COME DON BOSCO

l'educatore
di Bruno Ferrero

I FIGLI HANNO BISOGNO DI INCORAGGIAMENTO

Incoraggiare è una parola bellissima: significa "dare cuore". Incoraggiare i figli significa fare un trapianto di cuore. E' un'arte magnifica e delicata.

Parliamo di una qualità rara che passa da cuore a cuore. Il compito preciso di genitori ed educatori è aiutare e sostenere i figli mentre sviluppano le capacità e la sicurezza necessari per camminare con le proprie gambe
  • E' importante prima di tutto vedere e valutare la realtà. Quando i bambini sognano, lo fanno in grande. Nei loro sogni tutto è possibile. Non è facile guidarli con delicatezza a valutare realisticamente le loro caratteristiche personali e i loro desideri. Può essere una faccenda molto delicata sapere quando intervenire o meno, quando lodare e quando offrire critiche costruttive. I figli hanno bisogno di appoggio, ma anche di una valutazione sincera dei progressi compiuti e dei risultati raggiunti, insieme alla sicurezza che tutto quello che i genitori dicono o chiedono è per migliorare le loro capacità.
    Per far questo i genitori devono prestare molta attenzione alle necessità, ai talenti e ai desideri specifici di ogni bambino. Non si incoraggia "al plurale": è vitale riconoscere le differenze individuali, capire come uno affronta lo sconforto o le perplessità, come l'altro riesce a mantenere l'interesse per un progetto, chi ha più bisogno di essere aiutato e guidato e chi invece fa meglio da solo. Ogni bambino è unico: incoraggiare in modo autentico significa tenere conto del suo temperamento, dei suoi gusti, delle paure, degli interessi e delle capacità.
  • Perciò la seconda cosa essenziale è essere presenti. I genitori devono aiutare i figli ad andare avanti e allo stesso tempo essere pronti a sorreggerli quando ruzzolano indietro. Qualche volta è preferibile aiutarli prima che vengano sopraffatti dalla situazione, mentre in altri casi è meglio farsi indietro e lasciare che risolvano da soli i loro problemi. Ma anche se li lasciamo fare, possiamo essere presenti con una parola gentile, un colpetto sulla spalla o un suggerimento adatto.
    Il miglior incoraggiamento tuttavia consiste nell'aiutare i figli ad avere una visione positiva di se stessi e delle proprie capacità. Costruire insomma la loro autostima. Lo si può fare con alcuni passaggi semplici ma importanti. I genitori devono ascoltare e prendere atto dei pensieri e dei sentimenti dei figli. Significa dare loro del tempo, dedicare loro vera attenzione. E' un modo per comunicare loro che sono accettati, che contano e che i loro pensieri sono importanti.
    E' importante costruire un ambiente familiare in cui i figli possano sentirsi "bravi", riuscire bene in qualche cosa. E' sbagliato pensare che i bambini crescano più forti se vengono "temprati" ripetutamente da valutazioni negative, ordini, imposizioni e fallimenti.
    I genitori devono lasciare ai figli un controllo sufficiente di se stessi: se pretendono di controllarli in modo eccessivo comunicano loro solo un senso di inadeguatezza e di incapacità. L'autonomia si incoraggia curando molto il senso di responsabilità. E' importante che i bambini imparino a essere responsabili e a prendere parte alle mansioni di tutti i giorni secondo l'età e le capacità. I bambini devono essere incoraggiati a oltrepassare i loro limiti e ad allargare i loro orizzonti. Allo stesso tempo devono sapere che i genitori sono dalla loro parte, anche quando sbagliano. E' giusto apprezzare un lavoro ben fatto, dare un riconoscimento e un elogio ai bambini per i loro piccoli progressi.
  • L'incoraggiamento non sfugge ad alcune trappole. La prima, la più pericolosa, è la stanchezza che talvolta assale i genitori. E' facile, per esempio, che i piccoli impieghino più tempo a fare qualcosa da soli di quello che impiegherebbero i genitori a farlo per loro. Quando sono più grandi può non essere una questione di tempo, ma di sforzo: i genitori possono essere stanchi di combattere perché i figli facciano quello che è nel loro interesse. Soprattutto, quale che sia l'età dei figli, i genitori non devono mai cadere nella trappola di fare le cose al posto loro.
    I genitori dovrebbero organizzare gli orari in modo che i bambini abbiano il tempo necessario per esercitarsi a fare quello che stanno imparando (vestirsi, lavarsi i denti, mettere a posto la camera) a modo loro e senza fretta. Le vite stressanti che molti di noi conducono fanno sembrare un prezzo troppo alto da pagare decidere, per esempio, di alzarsi tutti mezz'ora o un'ora prima.
    Certo, per i genitori non è sempre possibile destreggiarsi tra i mille doveri familiari e professionali. Ma nel soppesare i pro e i contro pensino a quanto possa essere importante questo per dei bambini, che hanno bisogno di imparare a fare le cose da soli e in modo tale. da sentirsi fieri e sicuri di sé, e non pieni di vergogna e avviliti per la propria incapacità di stare al passo con il ritmo frenetico della vita.
    Un'altra trappola in cui possono cadere i genitori è proteggere i loro bambini da insuccessi, delusioni o offese, scoraggiandoli dal prendere iniziative. Si rischia così di crescere ragazzi insicuri, dipendenti, poco creativi. Infine i genitori devono stare attenti a non spingere i figli a raggiungere gli obiettivi che loro non sono riusciti a raggiungere. Ogni bambino, con i suoi particolari talenti, è uno spirito unico e irripetibile. Incoraggiare non è dare una pacca sulle spalle ogni tanto. E' aiutare i figli, con l'esempio e non con le parole, a conquistare qualità spirituali come la generosità, la gentilezza, la sensibilità, la determinazione. E' aiutarli a credere in qualche meta e a metterci dell'energia per raggiungerla. Incoraggiare è credere nei sogni dei figli, anche quando non si capiscono completamente.

