III MILLENNIO

RITI DI PASSAGGIO: LA PUBERTÀ
di Nicola Follieri

Nelle società cosiddette primitive dell’Africa, delle Americhe o dell’Australia, la pubertà è espressamente manifesta attraverso vari e significativi riti di iniziazione, un tempo presenti anche nelle società occidentali.

Esiste una "pubertà sociale", che non è la stessa cosa di quella fisiologica. La prima è sancita da cerimonie particolari che, ancor più dei nostri classici compleanni o della nostra età anagrafica, consentono in modo pubblico e definitivo l’accesso alla nuova dignità di persone in cui si è riconosciuti. La pubertà fisiologica è invece interpretata come un qualcosa che avviene per intervento soprannaturale, ed è strettamente connessa con l’inizio dell’attività sessuale. Il passaggio all’adolescenza, da un punto vista fisico, è evidenziato dalle trasformazioni cui è naturalmente soggetto il corpo del ragazzo/a. In un contesto tribale o sociale l’inizio dell’adolescenza è un evento che ogni giovane attende attraverso un preciso rituale di separazione, che fa abbandonare il mondo asessuato per aggregarlo a quello sessuale. La cosa si verifica a volte anche in modo traumatico. Si costringe il bambino a lasciare definitivamente la madre, a trascorrere un periodo di reclusione abbastanza lungo, a cambiare persino il proprio nome; i rituali cui è sottoposto, sono diversi e a volte dolorosi: gli si fa ingurgitare del tabacco, o inalare speciali erbe, in certi casi lo si maltratta e flagella fino a fargli perdere conoscenza. Lo scopo è "far morire" il bambino, e dargli una nuova vita, farlo risorgere adolescente.

LA PUBERTÀ SOCIALE
Ma non è il fenomeno fisiologico in sé che determina l’ingresso a un nuovo periodo della vita. Vi sono delle prove da superare per ottenere dalla società e dal consiglio degli anziani una sorta di legittimazione a essere considerati adolescenti. La collettività, il clan, la tribù, il gruppo sociale adottano una singolare procedura per far ammettere il ragazzo/a nella categoria della pubertà sociale. Per le ragazze le novità del proprio corpo, come il rigonfiamento del seno, la comparsa dei peli pubici, l’allargamento del bacino, sono accettate dal gruppo di appartenenza solo dopo un periodo d’isolamento in cui interdizioni sacrali, abluzioni e vari altri riti siano stati compiuti. L’accesso alla pubertà significa entrare a pieno titolo nel proprio ruolo, ed essere in grado di avere figli. Alle prime mestruazioni e al cosiddetto "defloramento" ogni popolo primitivo attribuisce delle connotazioni d’impurità. E la donna, se il gruppo sociale non interviene con cerimonie di purificazione, rischia di essere estromessa o denigrata, con grave nocumento per la sua dignità di persona o anche per il suo equilibrio psichico. Il cerimoniale previsto per i maschi è diverso a seconda delle inclinazioni che il ragazzo dimostra di avere per esempio come guerriero, cacciatore, sciamano o altro.

LA CIRCONCISIONE
Una delle operazioni per significare l’avvenuto sviluppo fisico e sessuale è la circoncisione. L’intervento è eseguito anche senza tener conto dell’avvicinarsi della pubertà. In alcuni popoli la circoncisione è praticata già al settimo giorno dopo la nascita (p.e i Dukkala del Marocco, mentre in Algeria al compimento dei sette od otto anni). Per le ragazze si tratta dell’escissione del clitoride o della perforazione dell’imene. Queste mutilazioni hanno un valore sociale: sanciscono il mutamento della personalità di un individuo. L’interessamento degli organi genitali maschili e femminili coinvolge la capacità procreativa dell’individuo. La società di appartenenza riconosce pubblicamente tale prerogativa, importante per la continuazione della specie.

Le mutilazioni del corpo
Il taglio dei capelli, la resezione del prepuzio, il far saltare un dente, il recidere l’ultima falange del dito mignolo, la foratura del lobo dell’orecchio o del setto nasale sono pratiche che si possono inquadrare nel concerto dei riti di separazione-aggregazione, comuni fra le popolazioni dell’Africa o dell’Australia. Con il mutilare un individuo di un pezzetto della sua umanità, si vuole significare il distacco da un precedente stato esistenziale e la neo-appartenenza a un altro e successivo stato della vita umana. Tale passaggio non intende soltanto l’introduzione a una fase evolutiva dell’esistenza, a un successivo stadio della crescita della persona, ma anche l’ammissione a far parte di una categoria di persone, i guerrieri, le ragazze da marito, gli sciamani, che hanno assunto compiti e responsabilità ben precise all’interno e a favore della comunità sociale.

L’addio all’infanzia
In alcune tribù australiane le iniziazioni all’adolescenza avvengono quando il ragazzo ha compiuto i dieci anni oppure intorno ai venti e oltre. Il ragazzo viene letteralmente rapito, strappato in modo brusco dalle braccia della madre e insediato in un nuovo ambiente, la foresta o in una nuova capanna, dove ogni traccia della sua infanzia è scomparsa. Segue un periodo d’isolamento in cui non si contano le prove come freddo e fame. Spezzare il legame materno vuol dire togliere ogni frequentazione o abitudine domestica precedente, i giochi, le effusioni materne, la preparazione già pronta del cibo. Si è come morti per risorgere uomini. Il bambino, infatti, è vittima anche di un indebolimento fisico e mentale, per privarlo di ogni memoria della propria infanzia, così da essere introdotto gradualmente allo status di adolescente, tramite altre cerimonie (mutilazioni, danze, tatuaggi, recita e drammatizzazione di racconti mitologici, addestramento alla caccia e alla lotta).

la pubertà fra i Masai
La circoncisione è praticata fra i dodici e i sedici anni, purché il ragazzo o la ragazza abbiano una costituzione robusta. La cerimonia implica delle spese che la famiglia deve essere in grado di sostenere. Persino il genitore del ragazzo o della ragazza da sottoporre alla circoncisione, è tenuto a eseguire un rituale, detto "passaggio della siepe", attraverso il quale egli riconosce di essere diventato vecchio e si fa chiamare da tutti il "padre di" suo figlio o sua figlia. In questa circostanza pure il genitore cambia categoria sociale. I giovani si sottomettono a tutta una serie di cerimonie. Per esempio vengono spalmati di argilla bianca, indossano delle piume, si rade loro la testa e per loro s’immola un bue o una pecora. Seguono danze, banchetti e i ragazzi e le ragazze possono anche stare fra loro soli in intimità.