LETTERE AL DIRETTORE
IL BELLO DELLA VITA? Caro direttore, lavoro in una comunità salesiana a S. Pietroburgo. Sono russa, cooperatrice salesiana.... Ho letto sul BS, che seguo, una sua bella risposta, giusto un anno fa (sa qui da noi il BS arriva un po' in ritardo!): "Dov'è il bello della vita?". Permetta che le dia la mia. Ho un'amica che si chiama Vera, è invalida, soffre di miopatia: mani, piedi, gambe, braccia, tutto il corpo progressivamente si atrofizzano; vive supina tutto il giorno. Eppure Vera ha una fede profonda, è una persona molto dolce, sorride spesso, è ottimista. Con lei si sta che è un piacere! Ha una miserrima pensione (25 dollari al mese!)... e sorride! Non si chiede dov'è il bello della vita, per lei la vita è bella, perché è vita, anche se difficile o addirittura atroce... La Francesca della sua lettera venga da noi e troverà la bellezza della vita.
Tatiana, Gatcina
Cara Tatiana, grazie davvero per questo piccolo gioiello! E grazie soprattutto alla tua amica Vera per la sua inimitabile testimonianza. Dille da parte nostra che sono le persone come lei che reggono il mondo!
OMOSESSUALITA'... Egregio Direttore, in alcuni paesi c'è già il riconoscimento del matrimonio tra omosessuali. Che cosa è l'omosessualità, una deviazione sessuale o no? Un peccato o no? Una malattia o qualcos'altro?... Che cosa dice la scienza?
Paolo di Salerno, e altri
La materia è "sub iudice". Per molti l'omosessualità è una scelta personale. Per altri si tratta invece di una deviazione psicorelazionale. Altri ancora propendono per una autentica patologia. La verità è che la materia,forse per la difficoltà che comporta, non è mai stata studiata a fondo e, dunque, insufficienti sono i riscontri scientifici a favore di una o l'altra delle tesi. Psicologi e pedagogisti brancolano nel buio, mentre i medici proprio per mancanza di studi seri propendono per la tesi della scelta personale dell'individuo... La trasmissione di Emanuela Falcetti su Rai 1 "Istruzioni per l'uso" alle 6,15 di venerdì 6 luglio 2001 trattava proprio questo argomento. Il cattedratico intervenuto sosteneva, per l'appunto, il principio della scelta personale. Il punto di vista morale, come lei sa, ha come base di partenza e di confronto "la legge naturale ordinaria" che vuole maschi e femmine con funzioni diverse e ruoli complementari, per cui: se l'omosessualità è una scelta libera dell'individuo, costui deve assumersene tutte le conseguenze: egli è moralmente imputabile. Se, al contrario, si tratta di una malattia, vanno studiati e testati farmaci adatti a curarla nel migliore dei modi. Se è, invece, una deviazione di natura psicorelazionale, è da considerare se essa è momentanea o permanente, e vanno ricercati i fattori da cui tale anomalia può dipendere. In base alle risposte si forma e formula il giudizio morale. Finora la Chiesa ha seguito la tesi più universalmente accettata, quella della scelta individuale, pur in presenza di una certa "inclinazione". E dunque ha considerato tale libera opzione lesiva della legge naturale. Ma non si è chiusa a riccio su questo quadro. Il giorno in cui la scienza dovesse arrivare a scoperte decisive a favore di una tesi specifica, potrebbe, ovviamente, modificarsi il giudizio morale, perché sarebbe ben diverso il grado di imputabilità di un individuo malato da quello di un individuo perfettamente sano, come lei può ben comprendere. Ripeto tuttavia che la materia è certamente delicata e va studiata con attenzione, la qual cosa, purtroppo, sembra non si stia facendo. (PS. Ho già dato una breve risposta in materia anche nel numero di novembre 2000).
G8 E TV. Carissimo direttore, sono una ragazza di 14 anni.
Ogni giorno i miei genitori all'ora di pranzo accendono quel maledetto ordigno
che si chiama TV e non si pensa più ad altro. Oggi hanno trasmesso la morte di
un ragazzo manifestante al G8. Ho visto, poi sono corsa in camera e ho pianto.
