di Renato Butera
Nel mese di maggio del 2001, dal 22 al 26, l'ottanta
per cento dei vescovi salesiani si è ritrovato insieme per riflettere sul tema
della spiritualità salesiana nella condizione episcopale. Sono stati quattro
giorni di confronto produttivo: raccontare la propria esperienza per arricchire
ed essere arricchiti.
E' stato un viaggio nel cuore della Chiesa, con la visita in San Pietro e l'udienza pontificia, e del carisma salesiano, con la processione di Maria Ausiliatrice a Torino e la visita di Don Bosco al Colle. Questo avvenimento ci dà l'opportunità di visitare un "fenomeno" di consistenza ormai notevole, passando attraverso dati statistici, notizie storiche e curiosità più o meno interessanti.
L'anno 1884 segna per la storia della congregazione salesiana l'inizio di una nuova modalità di servizio dei figli di Don Bosco alla Chiesa: il ministero episcopale. Il 7 dicembre di quell'anno, nella basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, Giovanni Cagliero riceve la consacrazione episcopale. Da quel giorno, una lunga schiera di salesiani ha assunto il più alto grado dell'ordo sacerdotalis.
Nei circa 118 anni che vanno dalla nomina del primo vescovo, all'ultima (quella di monsignor Francesco Panfilo il 25 giugno 2001, la congregazione ha avuto complessivamente 200 vescovi, dei quali 10 cardinali. Ad essi vanno aggiunti 12 prefetti e amministratori apostolici che hanno guidato circoscrizioni missionarie nei loro inizi; le ultime sono Gambela, in Etiopia, e Baku, nell'Azerbaijan. In tutto sono quindi 212 prelati.
Attualmente i vescovi sono 106. Il 69% si trova in America Latina, il 3% in Africa, il 13% in Europa e il 15% in Asia. Risiedono in 39 nazioni. Consistente la presenza in Brasile dove guidano 24 diocesi. Questo quadro sottolinea ulteriormente la dimensione missionaria della congregazione anche nella condizione episcopale.
Data la locazione delle sedi
diocesane, è notevole la varietà di culture e tradizioni delle popolazioni
rappresentate, ma anche delle problematiche ad esse inerenti. Si spazia dai
vescovi latino-americani, con il loro impegno per la promozione sociale e
politica dell'uomo in una società impoverita da eventi naturali e contrasti
politici. I pastori dell'Asia, dove lo stesso impegno si unisce a quello per la
promozione del dialogo interreligioso, interculturale e della libertà
religiosa. L'esiguo numero di vescovi in Africa, dove la plantatio Ecclesiae
è caratterizzata dall'opera di evangelizzazione unita alla promozione dei
diritti umani, e dove l'impegno di pacificazione dei popoli e delle etnie non
ha tregua. Infine i pastori dell'Europa, impegnati nel dialogo con le nuove
culture e nella rievangelizzazione di un continente di grande tradizione
cattolica sempre più scristianizzato. Continenti dove la pace è spesso fragile,
e dove molte nazioni sono pervase, al loro stesso interno, da fazioni in crisi,
da lotte tribali, etniche e fratricide.
I dati statistici che possediamo, ci danno la seguente distribuzione secondo il titolo e l'incarico svolto: 6 cardinali, 12 arcivescovi, 63 vescovi residenziali, 15 vescovi ausiliari, 9 eparchi e vicari apostolici. Il vescovo più anziano è monsignor Francisco José Iturriza Guillen, vescovo emerito di Coro (Venezuela), con la sua veneranda età di 98 anni; il più giovane è monsignor Flavio Giovenale, vescovo di Abaetetuba (Brasile), di 47 anni. Anche il trend delle nomine è in costante crescita: si passa dalle 2 nomine del decennio 1941/1951, alle 43 del decennio 1991/2001. L'anno di nascita più frequente è il 1942 (quindi 59 anni) con 7 vescovi. L'età media è di 67,5 anni, mentre l'età media alla nomina risulta di 51,5 anni.
C'è infine da far rilevare che lo status
episcopale ha dato consistenti frutti di santità con un vescovo santo, il
martire monsignor Luigi Versiglia, e i quattro vescovi "servi di
Dio", monsignor Luigi Olivares, il cardinale Augusto Hlond, monsignor
Ottavio Ortiz, e monsignor Antonio de Almeida Lustoza. Di monsignor Stefano
Ferrando è stato introdotto il processo di canonizzazione. Infine è da
considerare in questo elenco il venerabile monsignor Vincenzo Cimatti, quale
prefetto apostolico di Miyazaki (Giappone).
LA
SALESIANITA'
Da questa rapida carrellata tra storia, dati statistici e curiosità, si evince che lo spirito salesiano non è un'eredità esclusiva dei figli di Don Bosco, ma, come frutto dello Spirito, appartiene a tutta la Chiesa Universale. Lo ha sottolineato anche il pontefice Giovanni Paolo II nel suo saluto all'udienza del 23 maggio scorso, facendo rilevare "la perenne attualità del progetto educativo di Don Bosco (...) che ha animato la carità pastorale di tanti vescovi salesiani", i quali, anche a costo del martirio, "si sono impegnati nell'evangelizzazione spesso in luoghi considerati di frontiera".
"É il frutto maturo della ecclesialità di Don Bosco - come ha dichiarato il Rettor Maggiore, don Juan Vecchi, nell'omelia della concelebrazione eucaristica del 24 maggio, nella basilica di Maria Ausiliatrice di Valdocco - che è per noi onore grande e legittima soddisfazione. Ma è anche, per tutta la nostra Famiglia, un invito pressante a divenire sempre più attenta, docile e pronta alla voce dei Pastori della Chiesa".