III MILLENNIO

I RITI DI PASSAGGIO: IL MATRIMONIO
di Nicola Follieri

Prendere moglie o marito è un rito di passaggio che nelle società primitive ha un forte valore economico e sociale, prima che affettivo. Con esso si entra a far parte di una categoria sociale di tutto rispetto, che è quella dell'età matura.

Farsi una famiglia è un momento della vita che nelle comunità tribali è sancito da una serie di cerimonie paragonabili a vere e proprie relazioni d'affari. Ci si sposa se conviene economicamente ai rispettivi clan. L'uomo e la donna che si promettono fedeltà e amore vicendevole non fanno nulla che non preveda anche la partecipazione dei parenti. Quando due si sposano è come se si congiungessero non solo due persone, ma due collettività, tribù o clan che siano. Il matrimonio è insomma inteso come un contratto dalle forti ripercussioni economiche. Dote, prezzo di acquisto della giovane, consegna di viveri, indumenti, gioielli, capi di bestiame sono elementi di scambio che i clan negoziano per riscattare il giovane o la ragazza prossimi al matrimonio. Questi scambi si possono protrarre a lungo. Nell'Africa settentrionale, per esempio, durano sette giorni di seguito; in Asia anche mesi.

IL FIDANZAMENTO
Lo stadio che precede il matrimonio, è preordinato a una serie di riti di separazione o di aggregazione preliminare. Possono consistere in una sorta di giochi erotici. Si fa spazio, infatti, a riti di tipo sessuale, che propiziano la fecondazione. Non sempre però l'unione sessuale è ben accolta prima del matrimonio. Fra i lapponi se essa avviene prima che i partner siano effettivamente sposati, i figli che nasceranno saranno drammaticamente emarginati e considerati inferiori dal gruppo sociale e dal contesto famigliare. Il fidanzamento può consistere in una sorta di visite improvvisate e impreviste, fatte di gentilezze e premure anche verso i genitori della ragazza. Il corteggiamento può tradursi in inseguimenti, appostamenti, resistenze da parte della ragazza, che dopo un po' cede mostrando di gradire finalmente omaggi e doni. Tutto ciò ha un marcato sapore rituale, e avviene sotto il controllo di genitori e/o anziani. La componente affettiva passa in secondo piano. E' frequente il caso che il matrimonio venga deciso quando i due futuri coniugi sono ancora bambini, come presso i Mongoli e presso alcuni clan di origine slava. Non mancano i tabù: il giovane che ha diritto di entrare nella casa della fidanzata non deve farsi vedere dalla suocera. L'accesso avviene di notte, al buio, perché il giovane non deve guardare il viso della promessa sposa. Ma può congiungersi con lei. Questa usanza starebbe a dimostrare come, in alcuni casi, il fidanzamento possa già prevedere una gravidanza, mentre il matrimonio è da ritenersi concluso, solo se si concludono le contrattazioni economiche fra le due famiglie. Ciò che veramente conta è il guadagno e il prestigio che con quel rito ottengono le comunità tribali.

IL RATTO O SEQUESTRO
Il matrimonio implica anche dei piani di ratto o sequestro della giovane donna. Ma la donna oggetto di conquista per razzia resta vincolata a un ruolo di schiava o concubina. Se due giovani intendono sposarsi contro la volontà dei loro familiari, il ratto diventa una strategia ricorrente, con un suo specifico rituale. In India, per esempio, spesso il ragazzo e i suoi amici complici, nell'atto di rapire la fidanzata, attendono di essere letteralmente aggrediti con graffi e bastonate dalle donne del clan che tuttavia "sanno" che la giovane sta per essere rapita.

NOZZE NEL TIBET MERIDIONALE
E' un po' complesso sposarsi tra i Bothia: prima di tutto gli stregoni vaticinano la buona o cattiva sorte della futura unione, poi si presentano i doni che accettati dai genitori della ragazza significano l'approvazione al matrimonio e si decide sulla dote, quindi si organizza un pranzo. Trascorso un anno, in cui i due fidanzati si sono incontrati più volte, ecco un altro pranzo e alla famiglia di lei viene offerto il prezzo in cambio della ragazza. Passato un altro anno, lo stregone sceglie il giorno più propizio per la partenza della ragazza dalla casa dei suoi. Il rituale prevede che degli uomini entrino dalla ragazza per rapirla. Si inscena una lotta, e per evitare le botte i rapitori offrono del denaro ai protettori della ragazza. Seguono i preparativi durante i quali si fanno regali alla famiglia della ragazza, e per due/tre giorni si festeggia fra parenti e amici. Ma ci vuole un altro anno perché i genitori consegnino la dote alla figlia, che solo allora potrà fare il suo ingresso nella casa del fidanzato, ed essere considerata a tutti gli effetti la sua sposa.

I RITI DI UNIONE
Fra un giovane e una giovane che si promettono amore reciproco in vista del matrimonio vi è l'usanza comune a tanti popoli, compreso l'Occidente, di scambiarsi gli anelli. A significare l'unione può intervenire lo scambio dei vestiti indossati indifferentemente dall'uno o dall'altra, oppure l'uso reciproco di oggetti personali come il tabacco, gli strumenti di toilette o di lavoro, l'offerta di cibo o di bevande. Anche il linguaggio del corpo e le sue posizioni fanno intendere che fra i due giovani si prospetta il matrimonio: s'intrecciano le dita, si preme la testa l'una contro l'altra, lui si siede sul grembo di lei o viceversa. Lui o lei spalma sul corpo dell'altro un unguento, del sangue, dell'argilla. Fanno insieme le abluzioni. L'accogliere un dono è già un segno di consenso all'unione. In Australia e in Africa oltre allo scambio dei doni, vi è la consuetudine delle danze con una forte simbologia erotica. E ricorrono i pranzi e le visite fra i parenti delle due famiglie per giorni e giorni.

I RITI DELLA SOGLIA
Fra alcune popolazioni il rito dell'unione implica il varcare una porta con una certa impetuosità o con un certo garbo. In Palestina, per esempio, la ragazza porta sul capo una giara colma d'acqua, sta per entrare nella casa del fidanzato e succede un piccolo incidente: il ragazzo, appena la giovane mette piede nella sua casa attraversando la porta d'ingresso, le rompe la giara. Il segno dell'acqua che sgorga dalla giara caduta è una specie di battesimo che significa per la ragazza l'abbandono della propria famiglia e l'inserimento nella nuova. In Cina, quando il futuro genero va a trovare il padre della fanciulla, è accompagnato lungo tre camere, sino ai bagni. A ogni porta il ragazzo è invitato a fare due inchini.