VOLONTARIATO

Figlie di Maria Ausiliatrice e salesiani sulle rive dell'Orinoco: missionari del Vangelo e della cittadinanza

MARISOL DELLA FORESTA
di Graziella Curti

Maria Soledad Docampo è una fma missionaria.
Laureata in ingegneria chimica, da dieci anni lavora
tra gli indigeni dell'Amazzonia venezuelana
con progetti di alimentazione che,
mentre permettono migliori condizioni di vita,
rafforzano le radici culturali e il senso comunitario.


Marisol è una donna dinamica: porta i segni di una giovinezza energica che non si arrende di fronte agli ostacoli. Quando la incontriamo, si trova temporaneamente a Caracas per garantire una buona amministrazione all'ultimo progetto alimentare. Le chiediamo di raccontarci la sua storia. Lo fa semplicemente, senza filtri.
"All'origine della mia scelta di vita c'è forse una passione per i più poveri e la forte creativa laboriosità dei miei avi. La gente di Galizia è intraprendente, coraggiosa. Quando i miei sono emigrati in Venezuela io ero già nel seno di mia madre. Ancor prima di nascere, ho percepito il viaggio come categoria naturale della mia vita. Posso dire che in questi anni missionari ho camminato molto e navigato per ore, a volte per giorni interi, sul fiume.

LE VICISSITUDINI DI UNA VITA
L'inizio della mia vocazione è stato un po' avventuroso. Sono scappata di casa, perché i miei non pensavano che quella fosse la mia strada e volevano impedirmi di seguirla. In seguito c'è stata la riconciliazione e varie avventure. La prima l'ho vissuta a San Juan de Manapiare, nell'Alto Orinoco, dove ho iniziato con un progetto alimentare".
Un album di foto con didascalie brevi commenta l'impresa di suor Marisol. Le istantanee presentano il piccolo villaggio a due ore di aereo dal Puerto Ayacucho. La terra scavata per le fondamenta dei capannoni e del mulino che servono per la conservazione e la lavorazione del mais è rossa. Si può osservare il procedere dei lavori, l'arrivo degli aerei militari, il passaggio a catena del materiale da costruzione.
Marisol è sempre presente a indicare, osservare, discutere. Con lei gli indigeni lavorano con passione. "La prassi missionaria - spiega - non consiste nel sostituirsi alla gente, ma nell'animazione". Non deve essere stato facile. C'è la fatica della manovalanza, perché mancano strumenti meccanici; si aggiungono le soste forzate, quando il fiume s'impenna e non permette di navigare. Ma, a progetto terminato, aumentano le possibilità di lavoro per la gente, le risorse alimentari sono assicurate, la vita cresce.

PELLEGRINA SUL FIUME
La storia di Marisol ha una sosta in Italia alle fonti della spiritualità salesiana, poi di nuovo, in piena selva, tra le etnie dell'Alto Orinoco. "È stato durissimo perché avevo il compito di visitare i caserios indigeni. A volte camminavo per giorni prima di giungere a qualche shaponos (abitazione comunitaria) yanomami. C'erano i pericoli dei serpenti, delle tigri, ma soprattutto la fatica di entrare in una cultura con linguaggi verbali e gestuali diversi dai nostri. Il compito primo era quello di portare medicine per gli ammalati, schede bilingui per la scuola del villaggio. Raramente riuscivo a far accettare qualche consiglio alimentare e a insegnare un canto ai bambini. Ho preso nove volte la malaria e mi è capitato di perdere sei chili in dieci giorni di viaggio".
L'espressione del viso di suor Marisol accompagna il racconto e fa intuire lo spessore di un'esistenza che in certi momenti diventa drammatica.
Come quel giorno in cui un bimbo di 9 anni viene morsicato da un serpente. Lei interviene con gesti rapidi cercando di estrarre il veleno. Poi, costatando l'inutilità del rimedio, insieme ai genitori, con la barca a motore tenta di trasportare il bimbo a una missione vicina dove c'è un ambulatorio. Il tragitto sembra infinito e il ragazzo peggiora. L'urlo impotente dei genitori si unisce a quello della suora, quando il piccolo cessa di respirare.
O come le marce forzate nella foresta. "Mi mettevo sempre a capofila perché mi faceva più paura la tigre che ti assalta silenziosa alle spalle piuttosto che i serpenti: questi riesci a individuarli con il bastone che ti aiuta ad aprire il cammino. Ore di massima attenzione e fatica, ore estenuanti. E quando arrivi non trovi una doccia calda: solo un fiume, quando c'è, per una sciacquata.

INGEGNERE COMUNITARIO
Suor Marisol ha sempre voluto orientare per il bene comune la sua professionalità di ingegnere chimico. Tra la gente che soffriva per fame, ha cercato di realizzare progetti che permettessero di sfruttare i prodotti della loro terra. Dove arriva, dopo un'analisi attenta del territorio, studia il carattere delle etnie, il loro modo di percepire la vita e poi parte con un progetto calibrato. Dietro l'obiettivo alimentare c'è pure la finalità di formare i vari gruppi all'autogestione, al lavoro comunitario. Quello che più interessa è di custodire le radici culturali della gente, migliorando la qualità della vita e aumentando il senso di appartenenza contro il rischio della fuga verso la città, dove solitamente chi abita nella foresta si perde nell'alcool, nella miseria e nella nostalgia.
Ora suor Marisol abita a Güiria, nell'est del Venezuela. Qui l'ambiente è diverso: 45 mila abitanti, per lo più contadini e pescatori. Lei sta progettando una scuola tecnica, che riesca a sfruttare al meglio le risorse della zona. "Güiria si trova sulle rive dell'Oceano e ha un retroterra fertile. La scuola, che per ora conta soltanto un centinaio di alunni e alunne, deve fare i conti con il territorio.
L'idea che ho è quella di sfruttare al massimo la pesca e le risorse della terra (frutta, verdura, ecc.). Per il primo obiettivo ho già avuto vari colloqui e la promessa di collaborazione. Il proprietario delle più grandi imprese di pesca della città mi ha garantito una fornitura gratuita giornaliera di 4 tonnellate di rifiuti di pesce da cui, attraverso procedimenti adatti, si può trarre la farina di pesce, materia prima per alimenti degli animali".
Alla domanda: "Lavori sola o in équipe?". Risponde sicura: "In questi progetti è fondamentale l'apporto della comunità. Sull'esempio di don Bosco, io mi rivolgo a tutti quanti mi possono aiutare".
Da mesi, suor Marisol sta studiando con la comunità delle sorelle e dei laici il progetto secondo il metodo della ricerca/azione e insieme, da brava salesiana, è a contatto continuo dei giovani del posto. Con loro ha già realizzato recitals, drammatizzazioni sacre, perché, oltre gli strumenti dell'ingegnere chimico, lei sa usare la chitarra e trarre quella musica della vita che rallegra quasi come il suo sorriso.