Don Bosco narrò che fu portato a una grande altezza, e da
lì poté vedere come a volo d'uccello i vari paesi del mondo, dal
Cile all'Africa, dalla Cina all'Australia, e fece i nomi di regioni,
città e popoli, di mari, fiumi, isole dove in futuro avrebbero lavorato
i suoi figli. Nominò Ceilon, Hong-Kong, Macao... Quest'ultima
città ci interessa! Scrive don Lemoyne che Don Bosco raccontò di
aver visto Macao sull'entrata di un mare sterminato, e davanti all'alta
montagna, da cui si scopriva la Cina... Nel fulmineo giro Don Bosco
distingueva isole, terre e nazioni sparse sui vari gradi e molte regioni poco
abitate e sconosciute. Dei nomi di tante località vedute nel sogno,
più non ricordava con esattezza i nomi; Macao, per esempio, la chiamava
Meaco". Don Lemoyne afferma di aver sentito direttamente da Don
Bosco il racconto. L'ultima frase tuttavia è un suo giudizio personale.
Povero Don Bosco! - pare che voglia dire - Aveva la sua età e
perciò cominciava a dimenticare, come tutti i vecchi!
Per l'onore di Don Bosco c'è da dire che è stato piuttosto Don
Lemoyne a prendere qualche abbaglio. Perché, la città di Meaco
esiste davvero, e si trova in Giappone. Del resto Macao non
è ubicata all'entrata di un mare sterminato, e lì
vicino non esiste nessuna alta montagna da cui si possa vedere la Cina.
Quando i Salesiani arrivarono in Cina, trovarono naturale associarsi
all'interpretazione di Don Lemoyne; i dubbi sorsero quando, nel 1926, essi
entrarono in Giappone, cominciarono a studiare la lingua e la storia
giapponese, e. trovarono la città di Meaco. Proprio quella che
aveva visto Don Bosco, come cercheremo di dimostrare.
L'ANTICA CAPITALE
Meaco era l'antica capitale del Giappone, il nome significa appunto Capitale.
Oggi è Tokyo, che si scrive con due caratteri che significano Capitale
dell'Est; ma anticamente, quando san Francesco Saverio entrò in
questo paese, la capitale era Kyoto, chiamata appunto Meaco. Il
carattere "kyo" di Tokyo e di Kyoto si legge
anche "myako", e, anticamente, "meaco". I
libri che narrano la storia dei primi cristiani giapponesi, chiamano la
capitale sempre Meaco. E anche le carte geografiche di quei tempi
disegnate dagli europei, scrivevano la stessa cosa.
Questo, a quanto pare, Don Lemoyne non lo sapeva, ma lo sapeva Don Bosco.
Quando infatti nel 1845 egli scrisse la Storia ecclesiastica ad uso delle scuole,
nei racconti sulle persecuzioni degli antichi cristiani del Giappone si serve
dei nomi in uso ai suoi tempi: Nagasaki ad esempio la chiama Nancosachio.
Probabilmente prese questi racconti dalle "Opere del Padre Daniello
Batoli", gesuita, stampate a Torino dalla Editrice Marietti dal 1825 in
poi che trattano dettagliatamente della storia della Chiesa in Asia. I volumi
ottavo e seguenti portano come titolo Del Giappone. Nella biblioteca
della Casa Madre dei salesiani a Torino, esiste la scheda di queste opere
risalente ai tempi di Don Bosco, ma non i volumi, che pure dovevano esserci.
Nella prima edizione della Storia Ecclesiastica la città di Meaco
non è mai citata: a Don Bosco interessavano più i racconti
edificanti che la loro localizzazione; inoltre in quegli anni le idee sul
Giappone, chiuso agli europei, erano ancora molto vaghe e imprecise. Ma nel
1862 la Chiesa proclamò santi 26 Martiri Giapponesi, e tre anni dopo a
Nagasaki si scoprirono alcuni discendenti degli antichi cristiani: avevano
conservato la fede dopo 250 anni di persecuzione! La notizia fece impressione.
Don Bosco ne parlò ai suoi ragazzi, e nella quarta edizione della Storia
Ecclesiastica (1871), aggiunse un breve sommario della vita di ciascuno
dei 26 Martiri. Stavolta Meaco è citata ben sette volte. E'
fuor di dubbio, perciò, che egli sapesse bene che detta città si
trovava in Giappone, e dunque non era da confondersi con Macao. Che poi l'alta
montagna del sogno indicasse il Monte Fuji (non Fujiyama
o Fusiyama come dicono in Italia, perché yama significa
già monte) è logico pensarlo, quantunque Don Bosco, forse, non ne
conoscesse l'esatta posizione. Dal Fuji, simbolo del Giappone, si vede il mare
sterminato, l'Oceano Pacifico, non la Cina però, rimanendo dalla
parte opposta. In sogno tuttavia si può vedere qualsiasi cosa. Siamo
convinti, con buon fondamento, che l'opera salesiana in Giappone sia stata
prevista da Don Bosco.
DON CIMATTI IN GIAPPONE
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Nel 1875 Don Bosco spedì i primi suoi figli nell'America Latina.
Cinquanta anni dopo, nel 1925, si decise di aprire la missione del Giappone,
affascinate e misterioso, che stava imponendosi a alla società
internazionale. Furono scelti nove salesiani, guidati da Don Vincenzo Cimatti,
direttore della prestigiosa scuola di Valsalice, conosciutissimo per le sue
composizioni musicali, le sue operette rallegravano le feste delle scuole e
degli oratori salesiani sparsi ovunque. Aveva 46 anni e una brillante carriera
davanti a sé. Lasciò tutto per imbarcarsi in una avventura
rischiosa di cui non si potevano prevedere gli esiti. Arrivò in Giappone
l'8 febbraio 1926 destinato a Miyazaki, in una delle zone più povere del
paese.
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