore di piccoli diavoli, pastore di piccoli angeli".

UN HUYSMANS DIVERSO
Viene fuori insomma un'immagine di Huysmans diversa rispetto a quella divulgata dai libri di testo scolastici; la ricerca dell'identità profonda dell'uomo, già presente in À rebours, sfocia nella riscoperta della fede come senso ultimo dell'esistenza. Manca del tutto l'entusiasmo retorico del neofita, prevale invece un impianto "razionale" della religiosità, una spiccata tendenza, forse anche frutto del "tirocinio" naturalista, all'incarnazione della fede nei bisogni sociali pressanti del tempo: di qui il grande apprezzamento per Don Bosco. Nella stessa direzione porta l'acutezza del giudizio politico, che confronta Rattazzi e Combes, lodando il primo come un intelligente uomo politico sebbene anticlericale a confronto dell'intollerante chiusura del secondo: sfuma l'immagine tradizionale dell'esteta isolato dal mondo o del convertito che lo rifiuta.
Dalla preparazione di quella lezione sono nati così alcuni interrogativi.
Quante figure di artisti e scrittori insegniamo a scuola già "digerite" e interpretate da ottiche più o meno di parte o di tendenza? Quante opere cosiddette "minori" ma illuminanti, come in questo caso, subiscono una sorta di "censura" se non vanno incontro alle mode? Viviamo davvero in un contesto socioculturale libero e rispettoso di tutte le identità?
Contemporaneamente, però, è nata anche una convinzione, quella che vale la pena, forse, di tradurre l'operetta di Huysmans (esiste solo l'edizione francese del 1934 e quella spagnola del 1933) anche in italiano, per più di un motivo: per l'acume di alcune affermazioni, per la profondità con cui l'autore coglie la figura di Don Bosco e per il suo modo di considerarlo già con sicurezza un Santo; inoltre per il valore storico, nella testimonianza dei rapporti tra Stato e Chiesa nella Francia anticlericale dei primi del novecento. Tra parentesi, è interessante notare che proprio Don Bosco è stato scelto dall'autore come evidente segno di una possibile unione tra religione, politica e società. Non mancano alcune notizie strane o errate, come la data di morte riportata all'8 Dicembre 1888, ma anche qui si potrebbe risalire alle fonti biografiche di cui Huysmans si è servito. Uno soltanto il rimpianto dello scrittore, il fatto che mentre ".La vita interiore del buon vescovo (Francesco di Sales) è conosciuta, quella del suo figlio spirituale non lo è affatto". Questa attenzione all'interiorità di un "santo" da parte di un uomo travagliato da un'esistenza tanto problematica fa pensare anche ad altri celebri convertiti, senza dubbio particolari, di questo stesso scorcio di fine secolo, da Oscar Wilde ad André Gide. E interessanti sono le sfumature simili di ricerca etica nel nostro attuale inizio di millennio. Viene da pensare che, forse, proprio adesso sarebbe utile approfondire la vita di Don Bosco con il taglio specifico della definizione dell'immagine che i suoi contemporanei ebbero di lui, per poi ridefinire con coraggio quali suggestioni oggi sono vive per noi e con noi attraverseranno il nuovo millennio.