INSERTO CULTURA

A Torino Valsalice sorge uno dei primi collegi salesiani, voluto dallo stesso Don Bosco nel 1872: una scuola che nel corso degli anni è diventata prestigiosa per la qualità e la serietà degli studi. Valsalice ospita un museo di particolare valore, i cui primi pezzi risalgono allo stesso Don Bosco.
L’HA INIZIATO DON BOSCO
di Natale Maffioli

Sulla pagina dedicata agli spettacoli di un importante giornale torinese è compreso l’elenco dei musei cittadini, con tanto di indirizzo e orari di apertura; accanto al Museo Egizio, al Museo Nazionale del Risorgimento compare anche il "Museo di Storia Naturale Don Bosco" che ha la sua sede storica nel Collegio Salesiano di Torino Valsalice.

Le origini di questa istituzione si confondono con gli inizi dell’attività della congregazione salesiana; don Eugenio Ceria, uno degli autori delle Memorie Biografiche, l’imponente serie di volumi che raccontano la vita di Don Bosco, a proposito degli inizi del Museo scrisse: "… il 15 luglio (1879 don Bosco) inaugurò nel collegio di Valsalice un museo ornitologico, chiamandovi a presiedere la cerimonia il senatore Siotto-Pintor. Quella collezione, non copiosa ma ordinata ed in ottimo stato, era opera paziente del canonico Giambattista Giordano, ammirato dai Torinesi non meno per valentia oratoria che per virtù sacerdotali. Cultore appassionato ed intelligente della natura, egli consacrava le ore libere nel suo ritiro di Rivalta a far ricerca di uccelli rari, a imbalsamarli e a classificarli, riducendo una sala della sua villa a museo e ordinandovi in vetrine un bel saggio di ornitologia nostrana e straniera. Morto lo studioso nel 1871, gli eredi offersero la raccolta a Don Bosco, che ne fece acquisto per il liceo di Valsalice, Così Don Bosco rispondeva all’insulto di chi gli chiudeva le scuole, col promuovere cioè gl’incrementi della cultura" (M.B., XIV, pp.167-168).
Questo è quanto riportò don Ceria. Ma il salesiano laico Paolo Gaudi, conservatore del museo nel primo cinquantennio del secolo scorso, aveva una sua versione dei fatti: la contessa Rita Malliano vedova del conte Alberto Bruno, benefattrice di Don Bosco, che aveva ereditato la collezione, era incorsa in un forte dissesto finanziario. Don Bosco per aiutarla aveva comperato la collezione. La raccolta fu trasferita a Valsalice da don Giuseppe Farina, assistente a Valsalice, che alla domenica si recava a Rivalta per la celebrazione della S. Messa.
Purtroppo non si sono conservate le schede originali degli esemplari della collezione (580 uccelli) né la nota del pagamento; sta di fatto che l’acquisto della collezione e la sua collocazione nella scuola di Valsalice segnò un punto a favore delle scuole salesiane, segnatamente di quella di Valdocco, che era stata chiusa l’anno prima (30 giugno 1878) dal ministro della pubblica istruzione Michele Coppino.

PEZZI RARI
Questa prima raccolta includeva esemplari preziosissimi: due uccelli estinti, l’Ocidromo australe e lo Strigope; rettili come l’Hatteria, mammiferi come l’Ornitorinco e due Lemuri. Negli ultimi decenni dell’Ottocento la raccolta fu ulteriormente incrementata con materiale naturalistico della più diversa provenienza: nel 1889 il cooperatore salesiano don Pietro Porta di Riva di Trento donò al museo un erbario di 1200 specie; l’insieme era notevole per la preparazione e l’esattezza della determinazione scientifica. Nel 1889 un altro cooperatore, don Antonio Zaccaria di Sondalo (Sondrio) lasciò al museo una pregiata collezione di rocce e di minerali. Nel 1892 entrò nel museo la collezione etnografica esposta alla mostra missionaria Colombiana di Genova con oggetti provenienti dalla Patagonia e Terra del Fuoco. Nel 1896 il salesiano don Nicola Badariotti donò al museo un’importante raccolta di coleotteri del Brasile. Tra il 1897 e il 1898 il museo acquisì le raccolte di lepidotteri del cav. Giacinto Gianelli di Salassa (TO); il prezioso erbario del conte Paolo Ballada di S. Robert; la raccolta di uccelli e lepidotteri della Colombia e dell’Ecuador, dono dei salesiani don Evaristo Rabagliati e don Luigi Calcagno. Dalla Mostra di Arte sacra, Missioni e Opere Cattoliche (Torino 1898) furono portate a Valsalice le raccolte etnografiche inviate dall’America Latina da don Maggiorino Borgatello, da don Giovanni Balzola e da don Lino Carbajal oltre a diversi oggetti prodotti dalle civiltà precolombiane del Messico, dell’Ecuador e del Perù.

ACQUISIZIONI E SCAMBI
Il materiale etnografico che era stato esposto all’Esposizione Missionaria Vaticana, allestita in occasione dell’Anno Santo del 1925 e alla successiva Esposizione Missionaria Salesiana organizzata a Torino nel 1926, nell’ambito delle celebrazioni del cinquantenario delle missioni salesiane, fu dirottato al Colle don Bosco. Intanto salesiani esperti nella sistematica botanica potenziarono le raccolte botaniche con vera competenza. Don Antonio Tonelli, tra il 1910 e il 1911, percorse il sud America raccogliendo materiale naturalistico per il museo. Nel 1930 un certo sig. Prosdocimo rafforzò la collezione di fossili regalando moltissimi esemplari provenienti dal Veneto.
Nel secondo dopoguerra, in concomitanza con lo studio sistematico lungo l’arco alpino intrapreso da tanti dilettanti in mineralogia, venne avviata un’appassionata ricerca di minerali in diverse aree geografiche. Si ebbero scambi con musei a livello internazionale; si fecero vendite, acquisti. In circa trent’anni la vecchia collezione di 1200 esemplari, meno significativi, è stata sostituita al completo, tranne un centinaio circa di campioni di un certo valore. Oggi il museo possiede una splendida collezione di oltre 4.000 campioni qualificati, di gran pregio e ricchi di stimoli didattici.
Il museo di Valsalice vive in simbiosi con la scuola, ed è per questo che alcune delle vetrine di presentazione sono collocate vicine agli ambienti scolastici, come le esposizioni dei minerali. Tra il 1967 e il 1969 si trasferì il materiale più delicato in ambiente più adatto per una durevole conservazione. Attualmente gli oggetti sono distribuiti in due piani: al primo piano, oltre agli strumenti di fisica, è esposta la collezione mineralogica e petrografica. Al secondo piano un salone è dedicato ai pesci, ai rettili, agli uccelli, ai mammiferi e agli invertebrati; in un corridoio è esposto il materiale etnografico, entomologico e botanico; in una seconda sala è disposta la raccolta di fossili.
La trasformazione di quella che era una raccolta sconosciuta in un museo aperto al pubblico, specialmente giovanile, si deve al salesiano don Giuseppe Brocardo. Appassionato naturalista, nonché vera miniera di aneddoti riguardanti le vicende del museo, ha dedicato una vita al continuo miglioramento e alla conservazione ottimale delle collezioni.