LETTERA AI GIOVANI
Febbraio 2001
L'avvenimento clou dell'anno 2000 è stato indubbiamente il grande raduno
giovanile di Tor Vergata che ha lasciato di stucco un po' tutti, anche i
più ottimisti. Quei giovani continuano a riflettere e a scrivere...
STAMMI A SENTIRE
IL PIACERE DI VIAGGIARE
Carissimo/a,
ecco quanto mi scrive uno dei giovani della GMG.
"Sono uno dei ragazzi, non più giovanissimi, di Tor Vergata: blue
jeans, maglietta più vicina a una pagina di quaderno che a una T-shirt,
scarpe enormi da ginnastica e un infinito zainetto sulle spalle. Viaggio in
continuità: Parigi, Madrid, Londra, Roma. Non sto fermo un minuto. Dimmi
dove vai e ti dirò chi sei, mi sento di dover correggere una
precedente espressione oggi non più in voga. Camminare per lunghe ore,
salire su un treno, muoversi con il pollice in alto per un auto stop di
fortuna, dormire in qualche modo non mi creano fastidio, anzi, mi danno vita,
energia.
Viaggio, dunque esisto. Incontrare, parlare, vedere mi rendono aperto.
Mi sta stretta la casa; non sono nostalgico della mia città. Di essa
porto in giro un incorreggibile timbro. Chi mi sente mi ributta là da
dove sono partito: "Sei veneto?!". Viaggiare: a ciascuno il suo treno.
Sono sparite le frontiere; la carta d'identità mi fa sentire più
europeo che italiano. Dell'Europa non siamo ancora cittadini. Troppe le
differenze: appunto, i treni.
Se parlo delle capitali, sento Parigi più a portata di mano, Londra
raggiungibile in qualsiasi punto con la sua metropolitana. Mi trovo più
a disagio a Venezia, Firenze, Napoli: città che non temono confronti, ma
faticose da conquistare per chi viaggia come me.
Mi piacerebbe sapere quanti sono quelli come me, pellegrini per il
mondo. Milioni di milioni come. le stelle di Negroni. La pubblicità
è uguale ovunque. Mi invita a spendere e spendere. Rende tutti uguali:
patatine, hamburger e coca cola.
Penso di appartenere a una generazione libera, disinvolta, non inibita. Sono
discendente di Ulisse, non la fotocopia. Il mio peregrinare non è verso
Itaca, la casa, l'amore, la patria. Viceversa, sono in cerca d'autore. Vivo
come se non avessi casa, ma sto cercando tranquillità, sicurezza, un
nido dentro cui stare.
Sono inquieto, instabile. Non ho ancora incontrato l'amore della mia vita. Mi
muovo tra un'infinità di persone, incontrate la prima volta, come api
che vagano di fiore in fiore. Non è tutto miele quello che sperimento e
provo.
A questo punto ho un vago desiderio di essere cittadino del mondo,
più che italiano in senso classico. Ti chiedo, se il mondo si è
messo a viaggiare, perché tante precauzioni nei confronti di chi si
affaccia, di chi arriva in un paese non suo? Sono sbagliato io a muovermi in
continuità, alla ricerca di un'identità ancora inespressa, o
forse tu, Don Carlo, credi di essere nel vero, perché figlio di una
tradizione che si ripete ma non si rinnova? I libri invecchiano negli scaffali
di una biblioteca. Pochi sono eterni. Viaggiando imparo di più. Senza
accorgermene divento giornalista, scrittore e poeta.
Esci dal guscio. Marco Polo non si è allontanato da casa in cerca
d'avventure, ma ha avvicinato il mondo. Con lui la Cina è più
vicina da diversi secoli.
Carlo Terraneo