ANNIVERSARI

Anche riguardo al Giappone, dove i salesiani compiono 75 anni, Don Bosco non ha sbagliato.

UN SOGNO PER IL GIAPPONE
di Gaetano Compri

Nel 1885, tre anni prima di lasciare questo mondo, Don Bosco vide in sogno il futuro dell'opera salesiana nel mondo. Questo sogno profetico si trova nel vol.17 a pag. 645-46 delle Memorie Biografiche.

Don Bosco narrò che fu portato a una grande altezza, e da lì poté vedere come a volo d'uccello i vari paesi del mondo, dal Cile all'Africa, dalla Cina all'Australia, e fece i nomi di regioni, città e popoli, di mari, fiumi, isole dove in futuro avrebbero lavorato i suoi figli. Nominò Ceilon, Hong-Kong, Macao... Quest'ultima città ci interessa! Scrive don Lemoyne che Don Bosco raccontò di aver visto Macao sull'entrata di un mare sterminato, e davanti all'alta montagna, da cui si scopriva la Cina... Nel fulmineo giro Don Bosco distingueva isole, terre e nazioni sparse sui vari gradi e molte regioni poco abitate e sconosciute. Dei nomi di tante località vedute nel sogno, più non ricordava con esattezza i nomi; Macao, per esempio, la chiamava Meaco". Don Lemoyne afferma di aver sentito direttamente da Don Bosco il racconto. L'ultima frase tuttavia è un suo giudizio personale. Povero Don Bosco! -  pare che voglia dire - Aveva la sua età e perciò cominciava a dimenticare, come tutti i vecchi!
Per l'onore di Don Bosco c'è da dire che è stato piuttosto Don Lemoyne a prendere qualche abbaglio. Perché, la città di Meaco esiste davvero, e si trova in Giappone. Del resto Macao non è ubicata all'entrata di un mare sterminato, e lì vicino non esiste nessuna alta montagna da cui si possa vedere la Cina. Quando i Salesiani arrivarono in Cina, trovarono naturale associarsi all'interpretazione di Don Lemoyne; i dubbi sorsero quando, nel 1926, essi entrarono in Giappone, cominciarono a studiare la lingua e la storia giapponese, e. trovarono la città di Meaco. Proprio quella che aveva visto Don Bosco, come cercheremo di dimostrare.

L'ANTICA CAPITALE
Meaco era l'antica capitale del Giappone, il nome significa appunto Capitale. Oggi è Tokyo, che si scrive con due caratteri che significano Capitale dell'Est; ma anticamente, quando san Francesco Saverio entrò in questo paese, la capitale era Kyoto, chiamata appunto Meaco. Il carattere "kyo" di Tokyo e di Kyoto si legge anche "myako", e, anticamente, "meaco". I libri che narrano la storia dei primi cristiani giapponesi, chiamano la capitale sempre Meaco. E anche le carte geografiche  di quei tempi disegnate dagli europei, scrivevano la stessa cosa.
Questo, a quanto pare, Don Lemoyne non lo sapeva, ma lo sapeva Don Bosco. Quando infatti nel 1845 egli scrisse la Storia ecclesiastica ad uso delle scuole, nei racconti sulle persecuzioni degli antichi cristiani del Giappone si serve dei nomi in uso ai suoi tempi: Nagasaki ad esempio la chiama Nancosachio. Probabilmente prese questi racconti dalle "Opere del Padre Daniello Batoli", gesuita, stampate a Torino dalla Editrice Marietti dal 1825 in poi che trattano dettagliatamente della storia della Chiesa in Asia. I volumi ottavo e seguenti portano come titolo Del Giappone. Nella biblioteca della Casa Madre dei salesiani a Torino, esiste la scheda di queste opere risalente ai tempi di Don Bosco, ma non i volumi, che pure dovevano esserci. Nella prima edizione della Storia Ecclesiastica la città di Meaco non è mai citata: a Don Bosco interessavano più i racconti edificanti che la loro localizzazione; inoltre in quegli anni le idee sul Giappone, chiuso agli europei, erano ancora molto vaghe e imprecise. Ma nel 1862 la Chiesa proclamò santi 26 Martiri Giapponesi, e tre anni dopo a Nagasaki si scoprirono alcuni discendenti degli antichi cristiani: avevano conservato la fede dopo 250 anni di persecuzione! La notizia fece impressione. Don Bosco ne parlò ai suoi ragazzi, e nella quarta edizione della Storia Ecclesiastica (1871), aggiunse un breve sommario della vita di ciascuno dei 26 Martiri. Stavolta Meaco è citata ben sette volte.  E' fuor di dubbio, perciò, che egli sapesse bene che detta città si trovava in Giappone, e dunque non era da confondersi con Macao. Che poi l'alta montagna del sogno indicasse il Monte Fuji (non Fujiyama o Fusiyama come dicono in Italia, perché yama significa già monte) è logico pensarlo, quantunque Don Bosco, forse, non ne conoscesse l'esatta posizione. Dal Fuji, simbolo del Giappone, si vede il mare sterminato, l'Oceano Pacifico, non la Cina però, rimanendo dalla parte opposta. In sogno tuttavia si può vedere qualsiasi cosa. Siamo convinti, con buon fondamento, che l'opera salesiana in Giappone sia stata prevista da Don Bosco.

