LETTERE AL DIRETTORE
maggio 2001
NO AL NATALE. Caro direttore, in una scuola parmense alcuni
insegnanti elementari hanno deciso di evitare tutti i riferimenti liturgici e
dottrinali cristiani al Natale, e di considerare la chiesa come un semplice
capannone per non offendere i bambini di religione musulmana frequentanti la
medesima scuola. Ovviamente il parroco non ha concesso la chiesa per una
rappresentazione del genere. Censurare Gesù per non offendere Allah non
è il modo giusto per rispettare le culture. Non le pare?
Riccardo, Vicenza
Mi pare. Altro che se mi pare! E' evidente, caro Riccardo, che questi insegnanti
sono per la globalizzazione - oggi ci si riempie la bocca con questa parola -
ma la globalizzazione del niente, della non cultura, sono per una specie di
entropia delle coscienze, un insipido sincretismo religioso che non sa
né di me né di te! Vogliono ridurre i grandi ideali che hanno
segnato la storia di duemila anni e di centinaia di milioni di persone a
favolette innocue. Sarà così la nuova cultura omologata? Spero
proprio di no! Questa è globalizzazione della omologazione, un
impoverimento senza ritorno. Forse non si rendono conto, costoro, che tutto
ciò che è buono, non può offendere nessuno. Il Natale di
Gesù insegna la pace, l'uguaglianza, la fraternità universale,
l'amore di Dio per l'uomo, valorizza l'uomo fino a farlo figlio di Dio. Chi
può sentirsi offeso da queste cose? Fossi in un paese musulmano certo
non mi offenderei di partecipare alla festa della nascita di Maometto. È
importante l'accoglienza di chi ha costumi, religione, ideali diversi dai
nostri, ma non a scapito di costumi, religione e ideali del posto in cui si
è ospitati. Te l'immagini che andando tra i boscimani pretendessi che
sopprimessero la loro principale festa religiosa, perché potrei
offendermi? E te l'immagini che in Arabia per lo stesso motivo pretendessi di
partecipare a una festa nella moschea. considerandola un capannone? Io ce li
manderei costoro. per vedere se riportano a casa la testa! E comunque, nella
volontà tutta cristiana di "rispettare", si deve anche avere
la forza di farsi rispettare. Essere ospitali non significa abbandonare
le tradizioni della propria famiglia, tanto quanto essere ospitati non
significa imporre le proprie. In tempi di globalizzazione in cui, in
controtendenza, riaffiorano e si affermano le particolarità nel
tentativo affannoso di ricercare le proprie radici e riaffermare le proprie
origini, è strano che nel "Bel Paese" si manifesti la tendenza
contraria.
CONVIVENZA SI/NO. Egregio direttore, Credo fermamente nella
santità del matrimonio. Devo tuttavia ammettere di trovarmi spesso non
poco spiazzato di fronte ad amici e conoscenti che prevedono per loro stessi un
futuro da conviventi, o che già da tempo percorrono questa strada. Su
costoro, argomentazioni di natura religiosa non sortiscono alcun effetto.
Esistono elementi "laici" per potermi confrontare adeguatamente?.
Jules, Brescia
Esiste una categoria di persone che vogliono pochi problemi, e sono amanti di
una libertà libera da vincoli morali e da restrizioni religiose,
perché dicono che già quelle sociali sono pure troppe. Vogliono
essere impegnati in un lavoro che renda più che in un lavoro che maturi
la persona. Vogliono il contrario della vita spericolata di Renato Zero. Per
costoro i motivi religiosi non sortiscono alcun effetto semplicemente
perché "non esistono". Lei mi chiede se ci sono elementi laici
che possano dare qualche probabilità di successo, almeno nel
problematizzare un comportamento. Forse sì, forse. Cambi strategia. Non
lei deve spiegare perché è più importante il matrimonio
rispetto alla convivenza, chieda che siano loro a rispondere ai suoi dubbi.
Quali sono i vantaggi della convivenza rispetto al matrimonio? Vantaggi per
chi, poi? Che significato ha per l'uomo scegliere la
"comodità" al disagio, il disimpegno all'impegno, il piacere
al fastidio? Convivere che cosa dà di più nel campo delle
emozioni, dei sentimenti, della passione? Che vuol dire un amore che lega
"a tempo determinato", un legame che lega con corde. di burro, una
convivenza basata solo sul gusto? Non provoca forse un vivere guardinghi, una
attenzione a non rischiare mai più di tanto se no potrebbe tutto finire,
una tensione continua per piacere, una ricerca giornaliera per far durare? Che
significa in amore il "mordi e fuggi"? E' proprio vero che l'uomo
è fatto per posarsi su ogni fiore? Libertà vera è davvero
rinuncia a ogni legame? Le regole che legano l'individuo al posto di lavoro
sono preferibili a quelle che lo legano alla sua famiglia? Che senso hanno i
figli nella situazione di incertezza costitutiva? Il cucciolo d'uomo è
dunque tranquillamente, senza distinguo, paragonabile al cucciolo di lupo,
d'orso, o di orango? Quale educazione è possibile in questo tipo di
unione? Oppure l'educazione "non conta"? Ogni educazione si aggancia
a principi forti sui quali si regge e si alimenta; quali principi forti reggono
il tipo di educazione che viene da una convivenza fondata solo sul reciproco
"attuale" piacersi? Il "Mi piaci finché mi piaci!"
può costituire una base stabile su cui costruire una vita capace di
essere colta in tutte le sue implicanze sociali, psicologiche, formative,
etiche?. Il piacere è un sentimento aleatorio, incerto, cangiante,
instabile per definizione, che cosa si può costruire col e sul piacere?
