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All'inizio del millennio bisogna
ritrovare il coraggio di porre grande attenzione ai problemi educativi e
religiosi. Farlo è accettare la sfida che la vita non è
riducibile all'immediato né può essere appiattita sui bisogni
materiali. Rilanciare l'attenzione all'educazione e alla religione è
impresa non facile perché l'eredità del II millennio, su questo
fronte, ci ha consegnato una realtà quasi disastrata.
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È quello che gli stessi giovani all'interno del convegno
hanno testimoniato e l'intervento di un papà ha confermato. Un gruppo di
studenti che ha vissuto l'esperienza della GMG, parlando della
religiosità dei giovani, ha sottolineato che essi, nel quotidiano,
indossano un abito fatto su misura delle loro esigenze, tendono a soddisfare
nell'immediato i loro bisogni. Dentro di loro, tuttavia, non si ferma il
desiderio di cercare qualcosa che li apra verso un'avventura di senso che
superi il quotidiano disagio. I loro motorini di avviamento sono principalmente
le emozioni che si scatenano in esperienze diverse. Non sono però
passivi nella ricerca di ragioni e orizzonti altri. A tutto questo possono
essere stimolati da quanti sono in grado di entrare con loro in relazione e
testimoniare le proprie ragioni di vita e di fede. La fede, infatti, si offre e
si arricchisce nella relazione; se non si entra in relazione non si può
avere la pretesa di educare. La relazione accoglie il giovane com'è e
nella condizione concreta in cui si trova, ne sa riconoscere la ricchezza e
s'impegna a valorizzarla rendendone consapevole lo stesso giovane.
La testimonianza del papà che ha vissuto la gioia del coinvolgimento del
figlio nella GMG, ha sottolineato la necessità da parte degli adulti di
verificare il loro giudizio nei riguardi dei giovani. Spesso, infatti, essi
evidenziano tratti piuttosto negativi o per lo meno ambigui. I giovani,
tuttavia, offrono anche segni squisitamente evangelici nella sincerità,
uguaglianza, accoglienza del diverso, sostegno agli svantaggiati, ecc. È
vero che hanno anche una radicale domanda di felicità e che vogliono
viverla senza rinvii. Questa voglia di gioia di vivere porta una forte domanda
di vita a cui non potrà che dare risposta il Signore della vita.
DESIDERIO E DOMANDA
Ecco due buoni materiali reperibili nel caotico atelier della vita dei giovani:
il desiderio di ricerca di senso e la domanda di gioia di vivere.
Perché si possa attivare un efficace "laboratorio della fede",
come lo stesso convegno ha cercato di fare in sintonia con quanto ha detto il
Papa a Tor Vergata, si richiede anzitutto che vi sia un luogo di accoglienza e
di incontro, che in questo luogo vi siano bravi "artigiani" in grado
di consegnare agli "apprendisti" della vita e della fede i segreti
dell'arte, progettando con loro il risultato che si può ottenere con i
materiali a disposizione.
Tutto questo potrà avvenire se impareremo dal
Papa a comunicare con i giovani, a chiamarli con sincerità
"amici" e sapremo guardare al domani vedendo in loro "le
sentinelle del mattino" in quest'alba del terzo millennio.