ATTUALITÀ

Un rinnovato impegno per i giovani all'alba del III millennio. Importante convegno all'UPS

APRIRE L'ORIZZONTE
di Vito Orlando

All'inizio del millennio bisogna ritrovare il coraggio di porre grande attenzione ai problemi educativi e religiosi. Farlo è accettare la sfida che la vita non è riducibile all'immediato né può essere appiattita sui bisogni materiali. Rilanciare l'attenzione all'educazione e alla religione è impresa non facile perché l'eredità del II millennio, su questo fronte, ci ha consegnato una realtà quasi disastrata.

L'educazione appare oggi in crisi di orizzonti, di fondamenti, e di prassi, perché gli adulti hanno in qualche modo abdicato al loro compito e i giovani non nascondono il loro disorientamento e lanciano non infrequenti appelli nel loro avventurarsi in cerca di orizzonti di "senso". Testimoniano così la loro ricerca e il bisogno di qualcuno che, con discrezione e autorevolezza, li sappia accompagnare. Gli adulti hanno difficoltà a sintonizzarsi con le nuove generazioni, a comunicare con loro sui bisogni più radicali, e perfino a comprenderne il linguaggio. La religione non si trova certo in una situazione migliore. Anche perché essa è dimensione e orizzonte non trascurabile della stessa educazione, e va ben al di là delle formulazioni che cercano di rappresentarla nell'attuale vissuto giovanile come religione "del fai da te", o "come libera risorsa", il che ne accentua la funzione individuale e discrezionale. È stato del tutto inaspettato e sorprendente, per esempio, ciò che i giovani hanno saputo esprimere in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) dell'agosto 2000.

VERSO UNA NUOVA STAGIONE
Proprio di fronte all'esperienza vissuta dai giovani, gli adulti non possono non interrogarsi sulle possibilità di una nuova stagione dell'educazione religiosa dei giovani, per aiutarli a "sperimentare, come dice il Papa, una graduale maturazione nella consapevolezza e nella convinzione della propria adesione di fede". Dal 3 al 5 gennaio 2001 la Facoltà di Scienze dell'Educazione dell'Università Pontificia Salesiana ha realizzato un convegno proprio sull'Educazione Religiosa dei Giovani. In esso si è voluto offrire agli educatori (oltre 200 partecipanti) un'occasione per riflettere sulla situazione generale dei giovani di fronte al religioso; si è cercato di valutare, da prospettive diverse, il vissuto religioso giovanile e di cogliere le sfide che il contesto culturale attuale pone alla loro educazione religiosa.
A livello propositivo è stata offerta un'impostazione operativa organica del processo di educazione alla fede, frutto della riflessione che da tempo si sta facendo. I nuovi orizzonti dell'educazione religiosa pongono al centro il giovane di oggi con la sua realtà di ricercatore inquieto per aiutarlo a riconquistare libertà e responsabilità. I processi di maturazione religiosa non possono essere preconfezionati; partono dalla realtà e aiutano a cogliere la funzione unificante della fede, che non annulla ma stimola le risorse del soggetto, perché possa riappropriarsi del senso religioso. Un aspetto importante e problematico è senza dubbio l'appartenenza alla comunità cristiana, ma anche questo va impostato correttamente a livello educativo per poter far maturare un'adesione personale responsabile. Il processo educativo è attento all'atteggiamento di fondo della persona che si apre al riconoscimento di Dio, la cui presenza non è più temuta ma invocata.

PROPOSTE E TESTIMONIANZE
Il convegno ha offerto proposte operative di educazione religiosa in vari ambiti ed esperienze, per aiutare a cogliere e valutare le realtà e le varie possibilità. Gli adulti devono ritrovare piena fiducia sulle possibilità dei giovani e sulle loro capacità di far diventare la dimensione religiosa una risorsa di vita per aprirsi a orizzonti nuovi. Quelli di un mondo ormai globalizzato e bisognoso di riferimenti e di proposte che non si riducano al semplice orizzonte individuale, ma che siano in grado di aprirli alla trascendenza come orizzonte di pienezza. Al di là delle incertezze o forse delle paure, all'alba del nuovo millennio "osare si può", riuscendo a sintonizzarsi con le aspirazioni più profonde e a realizzare con loro veri "laboratori della fede" in cui possano illuminare i loro dubbi, superare le difficoltà.

È quello che gli stessi giovani all'interno del convegno hanno testimoniato e l'intervento di un papà ha confermato. Un gruppo di studenti che ha vissuto l'esperienza della GMG, parlando della religiosità dei giovani, ha sottolineato che essi, nel quotidiano, indossano un abito fatto su misura delle loro esigenze, tendono a soddisfare nell'immediato i loro bisogni. Dentro di loro, tuttavia, non si ferma il desiderio di cercare qualcosa che li apra verso un'avventura di senso che superi il quotidiano disagio. I loro motorini di avviamento sono principalmente le emozioni che si scatenano in esperienze diverse. Non sono però passivi nella ricerca di ragioni e orizzonti altri. A tutto questo possono essere stimolati da quanti sono in grado di entrare con loro in relazione e testimoniare le proprie ragioni di vita e di fede. La fede, infatti, si offre e si arricchisce nella relazione; se non si entra in relazione non si può avere la pretesa di educare. La relazione accoglie il giovane com'è e nella condizione concreta in cui si trova, ne sa riconoscere la ricchezza e s'impegna a valorizzarla rendendone consapevole lo stesso giovane.
La testimonianza del papà che ha vissuto la gioia del coinvolgimento del figlio nella GMG, ha sottolineato la necessità da parte degli adulti di verificare il loro giudizio nei riguardi dei giovani. Spesso, infatti, essi evidenziano tratti piuttosto negativi o per lo meno ambigui. I giovani, tuttavia, offrono anche segni squisitamente evangelici nella sincerità, uguaglianza, accoglienza del diverso, sostegno agli svantaggiati, ecc. È vero che hanno anche una radicale domanda di felicità e che vogliono viverla senza rinvii. Questa voglia di gioia di vivere porta una forte domanda di vita a cui non potrà che dare risposta il Signore della vita.

DESIDERIO E DOMANDA
Ecco due buoni materiali reperibili nel caotico atelier della vita dei giovani: il desiderio di ricerca di senso e la domanda di gioia di vivere. Perché si possa attivare un efficace "laboratorio della fede", come lo stesso convegno ha cercato di fare in sintonia con quanto ha detto il Papa a Tor Vergata, si richiede anzitutto che vi sia un luogo di accoglienza e di incontro, che in questo luogo vi siano bravi "artigiani" in grado di consegnare agli "apprendisti" della vita e della fede i segreti dell'arte, progettando con loro il risultato che si può ottenere con i materiali a disposizione.
Tutto questo potrà avvenire se impareremo dal Papa a comunicare con i giovani, a chiamarli con sincerità "amici" e sapremo guardare al domani vedendo in loro "le sentinelle del mattino" in quest'alba del terzo millennio.