IL DOCTOR J.
di Jean François Meurs
FAMIGLIE, ATTENZIONE!
"Caro doc. J.,
Invidio il mio compagno Davide. A casa sua tutti sono in attività. Sua
madre si occupa della scuola, suo padre è impegnato nel sindacato, la
sorella maggiore dedica un'ora tutti i giorni ai ragazzi in ritardo scolare,
lui stesso è animatore all'oratorio e i due fratelli più piccoli
frequentano l'oratorio e sono scout. Io invece, se faccio qualcosa al di fuori
della scuola, è già troppo. Di tanto in tanto vado ad aiutare
David all'oratorio, ma ogni volta mi becco un sacco di rimproveri: "Vai a
perdere tempo, pensa piuttosto a studiare!". Quando si avvicinano gli esami,
tutto si blocca: perché io e mia sorella possiamo avere le migliori
condizioni per studiare. I genitori sono stressati al posto nostro. Non
dobbiamo più lavare i piatti né occuparci del cane. Almeno mi
lasciassero il basket, ma niente! Ho suggerito di impegnarsi in parrocchia, o
all' oratoriano, la mamma potrebbe cucire i costumi per il teatro, papà
potrebbe fare il tesoriere... Ma essi preferiscono dedicarsi alla famiglia, "si
sacrificano per noi", dicono. Eppure non sarebbe così grave se mamma
restasse due giorni senza spolverare, e se il prato venisse tosato meno
sovente. Tutto è lindo e pinto, ma è un mortorio! Ecco
perché vado spesso da Davide. A casa sua ci sono mucchi di biancheria da
stirare, piatti da lavare, e disordine; ma è una casa che vive. Quando
il disordine è troppo tutti danno una mano e in breve tutto torna a
posto. E benché siano in molti, c'è sempre posto per altri, mai
nessuno è di troppo. Mia madre è sempre sovraccarica di lavoro.
Ho l'impressione che io debba cercare il senso da dare alla mia vita, al
contrario di Davide che ha non si deve domandare se la sua vita ha un senso,
perché l'ha già trovato.
Doriana, Lecce
Cara Doriana,
Si dice che la famiglia sia oggi un valore in rialzo, e che molti genitori e
figli si concentrino su di essa. Ma di che famiglia si tratta? Una famiglia
chiusa in se stessa, o aperta al mondo? Una famiglia che regala un po' del suo
tempo agli altri, al quartiere, a un paese lontano o che non varca le mura
domestiche? Una famiglia che sa che gli altri hanno bisogno di essa e ha
coscienza a sua volta di aver bisogno degli altri, o no?
-
Il volontariato è una dimensione nascosta, ma importantissima
della nostra società, perché fa posto al "tutto gratuito", a
fianco del "tutto commerciale", afferma che il denaro non è il primo
valore, che il lavoro può anche essere uno svago e una fioritura, che si
è fatti per incontrarsi e creare delle solidarietà. Molti giovani
hanno fretta di dare subito un senso alla loro vita e non più tardi;
vogliono sentirsi subito utili agli altri, ma con il principio del "prima pensa
all'esame", si taglia tutto questo. Molti giovani si ritrovano davanti al vuoto
quando hanno terminato i loro studi superiori; hanno messo tra parentesi la
questione del senso da dare alla loro vita, e quando vogliono riannodare i loro
ideali, è tardi, molte possibilità sono state bruciate,
perché si è rinunciato al piacere e alla gioia di sentirsi utili.
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Spesso la questione del tempo non è che un pretesto
facile che nasconde altre tensioni. In effetti, contrariamente a ciò che
vorrebbe una certa logica, il volontariato è più in voga tra le
famiglie numerose che non in quelle che hanno uno o due figli soltanto. Tu
stessa lo constati con Davide. Il tempo regalato agli altri non è
necessariamente un tempo rubato alla famiglia. Una mamma stimava che il tempo
impiegato per le sue attività esterne era ugualmente un tempo donato ai
suoi figli e a suo marito: durante quel tempo, infatti, anche essi potevano
dedicarsi a ciò che loro piaceva. Ma questo va più lontano: il
principio "prima di tutto la mia famiglia" è legittimo, ma ignora
sovente che il bene della propria famiglia passa per la ricchezza del tessuto
sociale e associativo, di cui tutti possono beneficiare. La scappatoia del
servizio sociale ha delle ricadute importanti per il benessere e la buona
salute della propria famiglia. E' un modo di battersi per l'avvenire dei propri
figli. E' meglio dunque aprirsi all'esterno, agli altri, che chiudersi dentro
casa propria.
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Il tempo che doni agli altri
non è affatto vero che sia rubato ai tuoi studi. Quando sei in pace con
te stessa, sei anche più disponibile per il tuo lavoro scolastico, e
guadagni del tempo, anziché sprecarlo. E' una questione di equilibrio,
certamente, ma la tua intuizione è giusta: se tu puoi fare ciò
che ti valorizza e ti rende felice, tu ti ci ritroverai sempre. Lo sviluppo
personale, il tirocinio relazionale e la scoperta dei valori devono svilupparsi
nel medesimo tempo in cui si sviluppa l'apprendimento scolastico.
Che i genitori badino all'equilibrio è normale. Che i figli rimproverino
talvolta ai genitori le loro assenze a causa di riunioni troppo frequenti,
anche questo è normale. Non bisogna attendere per instaurare una cultura
del dialogo e della condivisione in famiglia: questo si discute, ci si mette
d'accordo. Ma se si vuole fare oggi l'elogio della famiglia, non si può
dimenticare che essa è un anello essenziale della catena sociale.