il genitore
di Marianna Pacucci

A PRANZO? UNA GENEROSA PORZIONE DI CORAGGIO!

Insieme alle vitamine che quotidianamente ci preoccupiamo di somministrare ai figli durante i pasti perché crescano sani e forti, forse dovremmo includere una bella razione di coraggio.

indispensabile infondere coraggio ai ragazzi, perché hanno un tasso di autostima quasi sempre al di sotto del minimo vitale, se si eccettuano alcuni momenti di ipertensione in cui una brusca impennata fa montare la testa ma al tempo stesso causa un senso di vertigini e di nausea.
Queste cose non accadono solo a chi ha una particolare costituzione psicologica, che lo rende fragile nelle piccole e grandi prove che deve affrontare. Capitano anche ai più robusti, e non faccio fatica a includere in questa categoria entrambi i figli; ma da quando sono entrati nella fase adolescenziale, anche loro appaiono talvolta poco disponibili a credere in se stessi e vanno in tilt non appena le richieste della realtà esterna si fanno più esigenti.
A dire il vero, Claudio è stato sempre bisognoso di incoraggiamento, anche se può sembrare il più sicuro e disinvolto. Forse perché è abituato alla pratica sportiva, rischia di non concludere molto, se non sente alle spalle un tifo da stadio, soprattutto quando deve sopravvivere ad una mattinata scolastica, nel corso della quale non si è sentito adeguatamente valorizzato. Ai primi segnali di crisi, preferisco servirgli un po' di coraggio già con la colazione.
Alessandra, invece, raramente dichiara di aver fame di questo genere di cibo, però non disdegna una bella razione di incoraggiamento, soprattutto a metà giornata, quando fa un bilancio della mattinata e deve ricaricarsi di energie da spendere durante il pomeriggio. Peraltro, lei non avverte tanto il bisogno di questa risorsa quando affronta questioni legate allo studio, ma nel momento in cui deve affrontare impegni di carattere sociale ed ecclesiale, per i quali occorre una pazienza infinita e una tenace perseveranza.
Da parte mia, mi affanno a cucinare questa pietanza in vari modi: talvolta suggerendo ai figli che nella vita non è possibile gareggiare senza aver preventivamente fatto un rigoroso allenamento. In questo caso l'incoraggiamento va condito sollecitando la volontà e alimentando la capacità di resistenza negli impegni e nelle prove quotidiane. Altre volte mi sembra più opportuno accompagnare un incoraggiamento con una bella dose di solidarietà. Senza sostituirmi alle responsabilità dei due ragazzi, né tanto meno facendo stupidi tentativi per aiutarli ad aggirare con vari stratagemmi un certo compito, cerco di consegnarli alla loro autonomia, facendo in modo però che possano avvertire che resto sempre nei paraggi, pronta a dare una mano se serve, ma soprattutto a ritmare la loro fatica.
Infine, ci sono occasioni in cui occorre preparare una colazione al sacco a base di pane e coraggio: capitano giornate in cui non mi è data la possibilità e il tempo di mettermi in ascolto dei problemi e delle contraddizioni, delle speranze e delle delusioni che Alessandra e Claudio sperimentano sulla loro pelle. Quando devono misurarsi con la necessità di stare da soli e di fare da soli, credo che costituisca una buona ricarica energetica poter ricordare che, sia pure in modo misterioso, sono sempre con loro, pronta a credere in quel che realizzano anche se possono commettere degli errori.
I ragazzi si sono invece meravigliati nel venire a sapere che anch'io durante la giornata mi concedo talvolta una porzioncina di coraggio. Ho dovuto spiegargli che non è vero che noi adulti sappiamo sempre come affrontare e risolvere le paure che inquietano il cuore. E sono anche rimasti stupiti quando hanno capito che neppure una mamma può farsi coraggio da sola: mi è sembrato però giusto che diventassero consapevoli del fatto che questa qualità si moltiplica e funziona realmente quando diviene un regalo che si scambia con semplicità e generosità.
Non avrebbero mai immaginato che, pur sentendosi così bisognosi d'incoraggiamento, a loro volta anche con la sola presenza riescono a incoraggiare me quando sono giù di corda. Alessandra riesce sempre a smascherare i miei pietosi tentativi di riciclare pietanze che sono state surgelate in tempi non sospetti, ma ancora non ha scoperto che la stessa porzione di coraggio gira a tavola da tanto tempo e viene servita ora all'uno ora all'altro con qualche piccola variante nel condimento.