IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco
VORREI LA PELLE NERA
Gli immigrati sono sempre più
numerosi, e presenti in ogni angolo del Bel Paese. Li abbiamo accanto ovunque,
in strada, nei posti di lavoro, nei negozi, nei cinema, perfino nelle chiese.
Una sfida per gli educatori.
Vorrei la pelle nera". Potrebbe diventare uno slogan di ogni educatore, non per
lanciare una moda estetica, ma per disporsi a capire in profondità e
saper comunicare le ragioni degli immigrati nel nostro paese, così da
contribuire a formare una società multietnica capace di dialogare e
conoscere, anziché discriminare e creare ghetti o capri espiatori del
disagio sociale.
Sulla integrazione culturale con gli immigrati ci giochiamo, infatti, una buona
fetta di qualità della vita nel nostro paese nei prossimi anni. L'esito
di questa partita garantirà anche la qualità dei giovani e delle
ragazze del prossimo futuro. Essi guardano agli adulti specialmente su questo
punto.
La speculazione che regna in Italia nei confronti degli immigrati e i
pregiudizi che si vogliono accreditare, invece, come una visione equilibrata,
vengono infatti respirati specularmente dai giovani.
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Nella quinta indagine IARD sulla condizione giovanile in Italia emerge la
confusione e l'atteggiamento contraddittorio che si respira nei discorsi dei
cittadini: da un lato è molto diffusa la percezione che la presenza di
immigrati abbia raggiunto livelli troppo alti (lo pensa il 75%), accompagnata
dalla forte convinzione (tra il 54%) della propensione degli immigrati a
delinquere; ma, nello stesso tempo, è diffuso un forte sentimento
solidaristico (68%) e soprattutto una grande apertura verso il conferimento dei
diritti di cittadinanza a quanti vivono e lavorano onestamente nel nostro paese
(atteggiamento condiviso dall'80% dei giovani).
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Se poi si pensa che in Italia alla stessa data dell'inchiesta gli stranieri
residenti erano 1.270.553 e si confronta con il dato del 75% che giudica troppo
alto questo livello di presenza (pari invece solo al 2,2% del totale della
popolazione residente), non si capisce la presa del pregiudizio etnico, un po'
forcaiolo, che sembra dominante nel dibattito sociale e politico. Anche
l'allarmismo dei mass media, forse dietro spinte politiche interessate, sembra
accreditare - ma senza fornire obiettivi riscontri - una vera invasione di
stranieri famelici e incivili che vengono a depredare i nostri beni, a rubare
il nostro lavoro.
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Questa confusione tra i giovani (solo il 7,1% di essi non è d'accordo
con l'affermazione che nel nostro paese ci sono troppi immigrati) deriva anche
dal fatto che ormai la partecipazione politica è scesa ai minimi
storici. Il rifugio nel privato, con una maggiore presenza nel sociale, non
giova a elaborare soluzioni condivise per i problemi comuni. Mentre si invocano
grandi riforme, allo stesso tempo - venendo meno la partecipazione politica -
non si sa bene chi e per conto di chi le debba realizzare.
Nella stessa inchiesta IARD si conferma che sono diventati marginali l'impegno
sociale (lo giudicano molto importante il 17,2%) e l'impegno religioso (molto
importante per il 10,5%) e che al primo posto ci sono valori forti (famiglia,
amore, amicizia) vissuti tuttavia nella dimensione individuale e privata.
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Forse gli educatori cristiani hanno lavorato per il re di Prussia, senza
saperlo. Hanno fatto un certo argine sulle proposte di uguaglianza e di
giustizia sociale, magari dimenticando per un attimo che la verità
cristiana sulla creazione di ogni uomo a immagine e figliolanza di Dio era
molto più esigente sulla giustizia e l'uguaglianza, di qualsiasi pagina
del "Manifesto" di Marx.
E se alla sera della vita saremo giudicati sull'amore, non astratto ma
concretato nelle opere di misericordia, allora sarà pure tempo di dare
slancio nuovo a una cultura non solo dell'accoglienza, ma della
fraternità.