CHIESA

L'ecumenismo è il grande problema delle Chiese cristiane del mondo. Il camminio continua

PIETRE MILIARI
di Silvano Stracca
2001, anno dell'ecumenismo. Pasqua comune per tutti i cristiani il 15 aprile.
La firma a Strasburgo, una settimana dopo, della Carta Ecumenica europea.
I giovani protagonisti del primo incontro ecumenico del nuovo millennio. Un decennio delle Chiese contro la violenza. I viaggi del Papa in Siria e Ucraina.

Giugno del 1997. Il "popolo europeo dell'ecumenismo" è riunito a Graz, bella città austriaca. Migliaia di persone provenienti da tutti i paesi del vecchio continente, cattolici, ortodossi, protestanti, anglicani, d'ogni età, lingua, cultura, si ritrovano insieme per la prima volta dopo la caduta dei Muri. E' la seconda assemblea ecumenica europea. Otto anni dopo lo storico incontro di Basilea dell'89, quando i cristiani del continente dove sono nate le divisioni scoprirono la "meraviglia" di essere e vivere come un unico popolo di Dio. Sembravano lontanissimi i reciproci anatemi tra Roma e Costantinopoli, il grande scisma della Riforma, e la lacerazione d'Oltremanica voluta da Enrico VIII.

NEL SEGNO DELLA PIETRA
A Graz, per un'intera settimana, ogni giorno tutti si raccolgono sotto un grande tendone per la liturgia della Parola. La mattina del venerdì, dopo la meditazione sul Vangelo di Giovanni, cristiani che per secoli si sono scagliati offese pesanti come macigni, vengono invitati a scambiarsi una piccola pietra consegnata a ciascuno all'ingresso: gesto simbolico di fraternità ritrovata. Con lo scambio della pietra, i rappresentanti delle differenti tradizioni religiose dell'Europa promettono solennemente che nessuna pietra sarebbe più stata scagliata fra cristiani, e s'impegnano a crescere insieme "come pietre vive, quale edificio spirituale". Il "segno" della piccola pietra ricorda ancora oggi ad anglicani, cattolici, ortodossi e protestanti d'Europa l'impegno preso. Il cammino verso l'unità che costituisce lo scopo del movimento ecumenico moderno alla fine del II millennio ha registrato momenti profetici, ma si è anche imbattuto in alcune pietre d'inciampo. Dunque "ancora tanto cammino rimane da fare". Lo riconosce realisticamente Giovanni Paolo II, tracciando il cammino della Chiesa nel nuovo millennio. Papa Wojtyła sottolinea però con speranza che "dopo secoli di separazioni, incomprensioni, indifferenze e contrapposizioni, è rinata nei cristiani la consapevolezza che la fede in Cristo è una forza capace di superare ciò che li separa". Il 2001 presenta alcune pietre miliari per il cammino comune.

UN CASO PROVVIDENZIALE
La più importante si profila in questo mese di aprile. Per la prima volta, dopo quasi un quarto di secolo, tutti i cristiani nel mondo celebreranno la Pasqua nello stesso giorno. Per una fortunata coincidenza dei calendari, la festa cadrà domenica 15 per tutte le Chiese sia d'Oriente che d'Occidente. Una ricorrenza che non poteva esser lasciata cadere. Così il Papa ha preso coraggiosamente un'iniziativa dallo straordinario impatto psicologico, proponendo alle diverse Chiese di festeggiare sempre la Pasqua nella medesima data, e lasciando intendere d'essere anche disposto a seguire il computo orientale. La questione della data della Pasqua è emblematica delle tante divisioni confessionali. A partire dal Concilio di Nicea (325) i cristiani hanno celebrato Pasqua la domenica dopo la luna piena di primavera. Quando Papa Gregorio XIII nel 1582 riformò il calendario di Giulio Cesare, perché troppo corto rispetto all'anno solare, il calendario gregoriano venne adottato dalle nazioni occidentali, mentre le orientali rimasero fedeli a quello giuliano. Di qui la non coincidenza della Pasqua. La proposta di fissare una data comune è stata fatta dal Papa a fine gennaio, dinanzi ai rappresentanti di due miliardi di battezzati tra cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti, a conclusione della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. E il luogo prescelto è stato la basilica di San Paolo fuori le Mura, dove Wojtyła ha aperto la Porta Santa col primate anglicano Carey e il metropolita Athanasios di Costantinopoli.

