LETTERE AL DIRETTORE

CLICCA E CIATTA! Caro direttore, dammi un consiglio. Ho 19 anni e sono innamorato di due cose: di una ragazza e. del computer. Adoro cliccare e chattare. Sono un tipo socievole, io. A volte preferisco godermi qualche chiacchiera on line in cui si spazia per ogni dove e trovo che non sia così monocorde come quando chatto con la mia ragazza. Quello che mi dice lo so già a memoria da un sacco di tempo. E' una barba[.]
Giacomo, S. Giorgio, universitario

Anche mio nonno era "monocorde", mi ripeteva a ogni piè sospinto: "Dimmi con chi vai, ecc." Non voglio pensare che a forza di "parlare" col computer diventi un po' macchina pure tu! Ma sono sicuro che una conversazione virtuale non sa dare i brividi di una reale: gli manca l'odore dell'altro, le smorfie del suo viso, i gesti a volte impercettibili che però si colgono e svelano molto di più che le stesse parole. Gli manca la figura, il respiro, il colore dell'altro. che permettono letture oltre le parole. On line fai del gossip tutt'al più. E pure sciatto e piatto, tanto che per sentire qualche sensazione si è costretti a caricare i toni, a usare parole col sapore del proibito, a fare affermazioni strampalate, a denunciare sentimenti inesistenti. Secondo un'indagine sociologica la navigazione on line è oggi uno dei principali motivi di screzi e dissapori famigliari e spesso porta perfino alla rottura e alla separazione. C'è chi si scatena on line, chi si innamora, chi si scarica, chi impreca, chi accusa. Non ho ancora trovato chi s'è fatto santo on line!
Ti auguro di non finire come quel tale "internauta" inglese (pare sia storia vera) che per le belle frasi, il dolce viso, e la sensuale voce della sua partner "virtuale" conosciuta chattando, ha piantato moglie e figli, ha intrapreso un lungo viaggio per fondarsi dalla sconosciuta amante on line e. s'è ritrovato con una racchia, bisbetica, incanutita, ciavattosa e banale, con tre figli e una vita insulsa. Costei s'era inventato tutto pure la foto, e aveva copiato belle frasi romantiche, per distrarsi da una vita senza emozioni! Il gonzo c'è cascato. Affronta la vita, caro Giacomo. Quella vera. Per quanto brutta sarà sempre migliore di quella virtuale. E poi Dio quando ha voluto dimostrare quanto valesse l'uomo non l'ha contattato virtualmente, s'è immerso nella vita reale, la più disgraziata. e ha detto che valeva la pena viverla! Ti par poco?


IL DIRITTO DI CRITICA. Egregio direttore, lei si sforza a spiegare questo e quello, a rispondere come meglio sa[.] gliene ne do atto. Ma "si sforza", cioè lei deve obbedire a ordini di scuderia. Lei non potrà mai criticare, ad esempio, la Chiesa e tanto meno i suoi "alti" rappresentanti [.]. I monoliti non si spezzano.
Vesco da Taranto

Caro Vesco (ho letto bene?), un grande teologo, tra i più grandi del XX secolo, scriveva non moltissimo tempo fa (L'opposizione nella Chiesa, Paoline 1975) che il cristiano è un uomo e dunque, a buon diritto, un essere critico. Fanno grande l'uomo il suo impegno assoluto per la fede e la capacità critica verso tale impegno. Le due cose secondo Karl Rahner - di lui si tratta - possono coesistere. E afferma che perfino la fede e la natura della Chiesa sono realtà da esaminare criticamente, perché possono essere colte soltanto in una libera adesione dell'uomo. La struttura, lo sottolineo, badi bene, della Chiesa è mutevole e quindi per principio è criticabile, così come è criticabile la struttura dei sacramenti, dei riti, delle cerimonie liturgiche, ecc. Tant'è che queste cose sono più volte cambiate lungo i secoli. Ora se è criticabile natura e struttura della Chiesa, tanto più lo possono essere gli uomini di Chiesa. Del resto, non esiste secolo in cui la Chiesa non abbia avuto i suoi critici dall'interno. Oggi le posizioni teologiche sono molte, e non è successo che Roma ne abbia imposta una e condannato tutte le altre. E' intervenuta solo là dove è sembrato che la critica scardinasse la sostanza, l'essenza della Chiesa, ne modificasse la natura rispetto a quella voluta da Cristo. Lei non sente parlare di posizioni diverse perfino nei cardinali di Curia? Sarà, ma tutto questo monolitismo non lo vedo.


RE VITTORIO EMANUELE II. Mi scuso per la stranezza di questa mia richiesta, provocata da un contrasto storico sul Re dell'Unità d'Italia che il mio professore di religione afferma essere morto da buon cattolico, mentre il mio professore di storia dice che no, è morto laicissimo e non poteva morire da buon cattolico, essendo stato scomunicato e non avendo egli ritrattato nulla, non poteva ricevere i sacramenti, ecc. Chi ha ragione? Me lo può spiegare lei, dal momento che i due proff. si sono limitati alle affermazioni ma non hanno prodotto documentazione? Il prof. di storia ha solo detto che un certo monsignore che in effetti era stato mandato forse dal Papa per confessare il Re, fu cacciato dal governo [...]
.Roby@ecc..

