LETTERA AI GIOVANI

Marzo 2001

Nel mese della festa del papà e della festa della donna, ti sottopongo la lettera che un papà mi ha scritto, la giudico illuminante anche per te che mi leggi ogni mese.


STAMMI A SENTIRE PAPÀ, PERCHE'?.

Carissimo,
da anni non ci vediamo. Sono padre di tre bambine. Mi sento felice realizzato. La vita è bella. Nubi e temporali hanno attraversato il mio cielo.
Non penso di essere fra i pochi fortunati. Della mia generazione molti si sentono ancora motivati. Ho 40 anni. Non mi sento scarico o arrivato. A suo tempo mi dicevi: "non guardare allo stipendio, alla casa, allo stare bene. C'è di più, c'è di meglio".

A 20 anni ho vissuto l'incertezza della svolta da dare alla mia vita: sacerdote o medico? Sono medico dentro e fuori. Sento la mia professione pari alla tua di sacerdote. Le leve del mio benessere spirituale! Per quanto mi possa donare alla famiglia e ai malati, non riuscirò mai a pareggiare il conto con quello che ho ricevuto da Dio. Dio è grande: cura, precede, salva. E' medico, si prende cura di tutti. Per carità sono anch'io un povero peccatore. Te lo assicuro, in quanto a fragilità non sono secondo a nessuno. La malattia dell'anima ha toccato anche me. Avrei potuto essere vittima dei tanti virus in circolazione.

Il mio apparato immunitario ha tenuto, la mia fiducia in Dio, nella vita e nel senso da dargli, nell'amore sono ancora saldi. Ho fatto tesoro di quanto mi dicevi in un lontano Natale. Mi confidavi che avevi chiesto a Gesù Bambino un secondo Angelo Custode come regalo. Non perché fossi insoddisfatto del primo, ma perché oggi come oggi con tutto quello che succede è necessario alzare il livello di guardia, di vigilanza, di discernimento.
Senza accorgercene ci portano via tutto: l'amore, la dignità, l'anima. E' come se ci avessero tarpato le ali.
Il corpo e l'anima non volano più. Ci hanno tolto il cielo.

Il segreto di questa mia apertura a Dio, al senso da dare alla vita?
Mia figlia, la più grande!
E' di questi giorni una sua domanda incalzante! "Papà, perché non fai la comunione?". Per lei sono tutto, un mito! Ecco perché ti scrivo. Quella domanda esige una risposta. I bambini non hanno molto da imparare da noi, ma noi sì abbiamo molto da imparare da loro. La piccola mi ha fatto capire che la vita non è nelle mie sole mani, ma appartiene a Dio, al mistero. La professione, la carriera non hanno il diritto di portarmi anche loro. Le figlie mi rubano l'affetto, fanno domande che mi fanno saltare il cuore. Ho deciso di riavvicinarmi all'Eucaristia, ma nello stesso tempo mi sono ripromesso di dare più tempo alla famiglia.

C'è un proposito che voglio mantenere, anche se la mia professione non sempre me lo permette. "Farò di tutto per ritornare a casa ogni sera in tempo per metterle a letto". Questi anni sono stati una faticosissima corsa per lo studio, per la professione e per carriera. Ho molto imparato dai miei maestri, professori; ho imparato da non pochi colleghi, oggi posso dire e te lo confido: ho imparato ancora più dalle figlie.
Tuo Carlo Terraneo