LETTERA AI GIOVANI
E' uno dei mesi più belli dell'anno; il perché non lo so; so solo che è così.
Lo percepisci, lo annusi nell'aria. e nel cuore. Di colpo ti senti più
generoso, più aperto, più disponibile a seguire la strada, la tua, a scoprire
la tua vocazione.
STAMMI A SENTIRE
UN RAGAZZO A 5 STELLE
Carissimo,
scrivo, non scrivo? Te lo dico, non te lo dico? Sono sicuro di quello che sto
per decidere o è tutto ancora in alto mare? Mi butto!
Ho preso la decisione di farmi sacerdote. Un po' tardi, perché questo
pensiero, come un galleggiante, ritorna di tanto in tanto nella mia vita di
ragazzo, di studente e non solo all'indomani della mia sudatissima laurea. Mi
sta succedendo qualcosa di più importante di un posto di lavoro, di un signor
stipendio. Quando l'ho detto a mia madre, non l'ho guardata negli occhi, ma
l'ho sentita nel cuore. So che mi ama più di prima anche se è rimasta senza
parole e adesso il suo silenzio mi pesa come un macigno. Spero solo che il suo
sguardo sia in direzione del mio cuore. Non sono santo e tanto meno senza
fragilità e limiti.
So cosa vuol dire innamorarsi.
Non è alto tradimento accorgersi di un Amore più grande. Continuerò ad
amare, di più e meglio: mio padre, mia sorella, gli amici, la ragazza che ho
lasciato. E' come se un uomo venuto da lontano, anzi l'uomo del mio futuro
prendesse possesso della mia anima, troppo tempo latitante. Questo ipotetico
incontro avviene non senza sofferenze. Il sogno non è utopia. E' attesa,
pazienza, speranza. Da qualche mese è preghiera, impegno, lotta. Facile per me
dire: "mi abbandono a te. mi rimetto a te", ma non sono Agostino. I pensieri
dentro di me sono grandi, certo più grandi di me: come ingegnere vorrei
costruire umanità, solidarietà; come giovane del terzo millennio mi piacerebbe
crescere senza frontiere, pregiudizi ; la mia città è la dove abita l'uomo.
Non sto pensando a quello che sono, ma a quello che Dio vuole che io
sia.
Mi capiranno gli amici con cui ho condiviso tempo e divertimento?
Giunge un momento nella vita in cui ci si rende conto che se non diventiamo
responsabili di noi stessi, nessuno se ne farà carico. La vocazione è come la
fame. Se non la soddisfi, ritorna. E' una battuta forse fuori posto o fuori
tema, ma questo languore da tanto tempo è dentro di me.
Ho paura. Ce la farò?
Dimmi qualcosa, altrimenti salto come un tappo di spumante, nel pieno di una
festa. Gesù, Gesù, Gesù. Solo Tu, solo Tu, solo Tu. Mi sento in debito con
tanti. Non te lo nascondo: ho pianto.
Gesù è più forte di me, che rimango piccolo, piccolo; fragile, fragile.
Quando queste mie righe giungono sulla tua scrivania, mettile sotto il
Crocefisso: è il suo posto, da lì non voglio muovermi. Ciao
Carlo Terraneo