I giovani dell' Oratorio delle Ande stanno costruendo un rifugio a 4200 metri sull'Huascarán
PER IL POVERO
CON LE MANI DEL POVERO
di Giovanni Eriman
L'ultimo sogno di don Ugo De Censi sta realizzandosi, nel nome di Don Bosco. La ricerca di lavoro per dare dignità a un popolo abbandonato. Tanti progetti tante realizzazioni. Lo sforzo immane di "tirarli fuori" con le loro mani.
"La società insegna a guardare avanti, a chi sta meglio. Tu impara a guardarti indietro, a guardare a chi sta peggio!". E' uno degli slogan che il Padre Ugo De Censi continua a ripetere ovunque, e ogni volta che lo senti, lo fissi e ti accorgi che il primo a metterlo in pratica è proprio lui. Don Ugo è un salesiano anomalo: ha il permesso di vivere fuori comunità con i giovani dell'Operazione Mato Grosso (OMG), arrampicato tra le montagne di Chacas, dove la povertà trasuda anche dalle pietre, e da dove i giovani indigeni sono in fuga per andare a ingrossare le file dei "senza arte né parte" in città. Ha fatto di tutto per trattenerli lassù, per convincerli che Dio non ha lasciato le Ande, e che è possibile tirar fuori il pane anche dalle desolate petraie della Sierra.
SU LE MANICHE
Ma ai poveri non li convinci con le parole, i bei discorsi, le prediche, le suppliche, i trattati, le conferenze stampa, e nemmeno con gli articoli sui giornali. I poveri sono impermeabili a ogni propaganda. Bisogna che prima "fai", poi "parli". Don Ugo, è la prima cosa che ha capito, perciò ha cominciato col "fare". Non da solo, perché sarebbe andato incontro al fallimento in meno di un mese. Ha smosso i giovani, quelli che stanno bene, convincendoli che per star meglio dovevano provare a star peggio, dovevano sposare un po' di povertà, rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani, dovevano "sgobbare" d'estate sotto il sole cocente, d'autunno con il vento gelido che ti frusta la faccia, e d'inverno con il freddo che ti morde il corpo. Questo il pezzo da pagare per far credere ai poveri che c'è per tutti un futuro, che la vita vale la pena!
Con quelli che l'hanno seguito, i giovani dell'OMG, ha cominciato la sua catechesi e le sue lezioni di vita& Sono nate in pochi anni le "Case Don Bosco" con i talleres, cioè i laboratori d'intaglio del legno e di manufatti di alpaca, con scuole per piccoli e grandi, con l'ospedale per i poveri, ecc. Per i ragazzi, manco a dirlo, ha creato l'Oratorio delle Ande; volante, perché non era proprio possibile ubicarlo in un posto preciso, là dove la Sierra è cosparsa di villaggi dentro un'enorme estensione. Quanti sono gli oratoriani? Quindicimila circa, e sono proprio loro la forza attuale di Don Ugo, il suo esercito. Con i più grandi, quelli appartenenti all'Oratorio Maggiore, come lo chiama lui, fa attività per i poveri. Poveri per i poveri, insomma. Al sabato, per esempio, regalano il loro tempo per costruire casette per le vecchiette e i vecchietti dei tanti villaggi delle Ande.
Poi ha pensato ai Rifugi. S'era accorto, don Ugo, che nei mesi estivi turisti europei e nordamericani, in numero sempre crescente, chiedevano di fare escursioni verso le vette immacolate delle Ande. Ha fiutato l'affare. Per i suoi poveri, naturalmente. Poteva essere una fonte di guadagno: col rifugio viene la guida alpina, il portatore, il custode, il fornitore& Detto fatto! In poco tempo ne sono sorti due, costruiti con campi di lavoro di centinaia di giovani dei suoi oratori "maggiori" oltre che dei volontari dell'OMG, portando su (molto "su" poiché il Rifugio Perú è a 4665 di quota, e il Rifugio Ishinca a 4350!) il materiale a spalla.
ORA L'HUASCARÁN
L'accampamento è a 4200 metri, poco meno dell'altezza del Monte Bianco. L'Huascarán è la più prestigiosa e la più alta montagna del Perù, la quarta assoluta del continente americano. Costituisce la maggiore attrattiva peruviana per gli alpinisti: le bellezze della Cordillera Blanca sono incomparabili... il Rifugio "Don Bosco Huascarán" è l'ultimo sogno di don Ugo. Due caratteristiche hanno i suoi sogni: prima di tutto bisogna ripararsene perché sono contagiosi, se uno di loro ti cattura non ti molla più, finché non ne inizi la realizzazione. Poi, appena la fase pratica si è messa in moto, lui comincia subito a sognare altro, ed è meglio che gli stai lontano se non vuoi che ti inondi di progetti e proposte cui è difficile dire no.
Don Ugo sa da sempre che lo sforzo più importante da fare non è quello di regalare un pesce ma di insegnare a pescare. Lo sforzo di questi 30 anni passati in Chacas è stato proprio convincere i poveri ad accettare di gestire la propria povertà, per farla "rendere". Insegnare a vivere non della carità altrui ma del lavoro delle proprie mani; ridare dignità al povero. Il sogno più bello del prete del Chacas è che i poveri aiutino i poveri. Compito quasi impossibile, pensavano in molti. Avevano torto! Montanaro di razza e per passione, Padre Ugo ha in testa e nel cuore le cime: lassù lontano dai miasmi della pianura, l'aria, le erbe, i colori dei fiori, i brividi del vento, la marcia sicura del llama, il volteggio maestoso dell'aquila, tutto invita ad andare "oltre", a sforare il mistero di quella bellezza per attingere le vette inaccessibili della virtù, i picchi vertiginosi dello spirito, le dimore altissime del biblico "Dio delle alture".
TRENT'ANNI D'AMORE
Trent'anni di passione d'amore, passata attraverso le gambe e le mani. Un amore montanaro. Del resto ogni amore è montanaro, o non è; ogni amore tende all'alto, al profondo, alle altezze; di più, tende all'oltre. Lui ha usato le gambe ogni giorno per "salire" a trovare i suoi poveri, o correre in patria a trovare aiuti per loro, a scuotere le coscienze, a prendere per il cravattino i giovani, dicendo loro che era ora passata di finirla di perdere tempo a pensare cosa fare per ammazzare il tempo. Andassero con lui: aveva tempo da riempire per tutti. Il frutto? Trentasei "Case Don Bosco", l'Oratorio delle Ande, sei scuole pedagogiche, un seminario diocesano, un ospedale, tre case per bambini orfani, una casa per disabili e handicappati, otto cooperative per la vendita dei manufatti, due centrali idroelettriche, alcune canalizzazioni, tre rifugi... E i puntini vogliono dire che non è finita, che lui non si ferma finché ha del fiato!