CASA NOSTRA

Un volume rilancia la figura eccezionale di un salesiano, maestro in cattedra e nella vita.

LA VITA COME ESEMPIO

di Antonio Gentile

Don Angelo Gentile, una vita spesa per la formazione. Superiore e docente dell'ottavo successore di Don Bosco e di molti vescovi. Uomo di grande umanità e saggezza, sacerdote e amico di tutti.

Dal Gargano, terra di particolare fascino, balcone sul Tavoliere, s'affaccia Rignano. Ti fissa dall'alto come l'aquila. Se ti avventuri a risalire la strada che ora dolce ora ripida ti avvolge nelle sue spire e in pochi minuti ti porta a guadagnare sempre più quota, avverti l'emozione di chi si stacca dal paesaggio stagnante della piana e s'immerge nell'azzurro di un cielo fasciato di sole. Lassù ti ritrovi a dominare la valle ricca di vita e di opere fino al più lontano all'orizzonte.

Poco più che un borgo, Rignano, ma familiare per qualsiasi salesiano ci capiti: ha regalato a Don Bosco 17 vocazioni salesiane, e nu­merose altre religiose in varie congrega­zioni maschili e femminili. Qui è nato don Angelo Gentile, un capo cordata, un pioniere che ha aperto la strada attirando altre persone col suo esempio.

IL FORMATORE

Quasi trenta anni della sua intensa vita salesiana don Angelo li ha vissuti come "formatore" di giovani chierici e teologi. Lo inquadra bene il suo allievo e amico, don Scrivo: "Don Angelo è stato uno dei formatori più caratteristici, più conosciuti, nei luoghi più delicati, nei centri più vitali della formazione culturale, intellettuale, spirituale, salesiana... Girando oggi per le varie case è difficile non trovare qualcuno che abbia avuto il tocco della sua formazione". Il Rettor Maggiore don Vecchi, anche lui suo allievo e amico, ha scritto: "Mi affido al ricordo, che risale a oltre quarantacinque anni fa, quando allo Studentato Teologico di Torino-Crocetta lo ebbi superiore e docente. Ricordo la sua finezza e la signorilità del tratto: gentile di nome e di fatto, una gentilezza che era poi anche delicatezza, rispetto, attenzione, amabilità... Ricordo la chiarezza del suo esporre, la sua capacità di stare amabilmente in mezzo a noi, di pacificare con naturalezza, di placare gli ardori giovanili di noi chierici, impegnati ad affrontare i problemi della vita... Don Angelo era il consigliere scolastico, l'amico, il confidente, il punto di riferimento, colui che scioglieva, dipanava, risolveva, mediava".

UNA GRANDE UMANITÀ

Di don Angelo colpiva la sua grande capacità umana di attenzione alle persone e di amicizia profonda e discreta con tutti. Il cardinale Castillo Lara suo allievo ne coglie i tratti più tipicamente umani: "Era gentile, profondamente e radicalmente gentile nei modi, nelle parole, nell'animo. Gli volevamo bene. Perché era mite, sincero, leale, tollerante e tanto paziente. Ha lasciato ovunque l'impressione, di uno che ha saputo incarnare l'amorevolezza salesiana, e non si è mai risparmiato in fatto di donarsi agli altri." Sapeva superare i puntelli di una disciplina formale, per assecondare quelle richieste che apparentemente sembravano lontane dalla vita di un centro di studi teologici. Conosceva bene i giovani, don Angelo, e sapeva che qualche volta in loro si risveglia il fanciullino bisognoso di piccole ma importanti risposte di affetto, così si sforzò di essere contemporaneamente padre e fratello maggiore. Si accostava a te con discrezione, ti chiedeva scusa del disturbo: in quel momento cadevano tutte le barriere e lo sentivi dentro i tuoi problemi. Stava dalla parte dei chierici studenti, li difendeva, li aiutava, li incoraggiava, li dirigeva... I problemi che inevitabilmente nascevano da una convivenza internazionale, dall'incontro di culture, mentalità e modi diversi di vivere, operare, pensare - c'erano studenti cinesi, irlandesi, australiani, sudamericani... - portati a lui si risolvevano quasi d'incanto.

PER TUTTE LE STAGIONI

Don Angelo non conosceva le diverse lingue dei suoi studenti, ma a tutti parlava con il linguaggio universale del cuore, sostenuto da una ragionevolezza tanto rigorosa quanto discreta. Era, insomma, una di quelle presenze che si desideravano attorno, perché con lui si poteva scherzare, si poteva evidenziare con un granello di ilare malizia qualche tratto "particolare" dei professori per riderci su, benevolmente. Anche lui ci rideva, sdrammatizzando e trovando sempre il modo di giustificare...

Nominato vicario dell'Ispettore, divenne per tutti quasi un'icona. Veniva cercato, interpellato, quasi pregato di una risposta, di un parere, di un consiglio. Sempre rispettoso egli, sapeva intervenire per rasserenare gli animi, appianare le situazioni di conflitto, scavalcare le crisi. Affrontò i tempi della contestazione sessantottesca non con il ragionamento filosofico per approvare o negare quanto stava succedendo, ma con la sua fedeltà ai valori di sempre e la sua grande comprensione per i disagi del tempo.

MOLTI I TESTIMONI

I suoi ex-allievi sparsi in tutto il mondo, non pochi vescovi, arcivescovi, cardinali, superiori maggiori, attestano l'eccellenza della sua vita e delle sue opere. Molte di queste testimonianze sono raccolte nel volume: "Don Angelo Gentile un esempio la sua vita", prima fra tutte quella del Rettor Maggiore don Juan Vecchi. Tutte sottolineano la inestimabile capacità di partecipare empaticamente alla vita di ognuno, facendosi prossimo nelle difficoltà, nelle scoperte, nei turbamenti, nei crucci, ma anche negli studi impegnativi di quegli anni, che egli riusciva a rendere vivi, interessanti, desiderabili. E' stato padre e fratello, con eleganza e discrezione. La sua presenza ha rafforzato la vocazione di non pochi giovani chierici...

La stele che Rignano gli ha dedicato, con il suo profilo quasi sovrapposto a quello di Don Bosco, testimonia e riassume la qualità della sua testimonianza di uomo e di salesiano.