III MILLENNIO

RITI DI PASSAGGIO: LA NASCITA
di Nicola Follieri

Gli eventi della nascita e della morte sono un argomento ghiotto per chi si occupa dei riti di passaggio a livello etnologico.
Venire al mondo e andarsene dal mondo hanno un significato sociale e affettivo estremamente importanti. Sono sempre un qualcosa che resta fissato nella memoria e produce delle emozioni forti. Un neonato che emette i suoi primi vagiti o una persona che esala l'ultimo respiro sono circostanze quasi sempre destinate a ripercuotersi in particolare nel contesto ristretto in cui avvengono: quello del nucleo familiare. Per noi occidentali l'esperienza della nascita e della morte destano sentimenti e reazioni che vanno dallo stupore allo smarrimento e prevedono una partecipazione interiore, o anche solo formale, all'evento in sé, racchiuse nella sfera del privato.
La comunità sociale tende a manifestare ed esprimere questa partecipazione sul piano umano con forti connotati borghesi, che a volte sembrano assorbire anche la componente sacramentale, religiosa o cristiana, in cui dovrebbero essere ascritti.

RITI DI SEPARAZIONE
Nelle società primitive l'arrivo di un neonato è salutato come un evento sacro. Ciò vuol dire che la presenza di un'altra persona, da accogliere in seno a un gruppo umano già consolidato, deve essere purificata. La creaturina dunque, perché possa ricevere il riconoscimento collettivo del suo ingresso nella comunità, è sottoposta a una serie di cerimonie, che la rendono idonea a farne parte. Per diversi giorni la madre e il pupo vivono come reclusi, in quanto l'esperienza del parto ha fatto contrarre loro l'impurità. Ed ecco allora in questo spazio di tempo l'espletamento dei riti di passaggio. Con la nascita si verifica un passaggio da un mondo (quello della madre) a un altro (quello della società che lo accoglie). Tale passaggio viene sanzionato con il cosiddetto rito della relegazione. Succede infatti che nei primi giorni di vita il neonato è separato dall'amplesso materno e affidato a un'altra donna. Ma il momento più toccante dal punto di vista etnologico, per quanto riguarda la nascita, è senz'altro quello della resezione cerimoniale del cordone ombelicale.

IL CORDONE OMBELICALE
Fra le popolazioni amerinde o della Polinesia, gli strumenti adoperati per il taglio del cordone ombelicale sono diversi a seconda del sesso del nascituro, quasi a volerne determinare in maniera definitiva la categoria sessuale di appartenenza. Se si tratta di un maschietto, sarà un coltello o una freccia a recidere il cordone, se si tratta di una femminuccia sarà un fuso o un bastone per ammucchiare il grano nelle giare. Il cordone ombelicale non viene gettato via. Esso è conservato. Lo stesso bambino o bambina lo tengono con sé, insieme ai capelli o alle unghie tagliate, per evitare la diminuzione o dispersione della propria persona, energia o anima esteriore. Un parente del bambino si assume l'incombenza di custodire il cordone, al fine di proteggere il piccolo e di consolidare il legame con la famiglia originaria. Il cordone è in pratica messo al sicuro, nascosto, sotterrato. In questo modo sono facilmente riconoscibili i riti cosiddetti di apparentamento. Riti di separazione sono riscontrabili nella cerimonia del primo bagno o nel lavaggio della testolina del pargoletto. Oltre ad avere un significato igienico, il massaggio con acqua del bambino evidenzia il passaggio dalle braccia della madre o dal mondo asessuato a quello sessuato o del clan o tribù di appartenenza. Il corpicino viene inoltre fatto passare sopra o sotto qualcosa. Oppure è poggiato sulla terra, in quanto è terra-madre, luogo d'origine del bambino. In Australia o in Africa diffusa è la credenza che le anime dei bambini che devono nascere si trovino sotto terra o fra le rocce, negli alberi, nei fiori, nei cespugli.

BOX 1 - RITI DI AGGREGAZIONE

Fra gli aborigeni australiani per favorire l'aggregazione del neonato alla famiglia o al gruppo umano vi è l'uso di mostrargli degli oggetti appartenuti ad antenati della sua famiglia. L'oggetto che il bambino piccolo afferrerà o indicherà, lo collegherà all'antenato anche in termini di trasmigrazione delle anime o reincarnazione. In Cina la scelta degli oggetti da parte del bambino può significare pure le sue future inclinazioni o ruoli sociali. Davanti al bambino sono esposti dei giocattoli che rappresentano strumenti di diversi mestieri, quello che lui prenderà in mano per primo, vaticina quale sarà il suo carattere, la sua professione, la sua identità sociale. Fra i riti di aggregazione del nascituro, che soprattutto in Africa o anche in India sono tuttora praticati, si possono citare: l'imposizione del nome o battesimo (esiste un nome che lo identifica come figlio, un altro nome come appartenente alla tribù, un altro è segreto con valenze magico-cosmiche per scacciare il malocchio, e un altro si assumerà ex novo al momento di diventare adulto); l'allattamento rituale; la prima dentizione; la foratura delle orecchie; la rasatura dei capelli.

BOX 2 - TRADIZIONI CINESI
Per far sì che il bambino diventi docile, tranquillo e obbediente, i cinesi usano fare questo cerimoniale il terzo giorno dopo la nascita: effettuato il primo bagno, il neonato è legato per i polsi con una cordicella rossa. Ad essa sono legate delle monete antiche o dei minuscoli balocchi. Trascorsi quattordici giorni, il bimbo viene slegato e alle manine sono fatte indossare dei braccialetti o collarini di corda di colore sempre rosso. Alla porta della stanza del bambino si può trovare appeso del carbone, per rendere la sua mente sveglia e intelligente. La ricchezza e la felicità sono propiziate dalla presenza di una pianticella. Sul letto del bambino inoltre, per quattordici giorni, rimangono appesi i pantaloni del papà. Sull'indumento è appiccicato un foglietto su cui uno scritto invita gli influssi malefici a entrare nei pantaloni piuttosto che nel proprio figlio.

BOX 3 -LE ANFIDROMIE
Nell'antica Grecia, quando si verificava una nascita, la sacralità dell'evento era espressa col cospargere la casa del nascituro di pece o si appendevano alla porta d'ingresso un ramoscello d'ulivo o un pezzo di lana, a seconda del sesso del neonato. Chiunque si avvicinava alla casa era così informato che fra quelle mura si respirava un'atmosfera sacra, dovuta all'evento della nascita. Allora chi non era della famiglia, doveva muoversi con circospezione per non contrarre l'impurità. Cinque giorni dopo la nascita si compiva il rito cosiddetto delle anfidromie (dal greco: correre intorno). Tutti coloro che avevano assistito o partecipato al parto dovevano fare un bagno purificatore e un membro della famiglia doveva fare un giro di corsa intorno all'altare domestico, tenendo in braccio il neonato. Tale cerimonia stava a indicare che il padre riconosceva il bambino e si prendeva la briga di allevarlo.