"Caro doctor J.,
tra gli scolari vige una legge importante: bisogna essere uniti, e dunque
è sottinteso che nessuno farà la spia se un compagno e una
compagna imbrogliano per es. copiando i compiti. Per cui imbrogliare è
generalmente tenuto in grande considerazione, e chi ci riesce non dimentica mai
di vantarsi della sua audacia e della sua astuzia. Il guaio è che il
loro vantarsi finisce per dare a quelli che non "imbrogliano" l'idea
di essere dei "gonzi" e per colpa loro! Ammetto di avere sbirciato i
compiti del mio vicino di banco, e di aver pensato che era meglio copiare che
rischiare una crisi in famiglia per un cattivo voto. Ciò non toglie che
trovi schifoso che alcuni che studiano poco abbiano voti migliori perché
copiano sistematicamente. Questo falsa i risultati. Però quello che mi
secca di più è l'impressione che questo faccia comodo a qualche
professore che fa finta di non vedere. E' come se s'incoraggiasse
l'ingiustizia. Secondo me, ci sarebbero più soluzioni: che i professori
siano meno esigenti; se si ha più tempo per studiare diventa inutile
cercare di imbrogliare. Bisognerebbe anche che i genitori collaborassero
verificando se le lezioni sono state studiate e i compiti fatti, così
copiare diventerebbe inutile. Però uno dei compagni mi ha detto che
bisogna adattarsi a un mondo che non fa sconti né regali. Ci sono forse
due morali: quella che si proclama apertamente ma non si fa, e quella che si
fa, ma che non bisogna dire?
Lorena, V superiore, Firenze
Cara Lorena,
li chiamate in gergo minute, foglettini, rotolini, strisce, e simili, ma la
realtà è la stessa: sono dei soccorsi alla memoria che possono
sbloccare nel momento in cui si fa un test o un controllo. Il fenomeno è
vasto, banalizzato (e ben camuffato), si sa che la maggioranza degli scolari
cerca di "fregare", e quelli che non lo hanno mai fatto non
raggiungono il 10% e, come rilevi anche tu, non se ne vantano.
Voglio sperare che qualche scuola non abbia l'ingenuità di
credere di essere esente da un tale fenomeno, e che qualche professore non sia
così cieco da vantarsi che una cosa del genere non gli è mai
capitata, perché, come tutti sanno, i super gendarmi creano dei super
banditi. La prova di forza produce l'impasse.
Ma c'è di più: per quanto incredibile possa sembrare, la frode a
scuola fa comodo pressoché a tutti, professori, direttori, scolari,
genitori. Solo i non-imbroglioni che fanno fiasco si trovano a disagio,
perché quelli che riescono in effetti non sono gelosi, si dicono
indifferenti. C'è una prima ragione: meno ci sono fallimenti nella
scuola e meno ci sono seccature per tutti. Quando è necessario prendere
delle sanzioni pesanti, questo crea non poche complicazioni tra i differenti
attori della scuola. La seconda ragione viene dalla parola d'ordine attuale:
"Riuscita per tutti!". In questo caso le scuole sono piuttosto
soddisfatte di portare il massimo di scolari al successo. E' nel suo interesse!
Te l'Immagini una scuola che porta al fallimento ogni anno metà dei suoi
scolari? Non sopravvivrebbe per molto, perché pochi verrebbero a
iscriversi. Mi secca dirtelo, ma visto da questa angolatura l'imbroglio
è una necessità. In ogni caso, questo ti permette di comprendere
meglio perché vi sono delle complicità e delle tolleranze, anche
involontarie o incoscienti.
Certi spiriti pessimisti accuseranno il cambiamento di mentalità:
un tempo l'imbroglio era malvisto, mentre oggi sembra diventato addirittura un
valore. In effetti la morale di Pinocchio non data da oggi, c'è sempre
stata dell'ammirazione per chi riesce a imbrogliare bene. Proprio questo
esprimeva a suo tempo l'autore del meraviglioso racconto di
"Pinocchio". La morale della favola non è "non devi
mentire", ma "una bugia non si vedrà come il tuo naso".
Insomma chi mente con astuzia, non solo è ricompensato da ciò che
ottiene con la sua menzogna, ma spesso riceve perfino le congratulazioni;
sfortunato invece chi si fa beccare! Non solo resterà a bocca asciutta
ma pagherà per tutti gli altri. Questa "morale" è di
sempre. E' cinica e inaccettabile, però contamina anche alcuni
insegnanti che, senza vedere più lontano, affermano che "si
può imbrogliare, ma non ci si deve far prendere". E' un po' il
gioco del gatto e del topo.
Alcuni professori lasciano andare le cose come vanno, ma dicono
che prima o poi lo scolaro che copia e imbroglia si troverà davanti a
dei muri invalicabili, non avendo un minimo di conoscenze. Ci sarebbero insomma
dei limiti alla furberia scolastica, e una giustizia tardiva. Ma così
essi perdono di credibilità, e inquinano l'ambiente educativo. Che fare?
I professori certamente possono regolare il loro modo di fare: prevedendo, ad
esempio, dei questionari che permettano di rendersi conto che le conoscenze
siano veramente acquisite. Però è necessaria una riforma
più globale. I più intelligenti s'accorgono che è il
sistema di valutazione che costringe alla frode: sapendo di essere valutati
attraverso dei voti, ci sarà la corsa al punteggio, col pericolo di
rimanere stressati. "Incastrati" tra professori e genitori, gli
alunni non penseranno che ai bei voti invece che all'utilità e alla
felicità di acquisire delle conoscenze.
In attesa di trovare un sistema di valutazione rivoluzionario,
conviene riflettere coi giovani sulla società che essi vogliono, per
responsabilizzarli fin d'ora ad essere onesti cittadini. E' già ora di
scegliere.