LETTERE AL DIRETTORE
LE DONNE VELATE. Egregio
direttore, secondo me gli islamici sono una calamità e una minaccia. Non
mi dica che non c'è il rischio di plagio a stare con loro. Mia figlia a
scuola ha come compagna di banco una musulmana che porta il chador. Ebbene un
giorno sì e un altro pure mi chiede di comprargli il chador,
perché anche lei vuole portarlo. Non è forse una minaccia
all'identità? Perché gli stranieri non si adeguano alle leggi e
tradizioni del paese ospitante?
Argenta, Roma
Cara signora, secondo me la vera minaccia all'identità non sono le
ragazzine musulmane con il chador. Credo che il chador possa ben poco contro la
moda. Sarà tutt'al più questione di qualche fiammata giovanile,
di qualche smania momentanea, di desiderio di emulazione passeggero. La
minaccia all'identità, gentile signora, viene da ben altre cose che lei,
mi pare, non prende in considerazione. Pensi al dilagare dei "fast
food" come gli arcinoti Mc Donalds che oggi si trovano in tutti gli angoli
del pianeta e impongono, quelli sì, una moda che fa a pugnni col nostro
mangiare mediterraneo. Pensi ai grandi supermercati che ormai hanno mandato
"a quel pese" i nostri straordinari negozietti familiari, alle
bottegucce artigianali che erano il nostro vanto, pensi ai jeans, roba
americana che più americana non si può, che hanno conquistato
grandi e piccoli, e perfino i vecchi; pensi a Hollywood che ha imposto stili di
vita di cui nessuno si accorge più, tanto sono ormai radicati nel nostro
contesto; pensi a quello che succederà fra qualche anno coi cibi
transgenici che ci faranno rimpiangere le buone cipolle nostrane e non quelle
d'Egitto! E non sto scherzando. Siamo contagiati da ben altre manie, e abbiamo
sopra di noi ben altri condizionatori, di fronte ai quali la ragazzina in
chador che condiziona sua figlia si configura come un giochetto di bimbe e non
di più: un chador o una kefiyah dicono poco o niente al costume dei
nostri padri. Siamo una civiltà di plagiati, signora, ma non certo dal
chador islamico che in occidente è destinato a perdere... altre sono le
tendenze, ahimè. Finché il chador non sarà un modello
vincente non c'è pericolo, e che diventi modello vincente non dipende
dai fondamentalisti islamici ma unicamente dai media, dalle multinazionali
della moda; se si muovono, non c'è fondamentalismo che tenga. Del resto,
signora - qui lo affermo e qui lo nego - finora chi ha cancellato culture e
civiltà millenarie non sono stati gli islamici, ma noi occidentali ed
europei, pensi agli indiani del Nordamerica, alle tribù africane, agli
aborigeni australiani, ai neri sudafricani, ecc. ecc. Conclusione: non mi
preoccuperei più di tanto del chador.
IL GRANDE FRATELLO.Caro direttore, vorrei un parere sulla trasmissione
che ha imperversato fino a Natale nel piccolo schermo, e ci sta rompendo le
scatole pure dopo: il Grande fratello. Le volte che l'ho vista mi ha lasciato
sconcertata. I miei figli ci hanno perso tanto di quel tempo che mi ha preso
più volte la voglia di prenderli a schiaffi. Che senso aveva quella
trasmissione? Che cosa voleva dire?
Giusta, Genova
Non avevo nessuna voglia di rispondere a domande su questa grande buffonata,
perché non mi va di parlare del niente, o meglio di una operazione
mediatica sottilmente truffaldina che ha portato dentro le nostre case una
specie di "comunità monastica moderna" (la frase è
virgolettata perché non è mia), senza voti eccetto quello di dire
sconcezze (per l'audience) perché vivesse una vita all'insegna della
menzogna, ma facendo credere che fosse tutto spontaneo e vero. Come se si
potesse essere spontanei e veri sapendo di essere seguiti, mi viene da dire
perseguitati, da 30 telecamere e 60 microfoni 24 ore su 24 che riferiscono ogni
movimento e ogni sospiro a di milioni di persone, accettando anche al bagno di
portare su di sé quella maledetta scatoletta che rivelava al mondo anche
i brontolii dello stomaco. Poiché le lettere sono state più di
una, mi accingo a dire qualcosa in proposito, seppure col rammarico di perdere
del tempo. Lei si chiede cosa volesse dire quella trasmissione? Niente voleva
dire. E' stata una mera operazione commerciale. Punto e basta. Non era nemmeno
un gioco, perché giocare in quel modo è pura imbecillità.
Bene hanno fatto i media che hanno parlato di Grande Tranello, o Grande
Bordello. Per me nei venti minuti che ci ho sprecato e in alcuni pareri
letti nei giornali è stato un Grande Fardello. Hanno cercato di
mettere sullo schermo l'ovvietà ma nulla è risultato ovvio,
eccetto il risultato finale: il vuoto di cui ahimè si nutrono troppe
persone. Che se poi gli vai a chiedere un favore, ti dicono che hanno troppo da
fare. Ho scoperto che il verbo fare in questo caso era sinonimo di guardare! A
quando una trasmissione sull'imbecillità dei palinsesti televisivi? Un
tempo si diceva che "tutto fa brodo", oggi "tutto fa show",
alla faccia dei gonzi che credono alla TV verità. Umberto Eco ha
liquidato la cosa con una battuta fulminate. Io sono del parere di Biagi:
"Se perfino nel male ci può essere una certa grandezza,
nell'idiozia e nella miseria, quando diventano spettacolo, c'è soltanto
tristezza".
