TERZO MILLENNIO
di Luc Van Looy Vicario del Rettor Maggiore
STRENNA 2002
DUC
IN ALTUM
La
Famiglia Salesiana si unisce alla parola data come consegna a tutta la Chiesa e
a tutta l'umanità da Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica "Novo
millennio ineunte": Duc in altum, al mare aperto e verso
il profondo.
La
Strenna è un invito a guardare avanti, a "prendere il largo",
resistendo alla tentazione di essere soddisfatti del lavoro fatto in passato e
della incredibile molteplicità delle cose che continuiamo a fare nel presente.
È un invito a scavare in profondità nel nostro essere, a ricordare che siamo
stati "chiamati" a un compito nel mondo: essere protagonisti,
ciascuno per la sua parte, di una storia che marcia verso il compimento. Il
Rettor Maggiore durante il suo faticoso cammino attraverso la malattia ha
elaborato un commento a questa parola del Papa, e l'ha consegnato alla Famiglia
Salesiana. Queste riflessioni non sono che un invito a prendere in mano il
testo di don Juan Vecchi e godere della sua profondità spirituale; sono il suo
e il mio augurio di buon anno nuovo, ma vogliono essere anche una esortazione a
vivere in profondità quanto nel carisma salesiano ci è stato donato.
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Il
"duc in altum" non è diretto unicamente ai "dodici",
non è neppure diretto esclusivamente ai cristiani. Cristo ha sempre parole per
tutti gli uomini, perché "in lui è la fonte della vita". Il Papa
invita perciò l'umanità intera a prendere sul serio questo appello del Signore,
superando le diversità culturali, religiose, sociali, economiche, politiche,
ecc. La parola di Cristo è "verbo" per l'universo mondo. Il Padre ha
scelto i dodici e li ha dati al Figlio perché li inviasse in tutti luoghi, a
tutte le genti: "Erano tuoi e li hai dati a me" (Gv 17, 9).
Queste parole risuonano anche oggi, per noi figli e figlie di don Bosco, cui ha
affidato il compito di radunare i giovani dei nostri tempi e indirizzarli con
mano esperta verso l'approdo più sicuro, Cristo. Questa responsabilità posta
sulle spalle degli apostoli 2000 anni fa, reiterata per tanti altri gruppi di
discepoli nel corso del tempi, e donata 150 anni fa anche a Don Bosco e ai suoi
collaboratori, è ora nelle nostre mani. Attraverso il nostro operare sia come
individui che come Famiglia spirituale, i nostri destinatari dovranno sentirsi
amati da Dio e guidati verso di Lui.
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Il
segreto del successo sta nella nostra
consonanza con Cristo. Il suo è anche il
nostro scopo: "che abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza".
Questo per noi in concreto significa traghettare i giovani "verso il mare
aperto e verso il profondo", aiutarli a realizzarsi, invitarli a
vivere in pienezza la loro vocazione, spingerli a scegliere la "cultura
della vita" rifiutando la "cultura della morte", del
"non-impegno", disseminata in tanti aspetti della nostra attuale
civiltà, e significa ancora proporre loro con forza l'etica dell'amore, della
solidarietà, dell'impegno volontario verso gli ultimi. Nel dono di sé senza
riserve consiste la verità della vita; nel volto di chi soffre e nella
situazione del povero avviene l'incontro con Cristo/salvezza: "Chi accoglie
uno di questi piccoli, accoglie me" (Mt 25, 40). Prendere il largo
"al mare aperto e verso il profondo" vuol dire per noi "educare
evangelizzando ed evangelizzare educando", stando in barca con il
Signore Gesù, essendo suoi familiari, aiutandolo a gettare le reti. Senza
dimenticare che ogni nostro radunarci, ogni incontro, ogni contatto personale o
comunitario è un gettare le reti, è un comunicare la Parola che salva.
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Duc in altum!
L'invito perentorio e diretto è rivolto alla Famiglia Salesiana, ed è preciso:
prendere il largo, e gettare le reti. Si tratta insomma di diventare pescatori,
ma di uomini, e, per dirla alla salesiana, di giovani, perché sono essi il
nostro mare, l'ambiente della nostra pesca. I ragazzi ci attendono dalle tante
situazioni di disagio in cui si sono cacciati con le loro mani, o sono stati
cacciati da mani altrui. Spesso può bastare un sorriso, una parola di
incoraggiamento, una spinta verso il bene... Ma questo è solo l'approccio. La
pesca esige impegno costante, perché troppe reti sono state gettate per
catturarli, troppi lacci impediscono loro di guadagnare il mare aperto. Non
manca nei giovani il desiderio di arrivare al profondo, mancano le strade,
perché ostruite da ostacoli di ogni genere. C'è bisogno di stare loro a fianco.
Per chi vuole fare un passo in più c'è la comunità pronta a pregare, per
e con loro, a imparare insieme a pregare realizzando una autentica
scuola di preghiera. In questo modo la luce della presenza comunitaria si
diffonde nella società per illuminare chi vuole camminare verso mete più
impegnative.