LETTERA AI GIOVANI

Aprile 2001

Come vi sarete accorti dai numeri precedenti la rubrica è passata da me a voi giovani lettori. Vi propongo perciò lettere a me indirizzate a seguito di colloqui o dibattiti, o dopo alcune conferenze… E’ un modo di rendervi protagonisti di questa rubrica…

Carissimo Carlo,
non ti nascondo la mia delusione nell’ultimo incontro. Ho fatto qualche ora di treno, sono arrivato carico come un TIR, ti ho rovesciato addosso un peso insopportabile, determinato da un rapporto logoro con mia moglie, da un contesto parossistico con un figlio, da un giro inconcludente di amici, che sul più bello mi lasciano nella..
E tu?
Ascolti, ascolti senza reagire.
Mi offri il tuo silenzio come salvagente, come barella.
Mi sarei aspettato il tuo dito puntato, la tua voce autorevole, il tuo rimbrotto.
Niente di tutto questo.
Non mi hai ricoverato al Pronto Soccorso. Mi hai dimesso con una terapia che ho percepito nel viaggio di ritorno.
La fronte appoggiata al finestrino e gli occhi persi e prigionieri di luci lontane.

Ti confesso, per questo ti scrivo, la mia sorpresa nel percepire dopo la tempesta la quiete sopraggiunta.
Il tuo silenzio mi ha liberato, ha fatto defluire emozioni e apprensioni. Ero un fiume in piena. Mi hai assorbito come il mare.
Il silenzio è la casa in cui ho ritrovato il riposo e me stesso. Non potevi far altro – ascoltandomi – che mettermi nella condizioni di trovare in me stesso la risposta.Il silenzio è la parola che non ha bisogno di essere pronunciata. Viceversa anche la parola ha come involucro il silenzio.Solo chi ascolta entra in relazione. Mi hai preso come un libro aperto, mi hai sfogliato e letto fino in fondo e io finalmente mi sono visto uomo maturo. Ho fatto pace con mia moglie, sono stato allo stadio con mio figlio e ho ritrovato la voglia di sentire un amico. Ho ritrovato la chiave di lettura della mia vita: più silenzio, meno conflittualità.

Chi ascolta è testimone di ciò che sta per nascere. Tu hai colto in me il desiderio di cambiamento. Il tuo silenzio mi ha dato l’alt a un vero e proprio frullato di parole contraddittorie. L’ascolto tuo mi ha permesso l’esplorazione della mia vita e la presa di contatto con il mio mondo interiore. Ascoltare è un’arte e tacere aiuta a diventare una persona più serena e a migliorare la qualità delle relazioni con gli altri. Mi sento più rilassato. Il nostro sistema d’allarme entra in funzione quando tira aria di tempesta. Trovare un approdo è incontrare uno che ti ascolta senza entrare in competizione con te. Il silenzio rallenta la corsa del tempo e delle emozioni. A tutti piace parlare con qualcuno che per filo e per segno ti ascolti. L’ascolto è una scorciatoia. Arrivi prima al cuore di chi si confida.

Sì, il silenzio è un dono che si fa solo ad un amico vero.
Carlo Terraneo