DON BOSCO IN DISCOTECA?
Caro Direttore, [.] Di Don Bosco ci hanno sempre parlato i salesiani; ma la
domanda è: << Cosa farebbe Don Bosco se fosse, oggi, qui con
noi?>>. Siamo sicuri che andrebbe nei paesi del terzo mondo ad
aiutare i più deboli, e sicuramente sarebbe contento del lavoro svolto
nelle missioni; ma quello che non riusciamo a immaginare è come Don
Bosco avvicinerebbe i giovani di questa società consumistica. Andrebbe a
ballare con i ragazzi in discoteca o a prendere una birra in un pub per cercare
di capirli? Oppure, visto che era un grande ascoltatore e soprattutto
consigliere dei giovani, per dialogare con tutti loro proverebbe forse a chattare?.
Può darsi anche che invierebbe un SMS. chi lo sa? Di una cosa siamo
però ben sicuri: certamente ci conquisterebbe tutti. Che ne dice?
Cari ragazzi, avete fatto una bella domanda, cui non è facile rispondere,
perché Don Bosco non è facilmente catalogabile. Hanno sempre
provato, anche quando era in vita, a costringerlo in schemi precotti, ma
niente, lui ha sempre sorpreso tutti. E quando giuravano che avrebbe risposto e
agito in un certo modo, lui rispondeva e agiva in maniera tutta sua. Da santo.
Da uomo abitato dallo Spirito, e lo Spirito non si imbriglia "soffia dove
vuole". Tento di dire alcune cose. Forse oggi avrebbe fatto il
"volontario": lui è un po' l'inventore del volontariato.
Inoltre, amante com'era dei giovani e di quello che essi amano, è
probabile che non avrebbe disprezzato i "rockettari" né
rigettato quelle quasi incomprensibili (dis)armonie condite più di
rumori assemblati che di musica vera e propria. E può anche darsi,
perché no, che avrebbe fatto qualche puntata in discoteca,
scandalizzando alcuni e meravigliando altri. E sapendo che "la giovane
generazione è molto più influenzata dal linguaggio della
comunicazione sociale, dove la parte del leone spetta alla televisione e ai
videogiochi" (Cfr. "Guardiani dei sogni col dito sul mouse" LDC
2000), lui userebbe questi mezzi solo "come mezzi", cioè a
supporto di una ben fondata pedagogia, per comunicare "a fondo" con i
suoi ragazzi. Accetterebbe la TV all'oratorio, per insegnare i segreti che
contiene, le cose buone che può fare, e per educarli a fare la
scrematura dei programmi, perché non si facciano imbambolare e
trasformare in fruitori senza cervello; ne evidenzierebbe pregi e difetti.
insegnerebbe insomma a dominare il mezzo per non esserne dominati. Sarebbe
anche sensibile al nuovo, Don Bosco, e insegnerebbe che "non tutto quello
che può venire in mente è realizzabile in qualsiasi
contesto" (ib). Si sforzerebbe di renderli protagonisti dello zapping.
Don Bosco è, come sapete, un grande sognatore, e perciò direbbe
che la grande sfida che aspetta l'educatore oggi è quella di recuperare
la gioia: "c'è molta festa, ma poca gioia in giro", dice il
RM, e temo che abbia ragione. "Ci si vuol convincere che la
felicità si trovi nelle cose possedute, nelle sensazioni provate, nel
proibito assaporato", ma no, non è così: Don Bosco
privilegia ancora l'essere all'avere, dunque forse andrebbe, sì, al pub
con i giovani, ma non ci resterebbe un minuto più del necessario. Il suo
programma è "andare oltre": in tutto ciò che
faceva egli programmava l'oltre. Bravi, per aver chiamato così il vostro
gruppo!
E Internet? Certamente sarebbe oggetto di attento studio da parte di Don
Bosco: troppo ampi, ricchi e appetibili i campi che apre alle irruzioni dei
giovani che ormai lo usano in massa, e sono diventati i più esperti
internauti.
E il telefonino? Don Bosco amava fare delle cose con scopi precisi. Io
penso che lo userebbe. così le sue famose "paroline
all'orecchio" le potrebbe inviare attraverso la SMS. Lo userebbe, ma
starebbe bene attento a che "non venga trasformato in uno strumento di
fuga dalla realtà e di isolamento dai vicini".
E la chat line? Me lo figuro intento, nella notte -
perché non perderebbe un minuto di giorno: amerebbe stare coi suoi
giovani in carne e ossa non con le loro forme virtuali - a chattare, per
suggerire qualche buon consiglio, per poter accompagnare qualche anima
sperduta, forse per confessare, se fosse possibile!. col risultato che
accorcerebbe ancora le sue ore di sonno, già così corte, ma
questa per lui non era una preoccupazione. La chat ha dimensione planetaria: a
D. Bosco piacerebbe perché gli permetterebbe di essere apostolo ed
educatore ben "oltre" la sua Torino. Insomma non si lascerebbe
intimorire dai nuovi mezzi di comunicazione, tenterebbe invece di trasformarli
in mezzi educativi. Sì, forse oggi Don Bosco sarebbe un educatore
informatico, e forse, farebbe ogni sforzo perché i suoi oratori avessero
un ben curato sito web.