IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco
L'ALTRO VANGELO DI LUCA
La mattina del 12 febbraio ci siamo
svegliati leggendo sui giornali di avere tutti - uomini, donne, topi, scimmie -
un unico antenato chiamato LUCA, "Last Universal Common Ancestor". E che
la mappa del nostro genoma conta circa 30.000 geni.
E' affascinante questo risalire a ritroso che l'uomo sta facendo alla fonte
delle proprie origini.
Ora, l'umanità si trova come un figlio nato dalla provetta che ha deciso
di partire e andare a cercare il proprio padre naturale.
Scienziati rigorosi come Dulbecco esprimono toni moderati sull'importante
scoperta, anche perché non è conclusa: sono molte le zone d'ombra
che rimangono e si richiedono anni per una seria applicazione delle nuove
conoscenze. Che nel frattempo stanno per diventare un business colossale.
- E' interessante assistere alla sostanziale tranquillità della teologia
cattolica di fronte a queste scoperte straordinarie che, nell'immaginario
popolare, sembrano invece mettere a rischio il mistero di Dio: i suoi spazi
vengono sempre più ristretti e la sua figura sembra rischiare ancor
più di essere superflua nella nostra vita, dove la scienza diventa
invasiva.
Dio è sempre stato una delle grandi coordinate educative: cercarne il
senso e riferirsi a Lui come spiegazione ultima delle cose, si è
tramandato di generazione in generazione in tante culture dove l'Unico è
stato chiamato con un nome diverso.
I fasci di luce della scienza sulla nostra composizione biologica, possono
generare un improvviso smarrimento per quegli adulti che hanno vissuto il
rapporto con Dio come pratiche da sbrigare per non fare peccato.
- Anche nello scambio educativo con i giovani si rischia la sterilità
proprio su uno dei punti centrali: se la questione di Dio non viene messa a
fuoco, di conseguenza molte altre prospettive etiche ed esistenziali imboccano
sentieri aggrovigliati.
Il progredire della scienza, e le sue mani sull'origine della vita biologica
sono una sollecitazione a tornare all'essenziale anche nella proposta di fede.
Non si può vivere nel segreto timore che alla fine del cammino della
scienza ci sia lo svelamento di un dio quale bluff colossale. Ma potrebbe
essere proprio questo inconscio che porta tanti credenti a vivere in concreto
come se Dio non ci fosse. Sarebbe invece un utile servizio alla fede se, nel
mentre gli scienziati progrediscono nella conoscenza del cosmo e della vita, i
credenti si affrettassero a purificare l'immagine divina che hanno smerciato,
incrostata delle loro convenienze secolari. Tornando al Dio di Gesù
Cristo: un modo di definire compiutamente il Dio cristiano che solo a un
superficiale può sembrare una formula vuota ed innocua.
- Essa, invece, impegna a rovesciare tante prospettive nell'universo simbolico
dei laici e degli ecclesiastici.
Luca era finora ricordato come uno degli evangelisti, quello che meglio parla
della bontà di Dio. Ora il suo nome rischia di essere scalzato dal nuovo
vangelo delle origini che ci parla dell'unico antenato chiamato Luca,
anziché Adamo.
Non si può continuare a dialogare con i giovani sulla vita, senza porsi
seriamente, nel proprio cuore e nella propria mente, fasci di domande accese
dal treno della scienza, che con la lettura del genoma, fa sosta in una nuova
stazione della storia.
- Ma il lungo viaggio alla ricerca delle nostre origini, incrocerà
ancora il chiaroscuro del mistero. I passi non si potranno fermare al
biologico, ma scalare il monte della conoscenza. Dove l'umano si stacca
qualitativamente dalle proteine in comune con i moscerini.
http://www.nature.com/nature/ journal/v409/n6822/fig_tab/409860a0_F3.html