Qualcuno ha scritto che i bambini
italiani tra i bambini europei sono primi in classifica per maleducazione.
Forse è vero e forse no. Ma la cosa merita qualche riflessione.
Per il cuore di una mamma è sempre molto doloroso scoprire di aver
allevato un figlio troglodita, ma il guaio è che questa verità
viene alla luce in genere quando ormai è un po' tardi per cambiare stile
educativo e instaurare nei ragazzi altre abitudini.
Non sia mai detto però che nella vita le cose sono irreversibili: anche
nei casi più disperati, si può innestare la retromarcia e
ritornare al punto di partenza, per decidere nuovi obiettivi e differenti
percorsi.
Questa scelta è legata però ad alcuni elementi precisi: in primo
luogo che io genitore abbia voglia di mettermi in discussione e di accettare la
scomoda consapevolezza che se mio figlio è maleducato, non è solo
colpa dei compagni di scuola o degli insegnanti inadempienti. Ho fatto anch'io
la mia parte per arrivare a questo risultato, e quel che è peggio, ho
vissuto distrattamente il mio ruolo educativo proprio quando invece era
necessaria una maggiore attenzione.
In secondo luogo devo sforzarmi di capire perché non sono stata
all'altezza della situazione: forse la troppa fretta della vita quotidiana mi
ha impedito di investire tempo ed energie su una questione che richiede invece
continua sensibilizzazione, esercizi di autocontrollo ed una sana ma
impegnativa capacità di dire un no al momento giusto. O magari mi
è sembrato che ci fossero cose più importanti a cui badare e ho
sottovalutato il fatto che la buona educazione non è solo un affare di
forma, ma di sostanza. E così non mi sono preoccupata troppo di
collegare la formazione dell'interiorità con quelle
dell'esteriorità.
Ancora, devo valutare se per caso ho ecceduto in protezionismo e ho dribblato
quelle occasioni di confronto esterno che sono sempre salutari, per i ragazzi e
per i genitori, per verificare la qualità del proprio lavoro educativo.
Infine - ed è la faccenda più spinosa - dovrò pur chiedermi
se per caso io stessa non sono stata una testimone credibile delle buone
maniere, ma mi sono limitata a insegnare e richiedere comportamenti che non
m'impegnavano in prima persona. E, se avrò anche il beneficio delle
attenuanti generiche, devo rinunciare a tutti gli alibi che vorrebbero portarmi
ad un'assoluzione piena.
Come avrete capito, il problema dei figli maleducati non riguarda tanto loro,
ma noi adulti. Forse è per questo che cerchiamo sempre di rimuovere
l'argomento: di sensi di colpa, in fondo, ne abbiamo già tanti e sono
sempre piuttosto sterili.
È bene però farci coraggio e metterci in gioco: non fosse altro,
per amore dei nostri pargoli. Perché una cattiva educazione li
condannerà, prima o poi, all'incomprensione, ad essere guardati
dall'alto in basso, ad una certa emarginazione affettiva e sociale. Il bello
che si portano dentro - e che faticosamente abbiamo cercato di costruire
insieme a loro - rischierà di non essere adeguatamente percepito e
valorizzato, e loro soffriranno tanto per tutto questo.
Cambiare, certo, è faticoso. Soprattutto perché dentro di
noi abbiamo paura che i figli ci rifiutino se siamo un po' più esigenti.
E all'inizio, inevitabilmente è così. Nel tempo però i
ragazzi sanno apprezzare la nostra severità (a condizione però
che sappiamo motivare opportunamente le aspettative che manifestiamo nei loro
confronti).
Claudio, che ha avuto sempre bisogno di un po' più di attenzione da
questo punto di vista - perché le bande maschili sono effettivamente un
po' grevi nei loro comportamenti e suscitano sempre un certo spirito di
conformismo - diceva tempo fa al telefono una cosa molto seria: "Ma
perché proprio a me doveva capitare una madre così severa? A
pensarci bene, però, sarà sicuramente una rompiscatole, ma io
continuo ad essere invitato a tutte le feste degli amici, mentre altri ragazzi
sono ormai esclusi a vita a causa dei loro comportamenti".
Una cosa del genere non me la direbbe mai direttamente, non
perché gli faccia schifo offrirmi un po' di gratificazione, ma
perché avrebbe paura che me ne approfitti e rincari la dose di consigli
e controlli sui suoi modi di fare. Ma io, dal mio canto, mi sono tutta
ringalluzzita: mi sento molto più forte, adesso, quando devo affrontare
il braccio di ferro delle buone maniere.