IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco

SE TORNA IL RACCONTO

Se torna negli adulti la capacità di raccontare, i giovani troveranno un forte aiuto di senso e disporranno di una bussola in più di cui fidarsi.

Gli adulti non sanno più raccontare la storia, quella che fonda la memoria. Si trovano meglio nelle saghe della fantasia, nel trasferire parti del passato nel racconto fantastico, dove a volte vengono mescolati anche residuati religiosi.
E questo accade non si sa bene se per scarsa considerazione della storia o, invece, per scarsa convinzione che le cose da narrare, quelle tramandate, siano vere e significative.

I giornali raccontano così dei corti circuiti che accadono quando la memoria del passato diventa flebile o irrilevante. In Inghilterra 5 giovani su 100 è convinta che Hitler, fondatore del nazismo, fosse un ministro del governo di Gran Bretagna durante l'ultima guerra. E qualche giovane rinchiuso nella casa del Grande Fratello a Cinecittà, non conosceva chi mai fosse Dante Alighieri. Sarà perché gli adulti hanno perduto la capacità di narrare, di trasmettere. O perché sono sempre meno a sapere o perché non san bene neppure loro che cosa valga ancora la pena di raccontare e tramandare.

I cristiani in particolare hanno una grande storia da raccontare, quella che sta all'origine della Pasqua, il centro dell'anno. E' la storia della risurrezione. Ma sembra diventata una storiella. Da prospettiva di fondo per giudicare il peso degli avvenimenti anche sul piano personale, si è avviata ad essere un momento di risveglio e ripresa di tradizioni culturali o folkloristiche nelle diverse culture. Ha più forza e interesse il regalare le uova - siano dipinte e di vere galline, o di cioccolato - che sapere e approfondire "che cosa Maria vide sulla via" quella domenica senza uguali.

Imbottiti di principi morali sul che fare e non fare del proprio corpo e con gli altri, i giovani avranno perso - come forse tanti tra noi adulti - il sapore dell'annuncio pasquale. I preti sembrano molto più ansiosi di definire cosa si deve e non si deve fare piuttosto che amanti e curiosi di passare il loro tempo a raccontare perché la loro vita è felice - quando lo è - e quale fatto ha radicato la loro vocazione. Con il risultato che dopo tanto lavoro, sono poche le differenze tra i giovani che si dicono in Italia credenti cattolici e chi non lo è.

Se l'80% si dichiara cattolico e poi il 79% dice ammissibile convivere senza essere sposati, il 63% divorziare, il 38% avere esperienze omosessuali, il 77% avere rapporti sessuali senza essere sposati, il 32% abortire, qualcosa non quadra. O si sbaglia a dare importanza a questi aspetti etici e allora conviene smetterla di tormentare la gente. O queste scelte sono deboli e incerte perché manca un racconto iniziale nelle quali giustificarle. La confusione diventa grande, se si pensa che poi una fetta sempre più larga di giovani cattolici dice di preferire partiti politici di destra che - almeno a parole - sono schierati in difesa della famiglia.

Il Papa ha affermato che nel Giubileo dei giovani, essi ci hanno come "spiazzati": mentre siamo pessimisti nei loro confronti, hanno espresso un anelito profondo, nonostante possibili ambiguità. Sarà pure vero. Ma poi invita a "ripartire da Cristo" per un'azione educativa efficace.

Ci si chiede se la Chiesa degli adulti abbia la forza di farlo. Al di là del racconto formale che, si è visto, non ha seguito. Anche la risurrezione di Gesù è diventato un racconto qualsiasi: non ci allieta né inquieta. Tanto meno è rivoluzionario.