Sono tutte notizie cattive, ma i miei genitori mi dicono che è la realtà, e che
non ci si può fare nulla...
Cara piccola anonima... (mi sarebbe piaciuto che ti fossi firmata. Impara a essere coraggiosa), l'informazione così come ci è regolarmente ammannita dai media, soprattutto dalla TV, non è la realtà. E' solo una parte di essa, filtrata dall'operatore o dal montatore, o dal regista... o da tutti e tre! In effetti per quanto riguarda l'avvenimento cui ti riferisci, la realtà del G8 non è la morte di Giuliani, anche se troppi hanno voluto che fosse così. La realtà del G8 è anche lo sforzo di tantissimi per preparare al meglio quei giorni, è la riunione del 7 luglio in cui 4000 giovani delle associazioni cattoliche (tra cui anche il MGS) conclusasi con un documento da presentare al Presidente del Consiglio; sono le dichiarazioni del Cardinale di Genova, di ascoltare anche il grido di chi non ha voce; sono i 200 mila pacifisti presenti, e, sì, anche i circa 3000 esagitati e violenti che hanno monopolizzato l'attenzione della stampa per il "casino" che hanno fatto... Tu sai quali sono state le conclusioni dei capi di stato riuniti? No, immagino. Eppure anche quello fa parte del G8, anzi soprattutto quello. Remo Ricci ha scritto che se un "Gianni Ippoliti" qualsiasi quei giorni si fosse presentato con una vistosa benda agli occhi urlando a squarciagola che il cardinale Tettamanzi lo aveva preso a pugni, questo avrebbe ottenuto una esagerata udienza sui giornali, anche se era una bufala; la cosa sarebbe insomma entrata nel pacco/verità benché fosse pura invenzione. Conclusione: Tu, piccola, continua a vedere la TV, ma usa la testa oltre che gli occhi: impara a discriminare, selezionare, scremare, e perché no, anche a pregare, come dici - e ti fa onore - nella tua. E ricordati sempre, che la realtà e la verità sono molto più ampie e complesse di quello che qualsiasi TV presenta...
GUERRA NECESSARIA? Egregio Direttore, io sono convintissimo della necessità della guerra. Le guerre sono un po' come la lotta delle fiere nella savana: servono alla selezione naturale... Solo che le bestie hanno gli artigli e noi i fucili. Ognuno combatte con le armi che ha, e il più forte sopravvive!
Carlo, Trento
Non sono sicuro, caro signore, che lei si renda conto di quello che dice... Mi scriveva qualche mese fa un sociologo da Salerno che "gli uomini combattono al posto delle loro idee". Trovo l'espressione felice e carica di insegnamenti. Se imparassero, gli uomini, a combattere con le idee invece che coi cannoni, avremmo una diversa civiltà ed esiti decisamente migliori di quelli che abbiamo, in tutti i campi. Così "le migliaia di miliardi buttati in armamenti avrebbero potuto essere impiegati nella colonizzazione di altri pianeti", afferma in una missiva debordante, Andrea di Senigallia, "il che ci avrebbe permesso di avere un progresso molto più rapido e avanzato, già in grado di soddisfare le esigenze alimentari del doppio della popolazione mondiale attuale e, ancor più, di possedere la tecnologia sufficiente a trasmigrare verso altro possibili mondi...". Utopie? Forse, ma non stento a credere che potrebbero essere vicine alla realtà. La sua teoria, invece, avrà come esito non la sopravvivenza del più forte, ma la distruzione dell'umanità. Ha dimenticato che le armi di oggi sono "atomiche, chimiche, batteriologiche" e che una guerra del genere non avrebbe né vincitori né vinti, ma solo morti? Caro signore, riquadri un po' le sue idee, per carità; se siete in molti ad averle così... povera umanità!
