TERZO MILLENNIO
di Juan E. Vecchi
QUESTIONI PENDENTI: LA VERGOGNA DEL
TURISMO SESSUALE
L'abuso sessuale dei bambini è una vergognosa perversione e causa danni
non facilmente riparabili alla loro personalità.
Non parlerò di casi individuali che la giustizia, con ragione (non so se
con sufficienti mezzi), persegue, ma di quell'altro ignobile fenomeno per cui
si organizzano viaggi turistici, mettendo in programma la possibilità di
adescare ragazzi/e messi a disposizione delle perversioni dell'uomo.
La rivista Spartacus (n. 763 e 765) propagandava lo Sri Lanka come
il paradiso di attività pedofile, con riferimenti ad alberghi appositi.
Così nel 1997 arrivarono nel Paese 366.165 turisti, e la BBC in un
servizio annunciava che, degli stranieri che entravano in quello Stato, uno su
cinque cercava l'occasione per soddisfare il proprio piacere sessuale. Le
vittime? le fanciulle e i fanciulli più poveri, generalmente senza
sostegno famigliare, spesso analfabeti o drop-out.
I salesiani hanno incominciato un'opera di prevenzione, protezione e
ricupero. Dai pulpiti delle chiese è stata allertata la comunità
cattolica, perché divenisse consapevole dei danni fisici e morali che
incombevano sui minori sfruttati in questa vergognosa maniera. Vennero
organizzate marce di protesta e campagne di poster che s'imposero
all'attenzione dei media: alcuni di questi poster, in cingalese, erano rivolti
a genitori e adulti, altri in inglese ai turisti. Non mancarono violenti
contrasti con gli albergatori, allarmati dalla possibile diminuzione dei
clienti. Perfino il ministro del turismo s'infuriò, e sottopose al
Presidente della Repubblica un quadro a tinte fosche, insistendo su possibili
effetti negativi per la bilancia commerciale e gli investimenti. Il governo
tuttavia s'impegnò contro gli abusi sui bambini, e nel 1991 formò
una task force con membri della Chiesa, della polizia e del governo
impegnati nell'area educativa. E' stata una collaborazione fruttuosa.
Intanto il "Don Bosco Negombo" ha continuato e continua il suo
impegno di prevenzione e reintegrazione. I salesiani parlano con i ragazzi
esposti all'adescamento e cercano di recuperare coloro che si dimostrano
disponibili; hanno predisposto diversi percorsi educativi a seconda
dell'età e dell'esperienza subita. Per tutti risultano fondamentali
l'ambiente di famiglia, il rapporto con i compagni, le attività
formative. In due anni sono passati attraverso i campi di riabilitazione 250
ragazzi.
Questo cammino di recupero alla vita "normale" comprende
diverse fasi.
La prima è stabilire comunque un contatto. Serve per suscitare
nei minori nuove attese, invogliarli a una vita diversa, ottenere informazioni
per approntare programmi specifici di riabilitazione. Questo stadio è
affidato a persone competenti come psicologi e assistenti sociali, aiutati da
volontari adeguatamente preparati.
La seconda è l'entrata nel campus: una grande
comunità all'interno della quale convivono gruppi diversi con programmi
specifici di recupero. Il campus può anche provocare rigetto, per
cui con fasi successive ci si adopera per riabituare i ragazzi a un orario e
alla vita comune. I giochi, le passeggiate, le amicizie e lo stesso ambiente
sono pensati per suscitare il loro l'interesse e creare appartenenza.
La terza fase prevede la frequenza regolare ai corsi scolastici,
offrendo a chi ne ha bisogno la possibilità del semipensionato. Negombo
può accogliere un centinaio di ragazzi. Nel pomeriggio si uniscono agli
altri giovani del campus e fino alle 18 svolgono attività comuni
prima del rientro nelle rispettive abitazioni.
Un elemento importante per la loro "rinascita" è la
psicoterapia e l'incontro con un educatore (counselling) ogni giorno.
Così possono "rielaborare" la traumatica esperienza vissuta e
formarsi un'altra immagine di sé, per essere pronti a riprendere la vita
normale avendo una professione e un lavoro.
A qualcuno certamente interessano i risultati. Ebbene oggi Negombo può
presentare i suoi successi; 736 sono i ragazzi che hanno portato a termine il
processo di riabilitazione con effetti positivi; quasi 70 mila quelli
contattati attraverso interviste, seminari, attività sportive, culturali
e programmi di prevenzione; 600 giovani sono accolti nelle scuole di sostegno;
230 sono state le presentazioni per illustrare la situazione e anche i rischi
dell' AIDS. E' un bel campo di missione per chi, della Famiglia salesiana, vuole
fare qualcosa.