Caro Roby@, Re Vittorio Emanuele II è morto il 9 gennaio 1878, dopo breve malattia. Gli archivi vaticani, ma immagino anche quelli italiani, conservano la relazione del reverendo Valerio Anzino, "cappellano maggiore della Real Casa" e amico del sovrano. Il fatto che il Re fosse scomunicato, per la faccenda della presa di Roma ecc. non gli impedì di morire da buon cristiano e da buon cattolico. E, secondo la relazione citata, fu il sovrano stesso a chiedere di confessarsi e ricevere i sacramenti, proprio perché intendeva morire da buon cattolico "approvando tutto quanto la Chiesa approva e riprovando tutto quanto la Chiesa riprova". Bada, è citazione. Proprio questa formula, alquanto generica - secondo me alquanto furba - ha permesso di aggirare l'ostacolo della scomunica, perché in pratica non specificava, diciamo, "la colpa politica" del Governo italiano che aveva scippato al Papa la sua Città, la Roma capitale dello Stato della Chiesa e del cristianesimo mondiale. La dicitura in ultima analisi soddisfece sia la Curia Romana che il Governo italiano. Dunque Vittorio Emanuele è spirato dopo essersi confessato e comunicato. Non fece in tempo solo a ricevere l'estrema unzione. E' vero che a monsignor Marinelli, inviato del Papa, fu impedito di visitare il Re probabilmente per paura che il sovrano firmasse una ritrattazione scritta su tutta la spinosa questione romana, ma chi lo preparò alla morte fu, come ti dicevo, il suo cappellano. Di più: lo stesso anticlericale Crispi, allora ministro dell'interno, in una circolare ai prefetti, scriveva che il Re era morto "con i conforti della religione". Su questo avvenimento poi esiste, guarda caso, anche una relazione di Don Bosco che riporta la testimonianza del domestico che assistette il re morente, e conferma quanto ti ho appena descritto. Questo è quanto.


AVERE FEDE. Caro direttore, avere fede è la cosa più importante. Tutto il resto non conta, o meglio, viene da sé. A questo punto sono inutili anche la carità, il dialogo, e perfino le manifestazioni esterne di culto, la cui partecipazione non indica affatto che uno abbia fede. Anche Gesù mi supporta in questa mia teoria: basta avere fede quanto un granello di senapa che si spostano le montagne. Le mie sono affermazioni in cui credo, anche se qualche dubbio mi resta [.]
Dino, Ravenna

E fai bene ad avere dubbi, anzi, al riguardo fai bene ad averne parecchi. A parte che Gesù dice molte altre cose, e non solo quanto tu ricordi, Egli, mi pare, ha parlato più di amore che di fede: "Fate agli altri quanto volete sia fatto a voi". Nota il verbo: fate! Gesù sancisce, a livello pratico, la supremazia del fare sul credere, sul pensare, sul giudicare. La verità cristiana, caro Dino, è una verità da fare: "Chi fa la volontà del Padre mio.". Il punto focale della fede cristiana è il fare, perché solo il fare rivela la vera identità di una persona, solo il fare rivela l'essere. Ti ricordo, per inciso, la parabola del buon samaritano che a questo proposito è illuminante. E poi, via, sei davvero convinto che non ci sia bisogno di dimostrare "concretamente" quanto si crede? Non è che con questo mi vuoi dire che non c'è bisogno di sacramenti, processioni, via crucis, preghiere, celebrazioni. Senti, mio caro, siamo fatti di carne: dentro di noi legge solo Dio. l'uomo legge l'esterno, la materialità del fatto: è il nostro modo visibile di vivere che è un libro aperto, non il nostro pensare, il nostro credere, il nostro giudicare. La predica non è efficace, purtroppo, è efficace il predicatore che vive quello che dice. Sei tu il Vangelo vivente. Altra via non c'è.


BANCHE ARMATE. Mi piacerebbe che il BS sostenesse la campagna "Banche Armate" di cui allego il testo, perché penso che si debba affiancare alla beneficenza (sempre doverosa per un credente) anche una radicale svolta nei comportamenti di ognuno per far sì che le "storture" del mercato non si trasformino in sistemi di oppressione sulle popolazioni più deboli.
Nazzareno, Guastalla

La ringrazio, caro signore, per la sua nobile lettera che sostiene una ancor più nobile causa cui, ovviamente, non possiamo che aderire. Il foglio che lei ha accluso, non riportato per evidenti motivi di spazio, parla di banche italiane che sostengono l'export bellico, esportano morte! Sono note. Tale, purtroppo, è il sistema in cui siamo inseriti, tale la logica di Re "Mammona", alla cui pressa è difficile sfuggire, essendo cittadini della società del dio denaro, una pressa che schiaccia spietatamente le buone intenzioni, e i tentativi, peraltro fiacchi, di umanizzarla. Mi auguro che siano molte le organizzazioni e le parrocchie che decidono di ritirare i propri risparmi dalle banche che commerciano morte.