CI SIAMO ANCHE NOI. Caro Direttore, sembra che i giornali si occupino dei giovani solo quando fanno qualcosa di male: se uccidono i genitori, se fanno violenze nei cortei... Io ho 18 anni e sono appena tornata da un'esperienza bellissima: l'incontro internazionale dei giovani che si tiene a Schio [...] Porto ancora nel cuore le emozioni di questa esperienza [...] In migliaia abbiamo dialogato, parlato di pace e di un mondo in cui tutti possano rispettarsi e amarsi... I giovani non sono solo quelli dei giornali, ci siamo anche noi!
Maria, Roma
Brava, Maria! Hai ragione da vendere: i giovani sono altro da quelli dei giornali che scrivono con un occhio all'informazione, con l'altro all'audience, e con tutti e due ai soldi. Tu a 18 anni sei andata a Schio, Marta a 20 in Madagascar, Sara a 19 in Angola, Giovanni a 21 in Nigeria, ecc. (moltissimi ecc.). Questi coraggiosi quanto oscuri (ma sarebbe meglio dire oscurati) impegni di solidarietà, questi duri sacrifici fatti col sorriso sulle labbra e il cuore che scoppia di commozione, questi supermarket della carità, non hanno spazio nei quotidiani, troppo occupati a far conoscere le tinte forti del sangue, gli urli beffardi del male, le curiosità malsane di divi e divetti della high society, o le scempiaggini fatte di niente del Grande Fratello. Fai bene a gridare forte: "Ci siamo anche noi", e io, con queste 400 mila copie del BS cerco di darti una mano.
IL VOLTO FEMMINILE DI DIO. Caro Direttore, non ho riscontrato nessun contrasto o contraddizione con le verità della fede insegnate dalla Chiesa, riguardo al "volto femminile di Dio", che io credo porti una luce nella teologia, facendola apparire un po', meno misteriosa... O no?
Fausto, Napoli
Caro signore,
annoto alcune cose di cui lei potrà fare l'uso che crede. Meravigliò non poco
papa Luciani quando, nell'ormai lontano 1978 (pochi giorni prima di morire),
affermò con la sorridente semplicità che lo caratterizzava, che Dio è Padre ma
ancor più è Madre. Da allora interventi sul tema andarono moltiplicandosi.
Ovviamente Dio non è né maschio né femmina, ma alterità totale, né si
possiedono parole umane per definire ciò che supera in ogni parte l'umano. E
tuttavia qualcosa si può dire: per quanto antropomorfa, ogni parola può servire
a gettare qualche sprazzo sull'insondabile mistero divino.
Intanto la Bibbia parla di Dio utilizzando sia nomi maschili che femminili, e, se è vero che si sono poi affermati gli archetipi maschili, è pur vero che il Dio biblico si presenta fin dal suo primo approccio come Colui (meglio sarebbe "Colei") che partorisce dal nulla il Cielo, la Terra e tutto il resto. A rigor di logica, perciò, l'archetipo vincente avrebbe dovuto essere quello femminile. Non solo. L'espressione "Dio misericordioso" o "Misericordia di Dio" - in ebraico rachàn - che si trova infinite volte nel testo sacro, significa anche, guarda caso, "grembo materno". E ancora, quando la Scrittura parla di Sapienza - khokmah -, che era all'inizio quando il cielo e la terra non c'erano ancora, questa Sapienza creatrice (Sap.7,12) che siede in trono accanto a Dio (Sap.9,4) non è altri che Dio stesso. Infine, quando nella creazione di Adamo ed Eva Dio si dona come "soffio" per renderli vivi, il vocabolo ebraico - ruàh - è ancora femminile. Si potrebbe perciò affermare che il femminile sia il luogo della rivelazione del "Volto di Dio". Del resto anche Cristo si rivelò attraverso Maria.
Detto questo, occorre non dimenticare che Dio resta il "mistero nascosto nei secoli", e che nessuna proiezione, né patriarcale né matriarcale, può alzare il velo in cui Egli è avvolto: "Tu vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo potrai mai vedere! (Es. 33,23). Dio dunque resta del tutto al di fuori del raggio di indagine umana: "Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri" (Is. 55,9). Insomma nessuna proiezione antropomorfica può definirlo, per cui si può affermare con la teologa M.G. Fasoli, che il femminile di Dio non è che un altro nome per dire il suo mistero.