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Sperare nella risurrezione dopo il lungo cammino della passione

SECUNDUM SINDONEM
di Giovanni Eriman
Prima settimana santa del III Millennio. L'auspicio dei credenti, dopo il grande Giubileo che ha chiuso duemila anni di storia cristiana, è che il cammino della nuova era porti l'umanità verso traguardi di pace, finalmente.

Il 13 aprile del 1980 il cardinale Ballestrero, arcivescovo di Torino, faceva dono a Giovanni Paolo II in visita alla città dei Savoia di una preziosa e magistrale opera d'arte, dal titolo suggestivo: Secundum Sindonem . L'aveva realizzata, dopo lunghi studi e lunghe meditazioni lo scultore Fernando Bassani, che aveva avuto in mano la prima immagine tridimensionale elaborata proprio in quegli anni (1978) dagli scienziati della NASA Eric Jumper e John Jackson.
Il Maestro scultore si era applicato con tutto se stesso su quel Volto misterioso che sembrava racchiudere i dolori del mondo intero, gli stessi che da quel momento il Papa si sarebbe portato "dentro" per il resto della vita, nel constatare le abissali iniquità che fasciavano il globo, ma anche "fuori" sul suo stesso corpo. E, infatti, un anno dopo, il 13 maggio 1981, due colpi di pistola sparati a bruciapelo contro di lui avrebbero dato inizio al suo personale calvario, che ancora continua, devastando sì la sua carne, ma senza fiaccarne la volontà.
Papa Wojtyła da allora continua la sua battaglia titanica per la "ri/evangelizzare", per far rifiorire il deserto del mondo; pastore solitario, continua a chiamare a raccolta il gregge che il destino/Provvidenza gli ha affidato.

Secundum Sindonem è certamente il capolavoro del maestro Bassani. La mirabile scultura a sbalzo rappresenta è un po' il tracciato di una strada che sfora i millenni, e continua ad avanzare verso un "dove" che i credenti sperano e gli atei disperano che ci sia.
Un'opera unica nel suo genere, un volto, anzi il Volto in cui tutti gli altri si specchiano, scavato dai mali dei secoli giunti al culmine in questo ultimo secolo di violenze planetarie, di sindromi mortali, di degradi irreversibili, di armi micidiali, di morbi sconosciuti. Ai più alti vertici del progresso scientifico e tecnologico fanno sarcasticamente da contrappunto i più alti indici di morte.Essa, la morte, è sempre lì, puntualmente in agguato, ferocemente determinata nel momento stesso in cui si parla di vittoria, in cui si annunciano possibilità illimitate di vita.

E il timore non ha affatto abbandonato l'uomo. Tutt'altro. A nessuno sfugge che la più colossale impresa di questa nostra civiltà "tecnotronica" (tecnologica ed elettronica) è proprio il tentativo di rimuovere il timore che attanaglia da sempre l'uomo. Un'impresa destinata al fallimento. a meno che non si penetri fino in fondo nel mistero di quel Volto.

Secundum Sindonem: un volto per il III millennio!