IL DOCTOR J.
di Jean François Meurs
CHI SI RITIRA DALLA SCUOLA VUOL DIRE CHE
HA PROBLEMI
Salve, Doctor! Vorrei semplicemente
portare la mia testimonianza, perché possa servire ad altri. Avevo 14
anni. Un giorno con una compagna di 16, abbiamo deciso di marinare la scuola.
Del resto non mi ci trovavo bene per niente: tanti prof, lezioni tutto il
giorno, compiti a raffica. Ci prendemmo gusto: era facile! Imitavo la firma di
mia madre per la giustificazione. Un'amica mi aveva fornito dei certificati
medici rubati a suo padre. Solo che dopo tre mesi avevo già cinque
insufficienze in varie materie. Il direttore convocò mia madre dicendosi
preoccupato della mia salute e dei pessimi risultati: prima ero un'alunna
modello. La mamma ovviamente cadde dalle nuvole, e mi passò una solenne
lavata di capo, mentre il preside programmò un periodo di studio forzato
per farmi recuperare, il che mi permise di riprendermi. Adesso sono al termine
dei miei studi secondari. Ho avuto la fortuna di avere una madre severa e un
preside attento, altrimenti avrei potuto fare una brutta fine. Lei ha mai visto
quanti giovani bighellonano in città durante le ore di scuola?
Sarà durissimo per loro riprendere i ritmi normali: dovranno fare una
fatica boia, dopo che si sono lasciati affondare dolcemente. (Natasha, Genova)
Salute a te, Natasha.
Poni un problema non nuovo che finalmente comincia a essere preso in
considerazione in tutta Europa. Non esistono indagini sistematiche e
approfondite sull'argomento, ma ci sono delle costanti. I maschi marinano le
lezioni più delle femmine, e il fenomeno interessa soprattutto le scuole
professionali. Che sia legato al prolungamento dell'obbligo scolare? Alcuni,
infatti, preferiscono guadagnare invece che studiare. C'è chi dà
la colpa alle strutture scolastiche fatiscenti, ai programmi balordi, ai
professori impreparati, agli scioperi e all'assenteismo di alcuni insegnanti,
ecc.
-
Le ragioni insomma possono essere tante, quello che è certo
è che i ragazzi sono meno a loro agio delle ragazze con il sistema
scolastico. Molti sono stati male orientati: non erano fatti per le
professionali, ci sono arrivati in seguito a fallimenti ripetuti, dovuti spesso
a ragioni familiari, o alla crisi adolescenziale, o anche a fragilità
affettiva. Comunque si fa un torto a questo tipo di insegnamento, qualificato
spesso come "pattumiera". E' un'ingiustizia bella e buona, perché
l'insegnamento professionale è più che valido.
-
Non di rado, i giovani danno la colpa allo stress, e
all'isterilimento della volontà e perfino ai periodi ripetuti di
vacanza, non solo quelle che qualcuno si prende per conto proprio ma anche
quelle ufficiali: più la vacanza è stata lunga più
è difficile riprendere il lavoro. Questo capita per esempio per le
vacanze di Natale o Pasqua: dopo una settimana di dolce far niente non si ha
più voglia di tornare tra i banchi. Quali rimedi? Ridurre le vacanze
sarebbe troppo semplice e poco produttivo! E' certo un problema che va studiato
seriamente. Ti dicevo che in Europa lo si sta facendo; speriamo si arrivi
presto a qualche conclusione.
-
Tutto questo non ci dice ancora da dove viene lo stress. E' un fatto:
la crisi generale e la minaccia incombente della disoccupazione hanno allarmato
le famiglie e messo sotto pressione le scuole. Bisogna anche fare i conti con
difficoltà particolari: certe famiglie hanno problemi in casa: ci sono
adolescenti che devono occuparsi di un fratello più giovane, di un
familiare malato, o del nonno o nonna non più autosufficienti. Un'altra
difficoltà è costituita dalla violenza che ha preso piede presso
molte scuole, e alcuni studenti non osano più frequentare perché
hanno paura. Insomma la scuola in genere non corrisponde a quella che
sognavano. Molti si sentono obbligati a fare i "bravi" studenti e a prendere
bei voti, e quando vengono interrogati vanno incontro a molte più
umiliazioni di quel che si crede.
-
Per lottare contro l'abbandono scolastico, la scuola rischia di
giocare la carta del ricatto e di reagire con controlli accresciuti. Certi
istituti hanno addirittura deciso di lavorare in stretto contatto con le
autorità pubbliche e la polizia. Questa concertazione è benefica
nella misura in cui provoca una presa di coscienza. Se no non serve: non si
può risolvere ogni cosa a suon di articoli di legge e di repressione. E'
anche necessario rispondere al bisogno urgente di ascolto degli adolescenti e
comprendere a fondo che un alunno che marina la scuola è un alunno che
ha problemi, uno che chiede aiuto. I genitori sono a volte mostrati a dito
dalle autorità scolastiche, convinte che essi non si assumano più
le loro responsabilità. Ma essi subiscono già fortissime
pressioni esterne e la loro missione s'è fatta terribilmente difficile.
Aspirano a un menage familiare un po' più gratificante e non vogliono
giocare ai gendarmi. E' perciò urgente organizzare, negli istituti
scolastici, degli spazi per poter parlare liberamente. delle camere di
decompressione tra la scuola e la famiglia.