ALTRE PIETRE
C'è una seconda pietra miliare per il cammino dell'ecumenismo nel 2001. Dal 17 al 22 aprile si svolge a Strasburgo un nuovo incontro ecumenico europeo. Un avvenimento di dimensioni numeriche ridotte rispetto alle assemblee di Basilea e Graz, ma di enorme significato essendo il primo del III millennio. La caratteristica più rilevante dell'incontro sarà il ruolo assegnato ai giovani: accanto a 120 responsabili "ufficiali" delle diverse Chiese, parteciperanno altrettanti giovani tra i 18 e i 30 anni di tutte le confessioni cristiane, chiamati a far sentire la loro voce sul futuro della fede cristiana, del dialogo e della riconciliazione tra le Chiese. Strasburgo è il luogo del futuro politico dell'Europa, città simbolo dei diritti dell'uomo. E questo getta sull'incontro una luce tutta particolare.
Ma l'appuntamento si presenta anche sotto il segno delle ombre che accompagnano l'attuale fase dell'ecumenismo. Il fatto che l'incontro non si tenga a Salonicco, come programmato originariamente, è un sintomo dei problemi che esistono. Ed è un peccato che, dopo una città protestante come Basilea e un cattolica come Graz, non si possa vivere un'esperienza di "ecumenismo di popolo" in una realtà ortodossa come l'antica Tessalonica. Ma al tempo stesso è indirettamente la conferma che sarà proprio il perseverante impegno dei "piccoli" nel riannodare e ritessere i rapporti personali di fraternità, a imprimere rinnovato slancio agli sforzi per recuperare la perduta unità, assai più dei dialoghi dottrinali dei vertici gerarchici.
C'è anche una terza pietra miliare: la firma della "Charta Oecumenica" europea, un documento comune che a Graz tutte le confessioni cristiane si erano impegnate a redigere entro la fine del millennio per tracciare le linee del dialogo, della riconciliazione e della cooperazione. La firma di questa magna charta il 22 aprile sarà l'evento conclusivo, fortemente simbolico, dell'incontro di Strasburgo. Il documento verrà sottoscritto solennemente dal cardinale Vlk di Praga, a nome delle Chiese cattoliche d'Europa, e dal metropolita Jeremie di Costantinopoli per le Chiese anglicane, ortodosse e protestanti. L'accordo, raggiunto dopo un'ampia consultazione, è un passo importante per il futuro dell'ecumenismo, anche se il documento in sé non ha autorità teologica, dogmatica o giuridica, ma è un "testo base" che ciascuna Chiesa sarà chiamata a adottare, facendo propri i "24 impegni" che propone.
Ed ecco la quarta pietra miliare. Il Consiglio ecumenico delle Chiese - di cui fanno parte ben 342 confessioni di oltre cento paesi dei cinque continenti - ha deciso di dedicare i prossimi dieci anni a sconfiggere la violenza. Ed è più che mai significativo che, per lanciare l'iniziativa, il Consiglio abbia scelto Berlino, e una "marcia delle candele" attraverso la Porta di Brandeburgo per ricordare la rivoluzione pacifica inaugurata dalla demolizione, pietra su pietra, del Muro che divideva l'Europa. Le porte dell'ecumenismo non sono dunque chiuse. I viaggi del Papa in Siria sulle orme di san Paolo e in Ucraina, terra ortodossa, ne apriranno sicuramente altre.