CHIESA
La Chiesa di Papa Wojtyła ha
passato il guado, č entrata nel III
millennio con un bilancio invidiabile
NOVO MILLENNIO INEUNTE
di Silvano Stracca
Del grande Giubileo 2000 resteranno impressi nella memoria i sorprendenti gesti
del vecchio Papa, curvo sotto il peso degli anni e della sofferenza, che ha
mutato in realtà la profezia del cardinale Wyszynski nel Conclave del 16
ottobre 1978: "Se ti eleggono accetta, perché devi introdurre la
Chiesa nel III millennio".
Alcuni gesti dell'ottuagenario Pontefice più dei grandi numeri - si
pensi ai trenta milioni di pellegrini - hanno restituito all'evento epocale del
Giubileo la pienezza della sua autenticità religiosa legata alle radici
bibliche: tempo di liberazione e perdono, di gioia e pacificazione. Eccone
alcuni: il coraggioso mea culpa pronunciato sulla tomba di San Pietro,
nonostante perplessità e riserve di molti, per chiedere perdono di
errori e deviazioni dal Vangelo commessi nel corso del II millennio; la
commovente cerimonia ecumenica in San Paolo fuori le Mura, con la Porta
Santa aperta per la prima volta nella storia assieme da un successore di
Pietro, un primate della Chiesa anglicana e un rappresentante di quella
ortodossa; l'austero rito davanti al Colosseo, simbolo delle antiche
persecuzioni, in commemorazione del sangue versato per la fede da cattolici,
protestanti, anglicani, ortodossi in tutti i continenti, sotto i totalitarismi
del secolo ventesimo; l'intenso pellegrinaggio in Terra Santa con
l'immagine incancellabile del fragile Wojtyla che infila in una fessura del
Muro del Pianto la sua lettera, con la promessa che mai più i seguaci di
Cristo si macchieranno del peccato di persecuzione contro i figli di Abramo...
IMPRESSI NELLA MEMORIA
Sarà impossibile non ricordare le lunghe file di gente, giunta da ogni
continente, in paziente attesa di varcare la Porta Santa, quasi un'immagine di
quella Chiesa posta, come dice sant'Agostino, "fra le persecuzioni del
mondo e le consolazioni di Dio". Né sarà possibile
dimenticare la marea di giovani di Tor Vergata, che hanno "spiazzato"
i pessimisti e hanno ricevuto da un Papa al tramonto della vita il compito di
farsi "sentinelle del mattino" all'alba di tempi nuovi. Tante le
memorie del Giubileo 2000, ma "non c'è tempo per guardare
indietro", ammonisce Wojtyla nella lettera apostolica firmata in Piazza
San Pietro, dopo il Te Deum di chiusura. "Ora dobbiamo guardare avanti,
dobbiamo prendere il largo, fiduciosi nelle parole di Gesù Cristo".
Il Giubileo va vissuto infatti "non solo come memoria del passato, ma come
profezia dell'avvenire". E' la forte sottolineatura del Papa che traccia
le consegne per la Chiesa del III millennio. "Proiettarci nel
futuro", "dinamismo nuovo", "rinnovato slancio" sono
come le parole d'ordine della Novo Millennio Ineunte. Non è una
lettura nostalgica. Al contrario. La rivisitazione degli avvenimenti giubilari
diventa progettuale per il cammino futuro.
IL TRITTICO
Il cardinale Etchegaray, presidente del comitato organizzatore dell'Anno Santo,
ha paragonato la lettera apostolica a un trittico dove la pala centrale
è costituita dal Cristo. L'anno giubilare, iniziato nel nome di Cristo,
non poteva trovare conclusione migliore che nello stesso nome: "La nostra
testimonianza sarebbe insopportabilmente povera, se noi per primi non fossimo
contemplatori del volto di Cristo". E' alla luce di questa
centralità che si comprendono le due pale laterali del trittico. Nella
prima si leggono gli eventi che hanno caratterizzato il Giubileo e si sono
imposti per la grande e convinta partecipazione di fedeli. In ogni
celebrazione, dai bambini agli anziani, dagli artisti agli sportivi, dai
disabili alle famiglie, dai giornalisti agli uomini di scienza, si è
sperimentata, ad avviso del Papa, la grandezza della misericordia di Dio. Nella
terza pala viene prospettato un programma per la vita della Chiesa che si apre
"ad un futuro di speranza". L'immagine che domina è la stessa
che apre la lettera apostolica: "duc in altum", bisogna
prendere il largo. L'immagine della barca, nella simbologia, è stata
applicata con coerenza alla Chiesa. Il nuovo millennio la vede prendere il
largo con gli stessi sentimenti che furono un tempo dei discepoli.
C'è timore per le grandi sfide del presente: la pace, i diritti umani,
le forme di povertà antiche e nuove, il dissesto ecologico, la deriva
etica. Ma permane grande la fiducia perché il Maestro resta con noi e
vigila anche quando sembra che dorma. E' un programma denso ed impegnativo che
presenta di nuovo, con la medesima audacia, gli stessi impegni che la Chiesa da
sempre propone: santità e missione. Il tutto nella luce del Concilio
Vaticano II: "In esso ci è offerta una sicura bussola per
orientarci nel cammino del secolo che si apre".
IL CAMMINO DA FARE
L'invito del Papa per il post-Giubileo è a "fare della Chiesa la
casa e la scuola della comunione", e a promuovere la comunione nel
delicato ambito dell'impegno ecumenico. "Purtroppo le tristi
eredità del passato ci seguono ancora oltre la soglia del nuovo
millennio". Il duemila ha registrato "qualche segnale davvero
profetico, ma ancora tanto cammino rimane da fare". Scommettere sulla
carità è il significativo titolo della parte del
documento che ripropone l'opzione preferenziale per i poveri e richiama
l'attenzione sulle "contraddizioni di una crescita economica, culturale,
tecnologica, che offre a pochi fortunati grandi possibilità, lasciando
milioni e milioni di persone ai margini, alle prese con condizioni di vita ben
al di sotto del minimo dovuto alla dignità umana". Serve una
"nuova fantasia della carità", che vada nella direzione di una
fraterna condivisione. Frutto concreto dell'anno giubilare sarà un'opera
a favore dei disabili a Roma, realizzata con le offerte dei cattolici
di ogni parte della terra. Non una lira rimarrà nelle casse del
Vaticano. In questo scorcio iniziale del secolo, Giovanni Paolo II chiede
infine un impegno speciale su "alcuni aspetti della radicalità
evangelica che spesso rendono impopolare la Chiesa". Cita aborto, eutanasia,
biotecnologie. "Non si tratta di imporre ai non credenti una
prospettiva di fede, ma di interpretare e difendere i valori radicati nella
natura dell'uomo". Proprio il servizio all'uomo "ci impone di
gridare, opportunamente ed inopportunamente, che quanti si avvalgono delle
nuove potenzialità della scienza, specie sul terreno delle
biotecnologie, non possono mai disattendere le esigenze fondamentali
dell'etica".
La conclusione della "Novo millennio ineunte" sintetizza la chiave
d'interpretazione del grande Giubileo data da un Papa ultrottantenne con tanta
voglia di futuro: "Andiamo avanti con speranza! Un nuovo millennio si apre
davanti alla Chiesa come oceano vasto in cui avventurarsi". Insomma il
Giubileo è finito, lo slancio no! Se si chiude il simbolo della Porta
santa, "è per lasciare più spalancata che mai la porta viva
che è Cristo".