SPIRITUALITÀ

L’ultima fatica del Rettor Maggiore dei salesiani: la spiritualità salesiana al vaglio dei tempi

AL VAGLIO DEI TEMPI
di Beppe Roggia

Più che un documento. Ridisegnare l’identità. In tempi di trionfi tecnologici emerge prepotente la sete di spiritualità. Dunque è ora di "rilanciare", di spingersi verso l’alto, sempre di più.

Nelle fasi critiche della storia erompe sempre il bisogno di ricominciare. In effetti questi momenti si rivelano particolarmente dolorosi e faticosi, autentiche doglie del parto di una cultura nuova. Alla fine del II millennio cristiano tutto sembra sottoposto a profondi processi di trasformazione, dalle relazioni tra le persone, ai rapporti tra l’uomo e il mondo a quelli dell’uomo con se stesso. È come se tutto e tutti fossero chiamati a ridisegnare una nuova identità. Sta succedendo anche per la dimensione religiosa. La coscienza moderna non ha mai accettato che Dio si mescolasse troppo con la materia e la realtà visibile. Alla divisione netta tra spirito e corpo, cara ai filosofi antichi, Cartesio aggiunse anche quella tra corpo e mente, tra interiorità spirituale ed esteriorità fisica, relegando Dio solo più nella sfera intima della moralità e dei sentimenti. Questa mentalità diffusa che ha reso schizofrenici molti credenti ha provocato nell’ultimo secolo la dichiarazione della morte di Dio e della fine della religione, lasciando il trono alla tecnica e al soggettivismo assoluto. Ma la fine annunciata non è avvenuta: contrariamente a tutte le aspettative, in questi ultimi anni una nuova prepotente domanda di religiosità è riapparsa sul palcoscenico delle culture.

DOMANDA FUORI ORDINANZA
La meraviglia più grossa è che questa domanda non è indirizzata ai recapiti ufficiali, cioè alle chiese cristiane, ma ha altri sorprendenti punti di riferimento: i revival dei riti religiosi stampo Antico Egitto, e dei misteri pagani d’epoca ellenistica, il supermarket New Age, le consulte sempre più gettonate di maghi e astrologi, i gruppi teosofici, quelli di origine induista, sikh o buddista, i gruppi di origine orientale, ecc. Dunque c’è richiesta di religiosità, sete di spiritualità, bisogno di silenzio e preghiera, il tutto mescolato in uno strano cocktail di inquietudine e speranza, rabbia e pacatezza, fiducia nelle relazioni paritarie e adesione incondizionata a guru carismatici. I giovani sono i principali fruitori, i protagonisti e i diffusori di questo mélange, spiazzando gli addetti ai lavori.
In troppi casi oggi le comunità cristiane non sono più incandescenti, ma presentano un vangelo pietrificato o congelato, e perciò restano sul versante della sopravvivenza, con le chiese che si svuotano e un cristianesimo per vecchi e bambini... Perché le parole degli annunciatori della Parola non toccano più l’uomo contemporaneo? Come mai la Chiesa risulta più una convincente agenzia di solidarietà, che uno strumento di salvezza? Sono domande per ritrovare la forza di ricominciare. Ma da dove ripartire? Nei momenti di passaggio epocale si è costretti a tornare all’essenziale, riandare alle sorgenti per riannodarvi la vita e incidere nel presente.

LA SPIRITUALITÀ SALESIANA
Sotto la spinta delle richieste dei giovani la Famiglia Salesiana non si estranea dal faticoso processo in atto. Lo storico salesiano Desramaut ha appena fatto uscire: Spiritualità Salesiana. Cento parole chiave. Nell’agosto prossimo in Polonia è programmato un convegno: Quale spiritualità salesiana nel III millennio? La spiritualità salesiana e i cambiamenti socioculturali contemporanei. Le FMA hanno pubblicato gli atti della prima assemblea internazionale sugli Esercizi Spirituali. Ma è soprattutto il magistero dei vari Rettori Maggiori, che ha già profeticamente posizionato alcune pietre fondamentali per un rilancio significativo della Spiritualità Salesiana. Una riflessione particolare merita il volume: Spiritualità Salesiana. Temi fondamentali dell’ottavo successore di Don Bosco, don Juan Vecchi che si dimostra particolarmente attento ai segni dei tempi. Il libro in questione raccoglie 14 riflessioni e approfondimenti della spiritualità salesiana offerti a tutti a conclusione del Grande Giubileo, al fine di impegnare meglio le risorse personali e vocazionali dei membri della Famiglia Salesiana. La vita nello Spirito non è una moda dei tempi, ma un segno fondamentale della vocazione cristiana, e con la preoccupazione di non perdere il treno della storia. Vivere secondo lo Spirito è sempre novità e originalità di vita, perché questi sono i connotati caratteristici della Pasqua e della Pentecoste. Su questo fondale della questione della spiritualità oggi egli presenta magistralmente Don Bosco come tipo e modello. Qui c’è il codice genetico dei salesiani. Don Bosco rimane il Padre e Maestro da ammirare e studiare, un culmine dell’umanità per la sua completezza nella linea dei grandi credenti, come amava dire Hertling.

PROFESSIONISTI DI DIO
Il Signore consacra alcuni per renderli professionisti dell’esperienza di Dio, non perché rimangano chiusi fra le pareti dei santuari insieme all’odore dell’incenso e delle candele ma perché siano in missione permanente, connotata di spiritualità (diversamente sarebbe un inutile consumo di energie), uniti in comunità/comunione, e destinati a consacrare il quotidiano per dedicarsi a tempo pieno agli interessi del Regno. Questi interessi per i salesiani hanno il marchio DOC della carità pedagogica: il rapporto educativo permette ai giovani di scoprire l’amore di Dio, e rivela loro il gusto della vita. I salesiani sono contemporaneamente educatori ed evangelizzatori.
Tutto questo non è tuttavia scevro di tensioni, soprattutto nel rapporto tra persona e servizio, tra impegno di lavoro e realizzazione di sé, particolarmente avvertito da chi vive un servizio di responsabilità e autorità. È di conforto l’assicurazione di Don Bosco che Maria, Madre premurosa e Maestra sapiente, sarebbe stata la guida sicura dei suoi figli. Sono 237 pagine che contengono una delle sintesi più riuscite del carisma salesiano, un vademecum prezioso per il "rilancio giusto" della spiritualità salesiana tra le urgenze di oggi.