Una vita per sé? D'accordo, e gli altri sei miliardi di persone?
VESTIRE GLI IGNUDI. Caro direttore BS, lei in una risposta non
ricordo in quale mese, ha parlato di rispetto e che non bisogna in pratica
esporre troppo il proprio corpo per non cadere in tentazione. Ebbene questa
storia della tentazione mi presenta un cristianesimo. carnifobo (si dice
così?), cioè col terrore del corpo, tant'è che esiste pure
un'opera di misericordia, se non ricordo male, che dice di "vestire gli
ignudi". Eppure Dio non ci ha creato coi vestiti, perciò non
capisco. Qualche volta dico scherzando agli amici: ecco perché la Chiesa
ha tentato di vestire anche i selvaggi dei climi dove fa un caldo infernale.
Emiliano, Reggio E.
Caro Emiliano, non so mai, di fronte a certe lettere, se chi scrive fa sul
serio o per scherzare. Prendo per buona la prima ipotesi, anche se mi resta
qualche dubbio e ragiono per poche righe sul problema posto. "Ignudo"
non è lo stesso che "nudo". La lingua italiana ha sfumature
che cambiano senso alle frasi. Nudo si riferisce quasi esclusivamente al corpo,
ignudo penetra dentro, arriva all'anima. Nudo, tutto sommato può far
piacere ai guardoni, ignudo non fa piacere a nessuno, indica la condizione di
umiliazione, di esclusione, di emarginazione, indica il mistero profondo
dell'uomo, in tutta la sua fragilità. Perciò, gentile lettore,
vestire gli ignudi è una vera opera di misericordia, vuol dire
proteggere chi è debole, aiutarlo nelle sue fragilità, spronarlo
a conservare e salvaguardare la sua dignità di uomo, salvare la sua
privacy. Allora aiutare il fratello perché "copra la sua
nudità" è un atto profondamente meritorio, è
spingerlo a custodire il suo pudore, perché è una esigenza
umana... Per quanto strano ti possa sembrare, la Bibbia è stata la
prima, in assoluto credo, a parlare di privacy e a esortare a difenderla da
qualsiasi malsana occhiata e ingerenza, la prima a esigere la salvaguardia
della propria privatezza e intimità, a difendere il proprio onore. Chi
"veste gli ignudi" non fa solo un'opera di misericordia corporale,
veste anche se stesso di dignità e di onore! La faccenda, poi, dei
selvaggi forzosamente vestiti nonostante il "caldo infernale" non la
raccolgo, per il momento, rischierei di andarci giù pesante e perdere la
delicatezza con cui mi sono sforzato di rispondere finora.
LADRI IN CASA Caro rettore, sono due volte che i ladri mi rubano
cose care. E sono due volte che ho denunciato la cosa alle autorità di
polizia. E sono due volte che mi rispondono che non possono farci nulla? Ma
allora che ci stanno a fare? Perché non si può "fare da
se"? Ci diano il permesso di difenderci con le armi. Io credo che ci
sarebbero meno topi d'appartamento. Invece se uno si difende va pure in galera.
Che razza di legislazione abbiamo prodotto?
Davide, Verona
Gentile e bellicoso lettore, le indagini statistiche le danno torto: il boia non
frena assolutamente niente. E la giustizia fatta in casa riempie di morti, odi
e vendette la convivenza. Come risultato ci sarà solo più sangue
versato in una terra già troppo insanguinata. Le offro qualche cifra,
non mia evidentemente, per farla riflettere. Il mercato delle armi cosiddette
leggere - secondo Amnesty International - ha messo in circolazione 500 milioni
di armi da guerra di tipo leggero. Per toglierle subito certi dubbi le
dirò che non si tratta di coltelli, ma di Kalashniov, Berette, micidiali
fucili di precisione e compagnia. Ebbene, tutto questo "ben di Dio"
è in mano a quasi altrettante persone e, somma infamia, alcuni sono
minorenni, bande di minorenni. Insomma pare che ci sia un'arma ogni 12 persone.
Senza contare le armi pesanti. Il nostro mondo è imbottito come un uovo
di esplosivi. Il risultato di questo gigantesco business spacciato come difesa
contro i cattivi (ma quanti cattivi ci sono?) è che omicidi, rapine,
stupri, violenze di ogni genere non sono diminuiti nemmeno di un po'. Questa
mastodontica macchina per intimorire i malintenzionati ha fatto flop,
cioè non ha intimorito nessuno. Insomma è come se si usassero i
mezzi più inefficaci per debellare i malavitosi. Gli USA dovrebbero
insegnarci qualcosa: dicono che sia la nazione più civile, più
democratica, più liberale. ma è anche quella dove i morti
ammazzati (dallo Stato) sono addirittura pubblicizzati per scoraggiare. Ebbene
la cosa non "scuce un baffo" a chi ha deciso di delinquere. Io credo
che la strada sia un'altra, quella della prevenzione, o meglio, dell'educazione
preventiva. Spendiamo i soldi per l'educazione non per le armi, togliamo le
armi di mano ai banditi eliminando le cause che portano a fare quel pazzo
mestiere. Quindi, caro Davide, non invochi la liberalizzazione delle armi, che
sono ordigni fatti per sparare. Sul sangue vuole costruire la civiltà?
L'uomo è educabile, riformabile, trasformabile. Grandi ladroni
sono diventati grandi santi! Quella è la via.