DON CIMATTI IN GIAPPONE
Nel 1875 Don Bosco spedì i primi suoi figli nell'America Latina. Cinquanta anni dopo, nel 1925, si decise di aprire la missione del Giappone, affascinate e misterioso, che stava imponendosi a alla società internazionale. Furono scelti nove salesiani, guidati da Don Vincenzo Cimatti, direttore della prestigiosa scuola di Valsalice, conosciutissimo per le sue composizioni musicali, le sue operette rallegravano le feste delle scuole e degli oratori salesiani sparsi ovunque. Aveva 46 anni e una brillante carriera davanti a sé. Lasciò tutto per imbarcarsi in una avventura rischiosa di cui non si potevano prevedere gli esiti. Arrivò in Giappone l'8 febbraio 1926 destinato a Miyazaki, in una delle zone più povere del paese.

Per un anno fece lo scolaro per assimilare quella difficilissima lingua, ma non gli riuscì mai di impararla bene; si faceva capire tuttavia, perché a gente capisce più il cuore che le parole, e lui aveva un gran cuore.
La musica fu il suo grande mezzo di apostolato. Le sue esecuzioni, ammiratissime, gli attirarono le simpatie di tutti. Tenne circa 2000 concerti un po' dovunque che lo fecero diventare famoso. Fu chiamato anche in Corea e anche in Manciuria. Nella biblioteca comunale della nativa Faenza si conservano oltre 500 sue composizioni in italiano, e 400 in giapponese nel museo che lo commemora a Tokyo.
Nel 1991 la Chiesa l'ha dichiarato Venerabile, ora aspettiamo un suo miracolo, per onorarlo come beato e santo. Sarà il primo santo moderno del Giappone, e potrebbe essere il protettore dei musici e compositori, perché nessun santo ha composto tanta musica come lui. In Giappone esiste il gruppo degli Amici di Don Cimatti che ne diffonde la conoscenza.
Attualmente l'opera salesiana nell'impero del Sol Levante conta circa 150 Salesiani, un centinaio dei quali giapponesi. Lavorano in 18 opere, scuole, chiese, residenze missionarie e in una editrice. Anche le Isole Salomone da pochi anni fanno parte della Ispettoria Giapponese. Inoltre sono molto attive le Figlie di Maria Ausiliatrice, e la Congregazione delle Suore della Carità di Miyazaki, fondata dal salesiano don Antonio Cavoli, per incarico di don Cimatti. C'è un grande futuro per i salesiani in Giappone nel terzo millennio.