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PGS "OLTRE" LO SPORT
di Giancarlo Manieri

Il Giubileo degli sportivi ha visto la partecipazione massiccia delle PGS, Polisportive Giovanili Salesiane. Dalla curva sud dell'Olimpico, dov'erano dislocate, sono partite le Ola, i Viva il Papa più convinti, le ovazioni più lunghe e l'irrefrenabile gioia salesiana.
C'erano le PGS, eccome! E si sono fatte sentire durante tutta l'eccezionale manifestazione. Dalla curva sud saliva un clamore irrefrenabile ogni volta che nei due immensi maxischermi comparivano i volti dei divi della pedata: Batistuta, Totti, Toldo, Baggio, Zola. Pensavo (ma si è rivelato un giudizio temerario): questi sono venuti per i divi del momento, più che per il Giubileo.
E paventavo, devo confessarlo, l'arrivo del Papa che opinavo avrebbe ricevuto la sua parte di ovazione più di cortesia che di entusiasmo.
Sbagliato! Di grosso! Quando la mercedes nera del Pontefice ha fatto il suo ingresso dal varco apposito, l'ovazione è diventata incontenibile, il tifo incredibile, l'entusiasmo alle stelle. Wojtyła ancora una volta ha sorpreso e sbalordito tutti, giornalisti compresi, che pure sono abituati alle cose piů assurde. "Che cosa mai avrà in corpo questo vecchio cadente per suscitare un tifo da star?". L'ho detto a me stesso e l'ho ripetuto a qualche giovanissimo "pigiessino", più tardi, in piazza San Pietro. "Non lo so! - mi ha risposto una ragazzina - Comunque, guai a chi ce lo tocca!".

L'OMELIA. DA STADIO
L'hanno ascoltato anche durante l'omelia. Addirittura! In silenzio. Tanto da suscitare qualche ammirato commento da parte di alcuni giornalisti della tribuna stampa. E dire che non è stata, come al solito, una predica disimpegnata, di cortesia, di complimenti. Il Papa non ha ceduto alla tentazione qualunquista del buonismo oggi di moda in tutti gli strati sociali. Ha rilanciato senza fare sconti e concessioni particolari, il tavolo dei valori, dei doveri, delle responsabilità che riguardano giocatori e dirigenti, allenatori e accompagnatori. Allo stadio si corre, ha ricordato, ma la grande corsa da vincere è quella della vita, una gara che tutti possono e devono vincere. Un concetto, questo, un po' alieno alle arene sportive, dove chi vince è uno solo, o tutt'al più una squadra, gli altri perdono e così sia!
Il Papa diplomaticamente ringrazia Samaranch, il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Petrucci, il presidente del Coni, Rossi, medaglia d'oro a Sidney, ma subito dopo richiama i grandi valori che fanno grande lo sport e l'atleta, ma pesano a tutti, perché poggiano sul sacrificio duro, diuturno, accettato, pena il non raggiungimento della meta. E cita, il Papa, virtù come la lealtà, la perseveranza, la pazienza, l'amicizia, la condivisione, la solidarietà. che non sono frequentatrici abituali degli stadi. Poi va giù forte, a testa bassa, e, senza mezzi termini o pudichi tentennamenti, pronuncia quelle che oggi sono quasi parolacce: conversione e temperanza.
E' da non crederci, un discorso del genere è stato interrotto spesso (troppo?) da applausi. Mi domandavo il perché. E ho pensato che il motivo poteva essere il fatto che ciò che il Papa andava dicendo erano cose, visti i tempi, talmente inusuali, inedite, sconvolgenti da strappare il più incantato apprezzamento.

POI LA PARTITA
Poi lui sempre protagonista e attore, ha fatto, una tantum, lo spettatore. Credo sia stata la prima volta di un Pontefice romano. Ma ormai ai primati di Wojtyła, ci si č talmente abituati che le sue performance non fanno più notizia, anche se sconvolgono chi ha la fortuna di assistervi.
Alla gara della nazionale di Trapattoni contro gli stranieri che giocano in Italia c'era così uno spettatore d'eccezione, un vecchio portiere polacco, ora Papa. e forse proprio per questo, chissà, non si è assistito alle solite risse che caratterizzano con allarmante frequenza le partite di foot-ball, e non solo quelle. "Dovrebbero invitarlo tutte le domeniche in tutti gli stadi!", ha sussurrato una simpatica giornalista alla mia destra. "Anche in quelli delle squadre minori e di periferia, e perfino in qualche partita delle PGS!", ho aggiunto mentalmente e, forse, un po' sfacciatamente. Ma troppi papi calibro Wojtyła occorrerebbero. Il mercato non č così prodigo!

INFINE SAN PIETRO
Terminata la kermesse allo stadio olimpico, atleti e dirigenti pigiessini si sono ritrovati in Piazza San Pietro, tra le grandi braccia del Bernini. Lì atleti e dirigenti hanno ascoltato, hanno cantato, hanno pregato e danzato la loro preghiera. Poi hanno varcato la Porta Santa unendosi alle migliaia di pellegrini che ininterrottamente facevano il loro stesso percorso. La porta è la vita, è la meta del pellegrino, e anche dello sportivo. Cristo è la porta che apre l'accesso alla vita definitiva, al senso ultimo: oltrepassare quella porta è fare il più importante passo della propria carriera, e di tutta intera l'esistenza. Chissà se atleti e dirigenti hanno intuito l'importanza di quella Porta!